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La Recensione Pane e Burlesque: uscire dalla crisi mettendosi in gioco

Creato il 01 giugno 2014 da Oggialcinemanet @oggialcinema

La Recensione Pane e Burlesque: uscire dalla crisi mettendosi in gioco

1 giugno 2014 • Recensioni Film, Vetrina Cinema •

commento di Marco Valerio

Summary:

La Recensione Pane e Burlesque: uscire dalla crisi mettendo in gioco se stesse (e il proprio corpo)

Sceneggiatrice e documentarista, Manuela Tempesta debutta come regista cinematografica con il lungometraggio Pane e Burlesque, una commedia sociale che parla di crisi economica e delle difficoltà quotidiane che una condizione di precarietà può comportare. Siamo in un piccolo paese della Puglia vessato da un profondo disagio sociale a seguito della chiusura della fabbrica di ceramiche Bontempi, fonte di sostentamento per buona parte della cittadina. Gli ex operai trascorrono le giornate giocando a fantacalcio, mentre la sezione locale del sindacato è in disfacimento nonostante l’impegno di Frida (Caterina Guzzanti), sindacalista che non si arrende dinnanzi alle difficoltà sempre crescenti. Anche la piccola merceria gestita da Vincenzo (Edoardo Leo) e la moglie Matilde (Laura Chiatti), dove lavora anche la sarta Teresa (Michela Andreozzi), sembra sul punto di chiudere da un momento all’altro.

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A cambiare radicalmente le carte in tavola ci penserà l’arrivo di Mimì La Petite (Sabrina Impacciatore), vale a dire Giuliana, figlia del Cavaliere Bontempi, vero e proprio deus ex machina del paese, tornata a casa dopo più di vent’anni in compagnia delle Dyvettes, il suo gruppo di Burlesque, per vendere le proprietà di famiglia. Quando le Dyvettes tradiranno la loro leader e fuggiranno con un cospicuo bottino, Giuliana/Mimì dovrà ricominciare tutto da capo, decidendo di mettere su un nuovo gruppo d Burlesque, reclutando le inesperte Matilde e Teresa, oltre alla sexy e ambiziosa cameriera Viola (Giovanna Rei).

Una sorta di Full Monty al femminile, in cui il Burlesque è poco più che un pretesto per parlare di altro: al centro del film sta, infatti, la necessità di valorizzazione della figura femminile come forza vitale e propulsiva, imprescindibile elemento nevralgico su cui costruire un futuro e ripartire per non farsi schiacciare dalla rassegnazione e da ostacoli solo all’apparenza insormontabili.

Manuela Tempesta racconta, quindi, in Pane e Burlesque, donne coraggiose, semplici e a tratti goffe, ma determinate e sincere, che si rimboccano le maniche e scommettono sulle loro capacità, prendendo in mano le redini della propria vita. Al contrario gli uomini ci vengono mostrati come personaggi apatici, assuefatti alla disperazione, più fragili di quanto non vogliano apparire e riscattati solamente dall’ispirazione che le loro mogli o compagne sanno infondere. Purtroppo, come spesso capita a certo cinema italiano contemporaneo, Pane e Burlesque pecca di ingenuità e presunzione, evidentemente mosso dalla convinzione che l’importanza e l’onorabilità del tema trattato possa prescindere da una forma filmica compiuta e convincente.

La caratterizzazione dei personaggi e la risoluzione di alcuni snodi narrativi denotano una certa sufficienza di costruzione, così come spesso e volentieri la messa in scena appare sciatta e approssimativa. Anche la componente di critica sociale è decisamente all’acqua di rose e stempera, con sorprendente arrendevolezza, qualsiasi afflato di rabbiosa e sincera indignazione derubricandolo, invece, a banale racconto privo di mordacità ed efficacia. In ugual misura l’aspetto più prettamente comico spesso e volentieri sembra più imposto che realmente sentito e non riesce mai ad elevarsi a qualcosa di più del semplice accumulo di sketch, non certo aiutato da una semplificazione e appiattimento dello spessore psicologico di buona parte dei personaggi che, cercando di strappare il sorriso e l’empatia facile, finiscono per diventare macchiette prive di sostanza.

Soprattutto nella sua seconda parte il film appare sfilacciato e indeciso su che direzione prendere: quando poi decide di giocare in maniera più decisa sull’impegno sociale appare inadeguato anche per via di una sceneggiatura che cerca in tutti i modi di addolcire la pillola e arrivare ad un lieto fine tanto telefonato quanto debole e contraddittorio.
Un vero peccato in quanto le potenzialità della storia erano decisamente interessanti, ma finiscono per perdere vigore man mano che la narrazione si evolve e dà forma ad un film esile e dimenticabile.

Pane e Burlesque debutterà nelle sale italiane giovedì 29 maggio, distribuito da 01.

di Marco Valerio per Oggialcinema.net

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