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La sabbia sa di Marzapane (versione alternativa)

Da Villa Telesio

La sabbia sa di Marzapane (versione alternativa)

(prima parte)

Entero Park, il culo del mondo. Periferia ovest della “Città”, settore III. Complessi Urbani , dislocamento popolare. Quadrato Rorschach

Lungo le rive miellitiche del fiume Macilento, seguendo il sensuale percorso idrogeologico della sonda urbana (così ormai lo chiamavano –gli abitanti-) ci si poteva imbattere negli alveari abitativi pre-Analisi, una serie di complessi fatiscenti voluti dal Governo per poter portare avanti le riorganizzazioni sociali educative di fase uno, conosciute al tempo come Fase Personale. In via Carl Gustav si incrociavano numerose arterie cittadine, un insieme di ferite purulente tagliate in modo grossolano e impreciso dalla mano chirurgica di qualche assessore all’urbanistica in preda a manie ingegneristiche . Una vecchia palazzina vittoriana ristuccata malamente e impreziosita da tonalità terra di Siena vomitava intonaco sul selciato prefigurando lo spettacolo che il cittadino di Maldonian poteva trovare all’interno. Era questo il vecchio Teatro Bereshenko conosciuto anche come “il piccolo”, lustro e orgoglio di nessuno, non voluto e frequentato solo da avventori ubriachi e poeti beatnik in cerca di un riparo e di una poltrona macchiata di sperma. All’interno silenzio. Accanto la vecchia palestra di arti marziali chiusa ormai da 15 anni. L’insegna San kwai Ojun offriva l’ingresso ai nuovi atleti, tossici dell’ultima’ora, nuovi habitué delle vecchie droghe, signori Manciuriani delle infezioni sottocutanee. Il parchè scheggiato feriva le piante dei piedi sanguinanti dei drogati insensibili a simili trivialità, le panamericane striate nelle loro braccia offrivano un diversivo efficace alla loro mente offuscata, intenti nella ricerca puntigliosa di tracciati puntellati nella carne. Le vetrate unte e opache permettevano l’entrata solamente di una luce fredda e diafana, che rifratta dalla miriade di particelle in sospensione (polvere, cenere calda di sigaretta in levitazione ) offriva spettacoli cinemascopici all’attenzione distratta degli atleti dell’oblio. Ma torniamo al Bereshenko, torniamo al Teatro piccolo. Dalle finestre superiori era percepibile una minima attività anche se da come era messo lo stabile era veramente arduo aspettarsi in programma uno spettacolo. Niente stagione di prosa, niente in cartello, niente che presagisse delle prove…. e invece qualcosa dentro si stava provando. Va detto chel’ Entero Park non si era sempre chiamato così anzi, secondo alcuni era più vecchio di Huge Park, lontano solo tre isolati ma da questo isolato .

-Non riesco più a sentirli, incredibile come ci riescano…- andava pensando M. K. Bradby, direttore del Teatro e unico referente. –Quello che ha dell’incredibile è come riescano a sentirmi, come facciano a saperlo, eppure questa volta ho seguito il protocollo intervallato dei 5 minuti. M. K. Bradby stava accovacciato in bagno con la testa all’interno dell’orinatoio, con un taccuino di carta ingiallito in una mano e una penna bic nell’altra. Il signor Bradby era un uomo sulla cinquantina, capelli bianchi sporchi ma folti, impomatati di grasso meccanico, anche se lui andava dicendo fosse brillantina “Optica” (cosa tra l’altro smentita dal fatto che fosse fuori commercio da almeno 7 anni ma tantè, le sue scorte sembravano infinite). M.K era un uomo colto, distinto quanto bastava alla sua carica istituzionale, con indosso un panciotto e un impermeabile grigio fuori moda. Era convinto che la gente lo vedesse come una specie di Humphrey Bogart del teatro instabile, un uomo con terribili segreti, malinconico e schivo. Ed è per questo che si faceva chiamare Bogie, come l’attore, gli piaceva, lo nobilitava, il problema era che nessuno sapeva chi fosse Humphrey Bogart ma continuavano a chiamarlo così. Tutti lo conoscevano come Bogie l’impresario. In passato di cose sporche ne aveva fatte, aveva frequentato gli ambienti malfamati della prostituzione minorile (mai con ragazze pre-fase però, rivelò una volta un inaspettatamente loquace e ubriaco M.K), aveva riciclato chiavi inglesi al mercato nero e venduto scarafaggi “cornutI” a Biotech fuori settore ma in città chi poteva dirsi veramente pulito? Maldonian era un sogno infranto, era la “Città”. L’unica vera stravaganza per quest’uomo normale era la sua fissazione per le voci idrauliche, per quei rumori cioè che era convinto di sentire attraverso le tubature. Bogie era sicuro che degli uomini- gli abitanti- come li chiamava, comunicassero attraverso i condotti sotto la città e che stessero tramando contro il Teatro. Più che sicuro ne aveva la percezione ed è per questo che trascriveva nel taccuino i flebili bisbigli di sfiatamento del suo cesso. Con calma poi ritrascriveva e decriptava i messaggi secondo una serie di codici e algoritmi da lui scoperti e applicati.

Trascrizione n.368494 (Registrata  in data(da verificare) nel bagno superiore, ore3:21 AM, decodifica numero AUH/368494): San Sebastiano e le sue frecce, estensioni neuronali, ogni nodulo un ganglio..Marocco, la sua pelle odora di spezie….Sebastiano… 654 parsec, la distanza tra i suoi occhi….frrrshh..sbuf…300 cc di novocaina… santità dell’uomo…frrsh…il pene si rigonfia…santità….fantasia africana…palcoscenico…

Per questa volta niente, probabilmente l’avevano sentito, anche se aveva applicato il protocollo dei 5 minuti intervallato, un’efficacissimo e imprescindibile vademecum per passare inosservati anche al proprio buco del culo. Entero Park, che schifezza di luogo era diventato. Prese una sigaretta dal taschino ma non l’accese, varcò la porta del suo ufficio e si incamminò lungo le scale. Al pianterreno incontrò ad aspettarlo David Montague, attore poeta ed umanista. Bogie si fermò un attimo, lo fissò poi si diresse verso di lui. -Ciao David, hai d’accendere? Hei Bogie dimmi cosa ne pensi…(iniziavano sempre così i loro incontri), stavo pensando, Bogie, che il modo più diretto per passare tra due punti è quello di metterlo dentro, una linea infinita per chiedersi quando ci si è persi, godimento e trauma.. Bogie si accese la sigaretta da solo, prese una boccata. -David spero tu stia parlando dell’uccello vero? Non lo so Bogie, potrebbe essere anche un ago di siringa, non credo sia questo il punto… rimasero in silenzio. Anche David si accese una sigaretta. -Che state facendo tu e i ragazzi? Non provate vero? Certo che stiamo provando Bogie, noi proviamo sempre lo sai, vieni di là, sul palcoscenico, c’è Teresa. -David per l’amordiddio che state combinando con quella donna? Credo che siamo passati ad uno stadio superiore, sai…sono apparse anche delle macchie di Rorschach, è fantastico, vieni a vedere. Giovani attori vestiti di stracci stavano intorno ad una donna nuda e grassa, seduta su una sedia. La chiamavano la “prima attrice” in realtà era una barbona raccolta per strada e attirata con la promessa di un pasto caldo, imbottita di stupefacenti e lasciata catatonica nuda su una sedia. Era fastidiosamente sporca e grassa, una mole di carne sudicia afflosciata su quello che sembrava più uno sgabello, un laccio emostatico ancora al braccio e sguardo vuoto. –Da quanto tempo la tenete così ragazzi? Hei Bogie, abbiamo scritto delle poesie, le vorremmo inserire nella pièce che ne pensi? Chi vi ha ispirato, lei? (disse svogliatamente Bogie fumando la sigaretta). Si certo, guarda, le sono apparse delle macchie sul corpo, sta evolvendo… Aline è entrata in seduta, dice che ha un flusso di coscienza..pensa al padre, credo che avessero un rapporto morboso tra di loro..- Herbert, non dire cazzate, quelle sembrano piaghe da decubito, non macchie da psicanalisi. Lo fissarono. –Tieni Teresa mangia, senti quanto è buona- le stavano mettendo in bocca della sabbia- E’ la sabbia del nostro Macilento, ora non è più venefico, ora è diverso, tutti i prodotti chimici l’hanno reso speciale, vedrai…ti farà sentire meglio, forse ti evolverai, avrai un collegamento tra il sé e la Persona..dai mangia senti quanto è buona, questa sabbia sa di marzapane…

(continua)


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