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La solitudine di Roma 2013

Creato il 10 novembre 2013 da Drkino

I film in concorso di Roma 2013 presentati in questi primi due giorni condividono tutti un tema di fondo, la profonda solitudine dei protagonisti.

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I Am Not Him, film turco diretto da Tayfun Pirselimoğlu,  ci mostra una solitudine dell'identità. Il protagonista del film è un anonimo anziano signore, solo che conduce una vita ripetitiva e vuota. Casa e lavoro sono gli unici due luoghi che frequenta, ha pochi amici e poco raccomandabili. Deciderà di lanciarsi in una relazione con una donna più giovane, sola come lui, che lo sceglie solo per la somiglianza che l'anziano ha con il marito, che si trova in prigione. Una relazione fragile, costruita sul riempire il loro vuoto interiore, che porta l'anziano signore a cercare di assomigliare sempre più al marito di lei. Un vuoto interiore questo dei personaggi che sembra possibile riempire solo identificandosi in qualcun'altro, relazionandosi con una persona che dia un senso a una esistenza di fondo solitaria e triste. Un film, secondo le stesse parole del regista, pessimista, che racconta di come alla fine la vita sia un circolo che pure se sembra procedere nella giusta direzione, alla fine ci riporta sempre al punto di partenza. Non c'è futuro se non nell'accettazione, nel ritmico ripetersi di uno stesso percorso, nell'accettazione di una esistenza solitaria e ingiusta.

Manto Acuifero film messicano diretto da Michael Rowe (Leap Year), ci parla della solitudine della crescita. La bambina protagonista di fatto non è sola, la madre le è

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vicina, le racconta le storie, la coccola. Il divorzio dei suoi genitori però ha segnato qualcosa dentro di lei e la lontananza forzata dal padre la portano a chiudersi in se stessa. Il pozzo, che da il titolo al film, è l'unico luogo dove sembra possibile fuggire da tutto questo. Quando quel luogo verrà distrutto, la bambina capisce a forza, violentemente, e probabilmente in maniera sbagliata ma inevitabile, che deve crescere.

Questi due film adottano uno stile simile: la macchina da presa è fissa, immobile, costringendo i personaggi nello spazio, che pur non essendo effittivamente vuoto, loro lo faticano a riempire, come faticano a colmare il loro vuoto interiore. Il film messicano poi è girato all'altezza della bambina, calandoci ancora di più nella sua solitudine, dove gli oggetti sembrano più grandi di quello che sono e dove dei primissimi piani ci rivelano gli insetti, ( studiati inoltre dal padre) piccoli come lei ma liberi.

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Un altro dei film in concorso è Entre Nos, film brasiliano diretto da Paulo Morelli, che ci parla della solitudine che crea il tempo e le nostre scelte. Il gruppo di amici, ormai adulti,  che si incontrano di nuovo dopo 10 anni sono ovviamente diversi dai ragazzi che abbiamo conosciuto all'inizio del film. Il tempo così come ha distrutto le lettere che avevano nascosto in una scatola sotto terra, ha consumato le loro vite, scavando dentro di loro un vuoto. Un vuoto che ognuno di loro si trova, inevitabilmente a dover combattere. Come il cervo volante capovolto che più volte compare sullo schermo, così loro devono rigirarsi e camminare verso il futuro. Solo così possono sconfiggere gli effetti del tempo, delle loro scelte che giuste o sbagliate che siano li hanno segnati. Il regista usa uno stile completamente diverso dai due registi già citatati. La macchina non sta mai ferma, come il tempo, di cui forse è la rappresentazione materiale sullo schermo, si muove e si insinua tra i personaggi, fermandosi solo sugli stupendi paesaggi brasiliani e quando i personaggi riflettono in solitudine su loro stessi.

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Infine Dallas Buyers Club, film americano diretto da Jean-Marc Vallée ( C.R.A.Z.Y.) ci parla della solitudine della lotta. Il protagonista malato di AIDS si ritrova a dover combattere con questa malattia, in un mondo corrotto da pregiudizi e ossessionato dalla costante ricerca di guadagnare. Una parte della sua lotta non la affronta da solo, ma insieme ad altri malati come lui, ma la vera battaglia è dentro di lui. Come nel rodeo, deve cavalcare quel toro che è la malattia da solo, solo così può trovare il coraggio di andare avanti e di resistere il più a lungo possibile. Il regista staglia i personaggi in primo piano, tutto ciò che è intorno a loro è molto spesso sfocato, inafferrabile, consumato da se stesso.

Una Roma solitaria, quindi, questa di quest'anno, che in alcuni casi si mostra pessimista e in altri ottimista rispetto al colmare quel vuoto di fondo che è in qualche modo presente in ognuno di noi. Lo spettatore, fortunatamente, può imparare da questi film a colmarlo, a conviverci, sia prendendo spunto dalla positività di fondo presente in Dallas Buyers Club, sia comportandosi in maniera diametralmente opposta a quanto fanno i protagonisti di I Am Not Him.

Appuntamento al prossimo diario.

Jacopo Mascolini

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