Magazine Opinioni

La strage di Natale in Nigeria e il radicamento di al-Qaeda in Africa

Creato il 27 dicembre 2011 da Bloglobal @bloglobal_opi

di Giuseppe Dentice 


La strage di Natale in Nigeria e il radicamento di al-Qaeda in Africa

Gli attacchi di Natale contro le comunità cristiane nel Paese hanno provocato, secondo il bilancio provvisorio e ufficioso delle fonti governative, oltre 110 morti. La strage è stata rivendicata dal gruppo islamista Boko Haram, un movimento fondamentalista che, legato alla branca maghrebina di al-Qaeda, imperversa nel Paese da circa un decennio e rappresenta l’ennesimo forte segnale della penetrazione in Africa del networkterroristico fondato dallo Sceicco Osama bin Laden. Così la Nigeria, il Paese più popoloso del Continente, rischiadi trovarsi nuovamente sull’orlo di una crisi interna sotto la spinta dell’ennesima tensione settaria, nella quale il qaedismo sta emergendo come un fattore altamente destabilizzante non solo nella fragile democrazia nigeriana, ma anche, e soprattutto, nella gran parte della regione dell’Africa Sub-Sahariana.

Gli attacchi nelle chieseTre bombe sono esplose lo scorso 25 dicembre in tre diverse chiese della Nigeria mentre si celebravano le funzioni natalizie. Una bomba è scoppiata nella chiesa di Santa Teresa nella capitale federale Abuja, nel centro del Paese. Altre due esplosioni sono avvenute vicino a Jos, anch’essa in una zona centrale del Paese, e in una chiesa a Gadaka, nel Nord musulmano. Secondo i primi dati ufficiali della Croce Rossa nigeriana i morti accertati sono 38, ma il bilancio è destinato a crescere rapidamente. Secondo gli inquirenti i sospetti sarebbero ricaduti su di un gruppo islamista legato ad al-Qaeda. Il nome dell’organizzazione è Boko Haram, la quale ha rivendicato la paternità degli attentati nel Paese.Il movimento islamicoBoko Haram è stato fondato dall’imam Mohammed Yusuf nel 2002 nel Nord-Est della Nigeria, a Maiduguri, capoluogo di Borno, dove il movimento ha ancora le principali roccaforti e raccoglie i suoi maggiori affiliati.Il gruppo si ispira all’ex regime dei Taliban in Afghanistan, in quanto come loro mira ad instaurare uno Stato «islamico puro» in Nigeria. Il movimento è legato all’AQIM (Al-Qaeda Organization in the Islamic Maghreb), il ramo nordafricano del network jihadista, grazie al quale le azioni del gruppo nigeriano sarebbero cresciute sia da un punto di vista operativo, sia da un punto di vista logistico. Infatti, alcuni membri di Boko Haram sono stati addestrati militarmente in Somalia, Paese in parte controllato dagli uomini degli al-Shaabab, i combattenti islamisti anch’essi affiliati ad al-Qaeda.Dal gennaio 2004, il gruppo islamista inizia la sua attività clandestina installando la sua base nel villaggio di Kanamma, nello Stato di Yobe, alla frontiera con il Niger. Nel 2009, Boko Haram dichiara una “guerra santa” contro il governo centrale cristiano reo di impedire l’islamizzazione della società. Sempre nello stesso anno il governo guiderà una repressione contro gli insorti islamisti, provocando 800 morti e l’uccisione dello stesso leader Yusuf. Alla morte dell’imam fondatore di Boko Haram sono succeduti Mohammed Abubakar Shekau, ex braccio destro dello stesso Yusuf, e Abul Qapa, portavoce ufficiale del movimento, divenendo così leader del gruppo integralista. Dal 2010, il movimento islamista ha iniziato ad estendere il proprio raggio d’azione anche nelle regioni cristiane del Paese, attraverso una serie di sanguinosi attentati, come quello dello scorso giugno contro ilquartier generale della polizia o del 26 agosto nei confronti della sede delle Nazioni Unite ad Abuja, provocando centinaia di morti tra i civili. Secondo le stime del governo centrale, Boko Haram è ritenuto responsabile di ben 70 attentati dallo scorso maggio.

Le tensioni settarie nigeriane

Il Natale di sangue che ha contraddistinto la Nigeria è, dunque, solo l’ultima tappa di una lunga serie di carneficine e scontri che hanno segnato la recente storia dello Stato africano. Infatti, dal 1999 Abuja è tornata ad essere governata da civili, dopo un lungo periodo di dittature militari che hanno caratterizzato gran parte dei 50 anni di indipendenza del Paese. 

La Nigeria è uno Stato attraversato da numerose tensioni di carattere etnico – la società nigeriana è composta da oltre 250 gruppi etnici la cui presenza territoriale non coincide con i confini statali – e religioso – la componente musulmana rappresenta circa il 50% della popolazione totale ed è stanziata nel Nord del Paese, mentre la minoranza cristiana, il 40%, è sita nel Sud ricco e prospero –, nonché da fortissimi squilibri economici che ne minacciano la stabilità e ne frenano lo sviluppo. In questo contesto, la classe dirigente nazionale per cercare di arginare possibili destabilizzazioni interne ha dato alla Nigeria un ordinamento costituzionale di una Repubblica presidenziale federale.

 

La strage di Natale in Nigeria e il radicamento di al-Qaeda in Africa

Fonte: Independent National Electoral Commission Nigeria

Ma le violenze di questi mesi preoccupano il governo e il suo Presidente, Goodluck Jonathan, un cristiano del Sud, contestato da alcune frange islamiche del Nord che hanno messo in discussione il risultato elettorale dello scorso aprile che ha visto l’elezione di Jonathan con il 57% delle preferenze. Secondo l’opposizione musulmana, l’allora Vice Presidente Jonathan candidandosi alle elezioni di aprile avrebbe violato una regola non scritta, ma sin qui osservata, dell’alternanza nella leadershipnazionale tra un Presidente della Repubblica musulmano e uno cristiano. Jonathan, arrivato al potere dopo la morte del precedente Presidente, il musulmano Umaru Yar’Adua, del quale era Vice Presidente, non svolgendo l’intero mandato ha perciò sostenuto il diritto giusto a candidarsi alla Presidenza senza violare la regola dell’alternanza.

Inoltre, il Congressoper il Cambiamento Democratico, il partito di opposizione che appoggia l’ex dittatore militare Muhammadu Buhari, ha affermato che la consultazione del 16 aprile è stata inficiata da numerose irregolarità, soprattutto nei seggi elettorali del Nord musulmano del Paese.Questo caso ha prodotto un ulteriore fattore di instabilità nella già fragile tregua etnico-religiosa del Paese, favorendo, appunto, la proliferazione di movimenti estremisti islamisti legati alla galassia qaedista. In questo contesto, il movimento Boko Haram ha colto l’occasione per lanciare una vera e propria guerra contro l’autorità centrale cristiana. Non a caso, all’indomani delle discusse elezioni, violenti scontri sono scoppiati negli Stati settentrionali di Kaduna, Sokoto e, soprattutto, di Kano – serbatoio di voti per Buhari – dove è stato dato fuoco a numerose chiese cristiane e ad abitazioni.Questa situazione di incertezza, congiuntamente alle difficoltà politico-economiche, non ha giovato alla sicurezza del Paese africano, nel quale, invece, ha iniziato ad emergere l’estremismo islamico. La Nigeria, infatti, risulta inserita dalla National Security Agency statunitense in una lista di 14 Paesi a rischio fondamentalismo.

La penetrazione di al-Qaeda in Africa

Il continente africano costituisce ormai da alcuni anni, infatti, il nuovo epicentro nella strategia globale di lotta al terrorismo. L’Africa sub-sahariana è un’area vasta, difficilmente controllabile, fatta di linee di comunicazione di carovanieri in continuo movimento. Tra il Sahel e il Corno d’Africa, infatti, imperversano cellule salafite, gruppi di mercenari, briganti e delinquenti comuni che hanno trasformato queste aree nei più grandi serbatoi e in campi di addestramento per giovani africani e per tutti coloro che vengono da regioni vicine come Penisola arabica e Afpak. Per capire come il fondamentalismo politicizzato di al-Qaeda abbia attecchito nei singoli Stati basti guardare al ruolo assunto da alcune cellule affiliate alla “centrale” nella vita pubblica di Paesi come Somalia, Kenya, Sudan, Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Sud dell’Algeria. Qui l’attività di proselitismo del qaedismo sta divenendo sempre più importante in termini qualitativi e quantitativi nella lotta contro i regimi legali nei singoli Stati africani. Un esempio concreto del potente ruolo di al-Qaeda nel Sahel consiste nella consolidata strategia di sostegno e di supporto logistico alle guerriglie insurrezionali anti-governative e alle azioni di gruppi etnici minoritari o di minoranze discriminate, come i Tuareg in Mali, Mauritania, Ciad e Niger.

Rischi regionali

Sebbene le rivoluzioni nel mondo arabo-islamico sembravano aver ridimensionato il ruolo del fondamentalismo islamico nel mondo africano, la necessità di sopravvivenza di al-Qaeda ha costretto il network terroristico a dover reinventare una nuova strategia politica, capace di renderlo più duttile e più propenso ad entrare in teatri di conflitti inter-etnici e inter-religiosi come quelli sub-sahariani e saheliti. I vantaggi, quindi, di un’eventuale espansione alla Nigeria dell’influenza e dell’azione qaedista, sulla falsa riga di quanto già fatto in Somalia, potrebbe risultare importante in relazione non solo alla ricchezza dell’economia locale legata al petrolio, ma anche alle opportunità di destabilizzare lo Stato fulcro dell’ECOWAS (Economic Community Of West African States) e del sistema di sicurezza e cooperazione economica dell’Africa Occidentale. Pertanto, un’escalation delle tensioni etnico-religiose in uno dei principali Paesi OPEC al mondo potrebbero causare contraccolpi politici non solo alla stabilità regionale, ma avere risvolti economici che potrebbero costringere la Comunità Internazionale a possibili interventi, sul modello ivoriano, per scongiurare ulteriori destabilizzazioni nei Paesi vicini e interessati dal fenomeno qaedista.

* Giuseppe Dentice è Dottore in Scienze Internazionali (Università di Siena)

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :