La torta di rose - La tarte de roses - The cake of roses

Da Euge
La torta di rose, o delle rose, merita una piccola intro.
C'è un negozio a Genova che ne fa una famosa, che io, per tutta una serie di motivi, non ho ancora assaggiato, anche se l'eco della sua fama mi ha raggiunto. Ma questo negozio, naturalmente, non ne diffonde la ricetta, ancorché abbia mandato a chiedergliela persone a cui penso non avrebbe potuto rifiutarla, in spirito di amicizia.
Dimodoché ho sparso la voce in giro, e una ricetta è arrivata, anche se non so se è quella "giusta".
Bene. La prima prova è stata un disastro, anche perché la ricetta è molto sintetica (e io non sono troppo intelligente). Valentina, maestra e scolara a un tempo, l'ha fatta e mi ha spiegato dove avevo sbagliato.
Oggi l'ho rifatta e devo dire che il look non è niente male. Stasera la assaggerò, se me ne rimarrà un cubetto, altrimenti vorrà dire che era buonissima.
Passiamo al dunque: dosi per una torta per otto crani: 350 g di farina 00, tre rossi d'uovo, due cucchiai di zucchero, la scorza di un limone gratuggiata, 150 cc di latte, un cubetto di lievito di birra, tre cucchiai di olio di semi, la stecca di vaniglia perché io mi rifiuto di usare la bustina di vanillina, un pizzico di sale.
Metti tutto insieme nell'impastatore o impasti a mano. La prima lievitazione è di quattro ore, in ambiente tiepido e coperta.
Intanto ti prepari la crema, che è costituita da 150 g di burro e 150 di zucchero. Il burro lo dovrai fare ammorbidire fuor di frigo.
Passate le quattro ore prendi il tuo impasto e lo tiri col mattarello fino ad ottenere una forma (circa) rettangolare, e lo spalmi con la crema di burro e zucchero. Formi quindi un rotolo e lo tagli in pezzi di circa tre dita di larghezza. Ogni pezzo verrà un po' schiacciato a un'estremità e appoggiato in piedi sulla teglia da forno, in modo che ognuno sostenga quelli vicini.
Altre due ore di lievitazione non potranno fargli male, perché le "rose" cresceranno ancora un po.

In forno a 180 °C per mezzora, ma a venti minuti incomincia a dare attente occhiate.
Poi spolveri con lo zucchero a velo.
Eccolo, il mio piccolo capolavoro, di cui vado, per i motivi già detti, molto fiero.



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