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La via crucis della Way Assauto

Creato il 04 agosto 2011 da Palotto

La via crucis della Way Assauto

La via crucis della Way Assauto

E la lotta, continua?

Senza andare troppo indietro nel tempo rammentiamo che 5 anni fa SESTA – una SRL composta da Provincia di Asti, Comune di Asti e associazione lavoratori -, vagliate le offerte di rilevare l’ex Way Assauto, definiva il Gruppo M.S.A. (di Antonello MONTANTE) più affidabile; sia dal punto di vista progettuale (con maggior esperienza e legami consolidati con il Gruppo FIAT / IVECO), sia per quanto atteneva il profilo patrimoniale ed economico. La produzione era ancora solida e le prospettive attendibili (al di là della grave dichiarazione della MSA ).
Abbiamo chiesto a Massimo Di Antonio (Segretario Provinciale del PRC), Davide Corona (della Commissione Lavoro) e Rosario Ragusa (militante di Rifondazione ed ex dirigente della FLM) cosa può essere accaduto in questa vicenda “non chiara” – tant’è che è intervenuta la magistratura -, di commentare i successivi sviluppi.

“In primo luogo – fa presente Coronavi è anche una responsabilità dei dipendenti: quando il nucleo produttivo e dirigenziale si sfilaccia troppo si devono avviare iniziative immediate: quello stabilimento era grande, condurlo aveva costi rilevanti; con meno di 600 addetti (e, ovviamente, relative commesse) la sua gestione diventava comunque difficile. Sotto quella soglia dovevano scattare allarmi significativi che non ci sono stati. Eppure quello stabilimento non è stato irrilevante, per la città e non solo: ha significato occupazione, economia, socialità, cultura collettiva …”

“Non ci si può scordare che il sedime dello stabilimento risulta pesantemente inquinato – sostiene Di Antonio -, che si dovrebbe stabilire la composizione e il volume delle so-stanze; accertare i costi della bonifica, le responsabilità dei soggetti …”

Come non ricordare poi che il neo(poco)onorevole Marmo era intervenuto pesantemente “sponsorizzando” la cessione dell’azienda alla coppia Robella/Trinchero di cui che si è subito vista la fragilità?

“Effettivamente – aggiunge Ragusatroppe cose non quadrano. La Magistratura ha svolto delle indagini, si vedrà quello che emerge dall’inchiesta Tarditi. Ma vorremmo si sapesse risalire alle autentiche responsabilità (politiche e industriali); ci pare che l’azienda sia stata “trattata” con tempi troppo ‘rilassati’, l’esito attuale ne è che la conseguenza. Era evidente che la situazione esigesse una rapidità che D’addario (il curatore fallimentare nominato dal Ministro del Lavoro), invece, non ha utilizzato. Certo magari era impegnato anche in altre attività, però … sarebbe avvilente ora vedere il . La città lascerà che questi cinesi della Jilin Dongguang si limitino a portare a casa qualche macchinario? Comunque Asti non se la può cavare dicendo che la colpa è di due imprenditori che non erano capaci. O accusando qualche delegato sindacale a cui hanno regalato un’automobile (ma come definiamo un’organizzazione sindacale che non vede il loro agire consiscendente?); questi sono meri episodi amorali che dicono quanto Berlusconi abbia pervaso il sociale, come il cromo il sottosuolo.”

“Solo capri espiatori? – Si domanda infine Di Antonio. – Ma Galvagno ha mai mosso un dito, rivendicato un qualche piano industriale, sollecitato la Regione? E la preziosa onorevole Armosino non vede la desolazione industriale del “condominio astigiano” o si preoccupa solo dei continui voti di fiducia romani? E il mito del territorio della verde Lega, dov’è finito? E cosa ha fatto di eclatante l’opposizione in Comune e Provincia? Ed ora, alla vigilia delle elezioni comunali, ci racconteranno tutti che Asti la amano visceralmente …”

L’Ufficio Stampa del PRC-SE di Asti



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