Lasagne Berlusconi

Creato il 23 marzo 2013 da Albertocapece

Un mese fa la Gran Bretagna fu attraversata da un brivido di orrore culinario: nelle lasagne surgelate c’era carne di cavallo. Non che facesse male, solo non era dichiarata in etichetta  ma, come ci spiegarono soccorrevoli i media, gli inglesi erano così affezionati ai cavali che l’idea di mangiarne la carne era per loro insopportabile. Sono passati trenta giorni e a Londra è nata una nuova moda, l’horseburger, ossia l’hamburger di cavallo, mentre si moltiplicano a dismisura i pub che offrono la vivanda che fino a ieri pareva un tabù. Questo ci fornisce perfettamente l’idea della volatilità dell’opinione pubblica che dallo stato solido del dopoguerra è via via divenuta liquida e infine gassosa, vapore che si condensa erraticamente o neon che brilla quando il potere lo fa attraversare da una consistente dose di comunicazione parziale e orientata.

Ma prendiamo l’aereo e la macchina del tempo del dottor Quatermass, scendiamo a Roma per vedere due manifestazioni: una in favore della impunità di Berlusconi che, al contrario di ogni altro cittadino sarebbe al di sopra della legge, non dovrebbe essere né indagato, né processato, né condannato per le sue malefatte, in virtù della sua elezione. L’altra, diametralmente opposta ,chiede l’ineleggibilità di Berlusconi proprio in virtù di una legge misteriosamente “dimenticata” per quasi due decenni. E infatti le due piazze potrebbero aver un senso anche trasportate vent’anni fa, il che testimonia di un altro fenomeno: quella della permanenza ad oltranza di posizioni, pregiudizi, tabu legati alla dialettica amico-nemico che appaiono come concrezioni inscalfibili, ancorché ampiamente superabili e anzi tradibili nella pratica.

Ora i due fenomeni, la volatilità estrema e la tetragona densità delle opinioni pubbliche sono due facce della stessa rmoneta o per meglio dire sono due effetti della scomparsa progressiva delle idee e delle ideologie, ossia del legame razionale  tra opinioni e realtà: l’unica connessione che possa portare a evoluzioni e trasformazioni e non solo a peregrinazioni casuali e senza scopo dentro un immobilismo pieno di trambusto e di grida. In questa situazione è facile per i centri di potere potere sfruttare sia la durezza dei pregiudizi che la volatilità dei giudizi come abbiamo visto cento volte negli ultimi anni per esempio con le campagne in Usa a favore della guerra in Irak, dove l’indipendenza di giudizio o il dubbio sul fatto che Saddam disponesse di armi di distruzione di massa,venivano considerati sospetti in quanto contrari al pensiero di una maggioranza creata proprio da quelle bugie o con la dogmatizzazione di teoremi economici che ci stanno portando verso il baratro, ma la cui minima confutazione è causa di violento ostracismo. Quando poi  la confutazione avviene da parte dei sacerdoti del culto, folgorati dalla realtà, si prende atto, ma si continua esattamente nella stessa direzione come accade al Fmi che dopo la dimostrazione degli errori commessi non si è scostato di una virgola dalle sue imposizioni. Senza che qualcuno lo noti o ne chieda spiegazione.

E’ anche per questo, per assenza di idee che oggi abbiamo due manifestazioni che esprimono un reciproco detestarsi, ma un prossimo governo di inciucio emergenziale necessario per confermare e rimanere fedeli a imposizioni che già sono state dimostrate errate e letali. Non è che non lo si veda , non è che i 4 milioni di poveri assoluti non lo sentano sulla propria pelle, o altri milioni di precari non si accorgano della rapina del loro futuro o i troppi “capitani scoraggiosi” non sappiano di aver investito troppo poco e di aver voluto recuperare competitività solo sui salari con i risultati che sappiamo. Sappiamo benissimo di vivere in una società dove l’ineguaglianza cavalca indisturbata. Ma troppe cose ci girano attorno e non abbiamo altro a cui attaccarci che gli appigli  dei pensieri prefabbricati e induriti dal tempo. Giriamo vorticosamente in tondo.


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