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Le amicizie liquide del nostro tempo

Da Psychomer
by Arianna Motteran on settembre 3, 2012

Studiosi e ricercatori nell’ambito socio-pedagogico, rintracciano nelle società occidentali più industrializzate “un crescente cambiamento sul piano delle regole, dei valori e delle modalità di interazione: la vita, infatti, sembrerebbe essere sempre più accompagnata da sentimenti di insicurezza e di precarietà; scemano i legami stabili” (Portera, 2006). Il sociologo e filosofo Bauman (2003), parla di “modernità liquida” per indicare la flessibilità e la veloce capacità di adattamento ai cambiamenti da parte delle persone. I legami si adeguano e risultano ugualmente flessibili: incapaci di durare nel tempo e facilmente sostituibili. Agli “amori liquidi” di Bauman, vanno aggiunte, quindi, le “amicizie liquide”, che oggigiorno nascono e muoiono a tempo di record.

Il paradosso di quest’epoca è che, nonostante aumentino le occasioni di incontro, gli esseri umani sono sempre più soli e incapaci di comunicare. Il mondo virtuale è una trappola, in questo senso: toglie il problema dell’inibizione/timidezza permettendo di contare migliaia di amicizie sulla propria pagina facebook, ma è ovvio che di amicizie non si tratta. La vera amicizia, come ci ha spiegato Aristotele, è quella fondata sulla virtù; è un tipo di rapporto che dura nel tempo, che si nutre del bene e ne produce. Gli amici sono simili e si scambiano reciprocamente affetto e attenzioni, perché l’uno vuole il bene dell’altro. C’è desiderio di condividere pensieri, opinioni, esperienze, c’è la voglia di trascorrere del tempo assieme e il volere la felicità altrui.

Le amicizie “usa e getta” non rientrano in questa categoria perché basate sull’utile o sul piacere; sono amicizie fugaci, brevi, che durano solamente fino a che funzionano e fino a quando servono. Poi, subentrano nuove relazioni, più comode, più consone, meno impegnative. Sembra che anche nel nostro mondo relazionale e sociale – oltre a quello materiale – abbiamo preferito la quantità alla qualità: tante amicizie (talvolta, declassabili a simpatie), invece di poche (intense) ma buone.

Come già detto, l’amicizia è un rapporto reciproco e, pertanto, non deve né trasformarsi in “volontariato”, in cui soltanto una delle due parti gode dei benefici di tale rapporto, né consistere solo e soltanto nel “ricevere”. Piuttosto, il “dare” e l’“avere” dovrebbero essere in equilibrio, in una sorta di situazione di bilancio che si crea automaticamente, senza bisogno di fare i conti in tasca all’altro.

La spontaneità del rapporto lunge da forzature e costrizioni, ma al tempo stesso, le relazioni non possono crescere e maturare senza sostegno alcuno. Tutti noi dovremmo averne più cura e preoccuparcene; a maggior ragione, in un tempo difficile come il nostro in cui i legami vacillano.

Ad ognuno è capitato di guardare l’amicizia con cinismo e scetticismo, a causa di delusioni e di “tradimenti”. Poi, però, arrivano momenti in cui l’amicizia vera ci ripaga di quello che è stato tolto, così da assaporare la sua bellezza e grandezza. Le risate insieme, una lettera scritta con il cuore, un viaggio condiviso, gli scherzi, un abbraccio che sa di rifugio e protezione quando attorno a noi c’è solo buio… Poiché, “il vero amico è capace sia della cura riparativa, che interviene per aiutare l’altro a superare momenti di difficoltà fisica o spirituale, sia di promozione dell’essere dell’altro”, non possiamo privarci di un simile rapporto o pensare di vivere meglio senza di esso.

L’amicizia è una virtù o s’accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti, nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni […]. E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; ed ai giovani, l’amicizia è d’aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni.” (Aristotele)

 


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