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Le liberalizzazioni faranno crescere l'economia?

Creato il 21 gennaio 2012 da Dagored
Le liberalizzazioni faranno crescere l'economia?
Il governo pare esserne sicuro e afferma il premier Mario Monti che con le disposizioni appena rilasciate il pil aumenterà dello 11%, una crescita dei consumi dello 8% e dei salari del 12%. Un risultato che scongiurerebbe la recessione economica pronosticata dal Fmi e da tutti gli osservatori economici.
Eppure non pochi dubbi vengono a leggere le disposizioni emanate dal governo e sulla loro efficacia nell'invertire il corso del ciclo economico. Basterà veramente aumentare il numero delle farmacie e dei notai e consentire agli edicolanti di effettuare sconti sulla merce, per aumentare i consumi? basterà allentare il legame tra benzinai e case petrolifere per far scendere il prezzo della benzina?
A parte il fatto che su alcune materie, come la famigerata questione delle licenze dei taxi, si è scelto di non intervenire e di rinviare la formulazione di una nuova disciplina a data da destinarsi, secondo italica tradizione, non si può notare che siano rimaste fuori dal pacchetto del governo le questioni più spinose e delicate, come i costi bancari e delle assicurazioni, tanto per tornare su un tasto al quale l'attuale governo è particolarmente sensibile.
L'impressione che hanno in tanti è che il governo, benché "tecnico" e a parole sganciato dalle logiche partitocratiche e di lobby, non abbia né la forza né l'intenzione di affrontare i veri grandi nodi dell'economia italiana, che sono poi i cartelli tra grandi gruppi e gli oligopoli su un mercato che offre ai cittadini merci e servizi ai prezzi più alti d'Europa in quasi ogni settore. Non ha caso, mentre protestano le categorie interessate direttamente dai provvedimenti, come avvocati, tassisti e farmacisti, l'unica ad accoglierlo positivamente, oltre al presidente Napolitano, che del governo è il tutore, e il segretario del Pd Bersani, che impegnato a scrivere il discorso per la base non si sta nemmeno rendendo conto di cosa gli accade intorno, sia la confindustria, ovvero il sindacato di quelli che una volta il partito di Bersani e Napolitano chiamava i "padroni".
Intanto non si ferma la protesta siciliana dei "forconi", che certamente sarà stata infiltrata da qualche presenza mafiosa (ma c'è qualcosa in Sicilia che non abbia qualche contatto con la mafia?) e strumentalizzata da gruppi estremisti, ma che si poggia soprattutto dalla disperazione dei tanta gente ormai ridotta alla fame, cosa di cui sembra non accorgersi nessuno, né nei palazzi della politica né nelle redazioni dei giornali.
Ieri lo spread dei titoli di stato ha continuato a scendere, ma sarà bene non cullarsi sull'aspettativa che i tassi d'interesse da pagare sul debito saranno più bassi, perché è stata l'aspettativa dell'ennesimo passo avanti per l'accordo sulla risoluzione della crisi greca a far spirare un vento positivo, ma le aspettative sulle condizioni dell'economia reale rimangono estremamente preoccupate.
Occorrerebbero pertanto riforma ben più incisive di quelle che il governo sta mettendo in atto per invertire il processo di decadenza che da decenni affligge l'italia e l'Europa intera, riforme che appaiono però al di fuori della logica del governo, che non solo conferma di essere poco tecnico e molto politico, ma aspira ad avere un ruolo di guida per un tempo molto più lungo di quello che gli dovrebbe essere concesso.

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