Magazine Cultura

Le mie letture – Una cosa piena di mistero

Da Marcofre

Perché la narrativa, in termini ideali, è estremamente personale ma oggettiva.

Per la maggioranza dei lettori italiani il nome di Eudora Welty è sconosciuto; anche per me. E il primo contatto che ho avuto con questa scrittrice del sud degli Stati Uniti è con questo libro di 150 pagine, dal costo di 9 euro. La differenza che si trova con le altre opere analoghe che indagano sul mistero che rende uno scrittore, davvero tale, è l’indagine che la Welty ha condotto attraverso gli anni.

“Indagine” è forse il termine più indicato. Nei sette capitoli in cui è divisa quest’opera, non c’è quello che di solito si trova in libri simili. Carver, Flannery O’Connor, oppure Stephen King provano a spiegare cosa NON bisogna fare. Gardner illustra cosa è necessario possedere, e come cercare di ottenerlo. La Welty affronta le opere altrui, e ci guarda dentro. In un certo senso le smonta, ma sarebbe un errore credere che passi al setaccio i romanzi degli altri autori.

Piuttosto affronta quello che ritiene essere le qualità di un testo, le sue caratteristiche, e dimostra come a esse sia delegato il delicato compito di rendere la parola viva ed efficace.

Di certo il sottotitolo “Saggi sulla scrittura” dichiara sin da subito la differenza. Non è una riflessione di questa scrittrice sul proprio lavoro, su come affrontare la pagina bianca, o la descrizione dei personaggi, la trama e gli snodi narrativi. La Welty invita a scavare nelle pagine di uno scrittore. Non per scovare il mistero della scrittura, che tanto per cambiare non sarà mai svelato. Bensì per comprendere come le parole racchiudano la straordinaria capacità di rendere un autore “solo” un umile servitore al servizio della storia.

I capitoli del libro coprono un periodo di tempo che parte dagli anni Cinquanta (anzi, il primo è del 1949), sino al 1974. In essi, si respira la passione dotta della Welty per tutto ciò che ha a che vedere con la scrittura. Prima ho scritto “dotta”, ma mica bisogna scappare a gambe levate. Benché mi renda conto di come questo libro possa sembrare troppo differente da altri, ci troviamo alle prese con una voce che ha compreso come la scrittura non sia qualcosa di acquisito. Per questo l’autrice non ha mai smesso di interrogarsi, e di interrogare i suoi “numi” letterari. Non è importante arrivare alla risposta, e infatti non ce n’è traccia. Meglio così.

Rispetto a Gardner e Carver, che consideravano la scrittura una sorta di sogno (almeno a parere mio), la Welty preferisce sposare l’idea del viaggio. Infatti l’ultimo capitolo affronta in modo particolare proprio questo tema.

Come sanno tutti, non è la meta che conta (a meno che non abbiate programmato le vacanze a Roma, allora sì che conta), ma appunto il cammino. Che per forza di cose sarà faticoso, e spesso ci si ritroverà a chiedersi perché farlo, quando sarebbe più comodo fermarsi, e magari annoiarsi.

C’è una specie di serietà in questo libro, che solo a una prima occhiata può tenere distanti i lettori curiosi di conoscere meglio la scrittura. Ma “Una cosa piena di mistero” rappresenta una delle letture più proficue per chi vuole scrivere e misurare le proprie idee e ambizioni con una personalità intelligente e severa come Eudora Welty.

Editore Minimum Fax. Prefazione di Carola Susani. Traduzione a cura di Isabella Zani.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :