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Le mura di Ninive

Creato il 29 gennaio 2015 da Emilia48
La dea Ishtar

La dea Ishtar

L’Isis ha distrutto le mura di Ninive. Prima di loro lo fecero i Medi e i Caldei. Lo fecero nel corso di una guerra di conquista per distruggere il dominio assiro, che allora era uno dei più ricchi e potenti. E, come preannunciato dai profeti biblici, da Giona soprattutto, la ridussero a un cumulo di rovine. Nulla di nuovo rispetto alle guerre moderne, se non i mezzi tecnologici che permettono distruzioni più rapide ed estese. Le guerre sono tutte noiosamente – se un tale avverbio può mai adattarsi alla tragedia di ogni guerra – uguali a sé stesse. Tutte egualmente idiote. Ma le guerre hanno scopi ben precisi, che sono esclusivamente economici. Non ne hanno altri, anche se l’ignobile bugia che vi fa da copertura è sempre ideologica. Tuttavia, puntualmente sfuggono ai progetti di chi le promuove. Anche in questo sta l’idiozia della guerra, che nei millenni si ripete pari pari. Sfugge al controllo. I danni sono sempre maggiori dei ricavi. Credo la cosa abbia a che fare con quella parte guasta dell’uomo, quella falla insanabile, quel tallone d’Achille, quel difetto di fabbrica, che marchia da sempre l’umanità. La sua stupidità.

Nonostante questo, ogni guerra, anche quelle che oggi ammorbano il povero pianeta che ci ospita, ormai assai malvolentieri, ha lo scopo di produrre un qualche guadagno: potere, vantaggi economici, prestigio politico. Ma poi ci sono le variabili impazzite che sfuggono al controllo. Come in questo caso, quando si distrugge la propria ricchezza, il proprio patrimonio culturale, invece che quelli altrui. (Anche se, parlando di patrimonio culturale, non esiste un altrui. Tutto appartiene all’umanità e dunque a noi stessi.) E’ successo durante la rivoluzione culturale cinese, è successo perfino in Europa, con i roghi di intere biblioteche o con lo smantellamento di centinaia di monumenti “pagani”, con le distruzioni di Cromwell ecc. E  allora ci si chiede: perché questo avviene? Credo che la prima risposta sia: per ignoranza. Proprio nel suo senso più tragico, di cecità, di annientamento dell’anima. Lasciare nelle mani di bruti ignoranti millenni di patrimoni culturali raffinatissimi significa scatenare in chi è ignorante la rabbia e l’invidia contro ciò che non è, né mai sarà, alla propria portata e ti fa sentire inferiore, inadeguato. Rafforza in questi ciechi il senso di fallimento, di impotenza. Così la reazione è quella della rabbia bruta, del ritorno a istinti primordiali e acritici, quella della distruzione totale. Ma – e qui sta la differenza rispetto alla distruzione “normale” di una guerra in campo nemico – la distruzione è quella della propria cultura, delle proprie radici, del proprio passato, della propria storia. Vale a dire, di sé stessi. Abbattere statue del Buddha scavate nella roccia, distruggere reperti, opere che mai più si potranno ricreare, edifici pazientemente riportati alla luce nel corso di decenni di scavi e che sono la storia dell’uomo, significa negare quella parte creatrice e ideatrice di civiltà che l’uomo possiede. Ma che è la tua stessa storia. Che sei tu.

La nostra civiltà ha iniziato a promuovere  questo tipo di distruzione soprattutto dal ‘900. E seguita. Arma le mani di folle di folli ignoranti pensando di rivolgerle contro chi si oppone ai propri piani di dominio politico, dunque economico. E non si accorge che ormai, in un mondo globalizzato, le guerre sono sempre e solo contro sé stessi. Perché meravigliarsi se la bassa manovalanza arruolata per i propri sporchi scopi poi distrugge le mura di Ninive? Se poi distrugge quelle esili mura che ci separano dal ritorno alla ferinità?

(C)2015 by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA



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