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Lettera all'Inghilterra

Creato il 09 giugno 2011 da Dragor

JohnBull      Il mio rituale mattutino è così British che potrebbe essere preso come modello dell’English Way of Life. La radio-sveglia mi dà il buongiorno con l’impeccabile Queen’s English della BBC, poi sorseggio il mio morning tea mentre guardo alla TV le news di BBC World, poi vado sul computer e mi leggo il Guardian (il mio preferito), il Telegraph e l’Independent in versione elettronica. Così ieri, mentre eseguivo il mio rituale quotidiano,  ho appreso che Andrew Mitchell, il segretario  di British International Development, viene strapazzato dalla stampa e dai cittadini a causa del piano governativo per aumentare l’aiuto britannico ai paesi sottosviluppati a 8,4 miliardi di sterline per il 2012. “Che cos’è questa storia?”; chiedevano i commentatori indignati. “Si taglia sulla difesa, sui trasporti, sulla sanità e voi volete mandare miliardi in Africa e in Asia mentre da noi la gente scappa a farsi curare in Francia e i nostri aviatori devono praticamente spingere gli aerei a mano perché gli manca la benzina?” Il povero Andrew non sapeva più a che santo votarsi e ha farfugliato che, aiutando i paesi del Terzo Mondo,  la Gran Bretagna sarebbe diventata una “superpotenza dello sviluppo”.

   Non m’interessano le sottigliezze del budget britannico, ma come abitante di un paese beneficiario di questo budget, credo di poter dire la mia. Tutto il budget britannico per l’aiuto ai paesi poveri consiste in un miserabile 0,56 per cento del PIL. E con questa miseria vorreste rappezzare tutti i buchi della Gran Bretagna? Darvi una sanità efficiente, trasporti che funzionano, aerei che stanno in aria? No, cari inglesi, questo è puro populismo da cockney, non fair play da gentlemen.

    Diamo un’occhiata a questo “aiuto”. E’ veramente un regalo a noialtri, i poveri del mondo? Come credete che si sia arricchita la Gran Bretagna? Credete che avrebbe tanti soldi da dare ai poveri, se non li avesse sfruttati? Credete che Victoria, God save the Queen, si sarebbe fatta un impero “sul quale non tramonta mai il sole”, se non fosse stata seduta su un trono di schiavi? Che cosa sarebbe la Gran Bretagna senza il lavoro degli schiavi africani, senza le miniere dell’India, senza le basi navali di Hong Kong, di Singapore, di Aden? Fatemi il santo piacere, non fingete che la Gran Bretagna non abbia il dovere morale di rendere il maltolto. Non è da gentlemen.

   Altro che dare ai popoli sfruttati un miserabile 0,56 per cento del PIL per tenerci buoni e alleggerirsi la coscienza. Noi vogliamo tutto. La Gran Bretagna dovrebbe fare come me con le mie socie della piantagione di banane: spartire equamente il malloppo fra tutti i paesi delle ex colonie. E se le mancano i soldi per tenere in aria le sue baracche volanti, tanto peggio per lei.

Dragor


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