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Lezioni di federalismo stradale

Creato il 04 aprile 2010 da Paperoga

Lezioni di federalismo stradale

Terminata la precedente insopportabile parentesi zuccherosa, e dopo aver firmato diverse carte obbligandomi a che ciò mai più si ripeta in questo blog, è ora di tornare al mio consueto sarcasmo. E, a proposito, mica crederete che quello nella foto del post precedente sia io, no? Che scherziamo, io sono incommensurabilmente più bello. Quello è solo un barbone a cui ho estorto una foto in cambio di un big mac. E poi, stando ad una accurata analisi psicologica arrivatami via mail da un lettore di questo blog, l’esegesi incrociata dei miei post ha fatto affermare con sicurezza a questo novello Freud che io sono una donna.

Questo post è in realtà una disperata ammissione di colpa, una inequivocabile dichiarazione di scuse. Sono emigrato ormai da 12 anni, e ogni volta che ritorno in Salento ammetto di avere forti problemi di jet lag mentale. Che non sono legati magari al cambiamento di clima, o all’apparizione di un fenomeno meteorologico sconosciuto in Emilia (il vento), oppure alla sensazione di straniamento del ritrovarmi in un luogo in cui non conosco più nessuno. No, niente di così complesso. I problemi di riadattamento ai luoghi di origine sono sempre stati legati al rituffarmi nel traffico pugliese.

Ebbene, io ho sempre creduto che i miei conterranei fossero in percentuale preoccupante automobilisti indisciplinati e sprezzanti del codice della strada, capaci di decine di violazioni delle regole nello spazio di cento metri di carreggiata. Mi sbagliavo,  e dio sa quanto. La soluzione era davanti a me, ed era molto semplice: non si trattava di migliaia di teste calde e fumantine che contravvenivano al codice della strada, bensì dell’esistenza di un altro testo di legge, il Codice stradale del Levante. Detto codice non si trova scritto in nessun inutile libercolo, ma è tramandato oralmente da generazioni. Dopo averlo finalmente decrittato, sono in grado di darvene sommariamente conto.

1) E’ la legge della giungla, bellezza.

Diamine, era così semplice. Altro che intricati calcoli su chi proviene da destra, o a noiose occhiate ai segnali di stop. Nel Levante vige la regola del “Passo prima io“. Tutto qua. Quando arrivi ad un incrocio dalle mie parti, senti a me, ignora i segnali, sono indicazioni sovversive propinateci dagli invasori piemontesi. Semplicemente, aggredisci il crocicchio ed imponi la forza bruta alle altre macchine. Invadi il cemento, stupra la carreggiata. E passa per primo. Poi toccherà al prossimo, e poi all’altro ancora, sempre secondo la regola della viulenza. Va da sè che una guida prudente, timorosa, che ancora si ostina ad attribuire un significato alla gigantesca scritta S T O P su sfondo rosso, è destinato a passarci le feste comandate su quei maledetti incroci. Se siete forestieri e capitate in un incrocio in cui non avete la precedenza, non confidate nella proverbiale accoglienza ed ospitalità meridionale che si interrompe, fatalmente, ogni volta che sopraggiunge un bivio.

2) Le rotatorie sono un’invenzione del demonio

La sfida più diabolica lanciata finora alle ferree regole della giungla vigenti in tema di precedenze, è sicuramente costituita dall’arrivo in terra levantina delle famose rotatorie. Quando anche da noi i classici incroci sono stati sostituiti da piccole e grandi rotonde, la legge del Passo prima io ha tremato, scossa da questa rivoluzione. Tutti immaginiamo il primo uomo che si è trovato davanti un fuoco acceso, la sua meraviglia e il suo timore di fronte a questo spettacolo misterioso. Beh, io immagino il primo pugliese che, nel suo tragitto quotidiano, si sia improvvisamente trovato davanti una rotatoria. Me lo immagino che frena, poi arresta il veicolo, allunga il collo e appoggia le braccia al volante per vedere meglio. Sta per una mezz’oretta ad osservare stranito, come vedesse un UFO. “Io dovevo girare a sinistra“, pensa, “com’è che mi fa andare a destra e mi costringe ad un giro inutile?” Poi però il Codice del Levante gli ricorda gli imperativi categorici, e lui risolutamente si immette nella rotonda noncurante delle precedenze, e prende la sua uscita sbattendosene di mantenere la destra.  E dopo di lui, tutti gli altri pugliesi. Il risultato? Solo nelle mie terre ho visto tamponamenti a catena persino nelle rotatorie. Perchè la legge del Passo prima io e il suo corollario alla velocità che voglio hanno infine trionfato, disinnescando la pericolosa finalità delle rotatorie di farti ridurre la velocità in prossimità degli incroci e di evitare i classici incidenti in presenza di semafori. Fieri e liberi, i levantini, possono gridare al mondo di aver sconfitto le rotatorie, tant’è che appaiono talvolta all’entrata di alcuni paesi scritte tipo “Comune de-rotatorizzato”.

3) Benvenuti in Pugliashire

Il Codice stradale in uso nel territorio italiano prevede che le macchine procedano e si tengano sulla destra. Se vi sono più corsie, quella a sinistra è utilizzabile solo per il sorpasso, e solo per il tempo necessario a compierlo. Il Codice stradale del Levante invece, invita gli automobilisti ad impegnare la corsia più a sinistra, sempre, in un unico e infinito sorpasso. La corsia a destra è sempre deserta, l’asfalto è nuovo nuovo, immacolato, senza una buca. Quando esco dall’autostrada per imboccare la tangenziale di Bari, mi ritrovo proiettato in un nuovo e inesplorato territorio del Commonwealth. Tutti a sinistra, sulla terza corsia, salvo poi tagliarti la strada all’improvviso per prendere l’uscita desiderata sulla destra. E non ti venga in mente di fare lo stesso. Per una misteriosa regola sussidiaria alla prima, impegnare la corsia di sorpasso è consentito solo agli altri. Se lo farai tu, in un attimo ti ritroverai una macchina incollata al culo che ti sfanala in linguaggio morse, con l’abilità di un marconista, alcuni moderati inviti quali  T-O-G-L-I-T-I – D-A-L-L-E – P-A-L-L-E – C-O-G-L-I-O-N-E.

4) Obblighi inattesi

Il Codice stradale del Levante non è mica però la fiera del faccio il cazzo che mi pare, che avete capito. Ci sono obblighi aggiuntivi che mettono noi automobilisti pugliesi in grave difficoltà. Ad esempio, io prima credevo che incrociare due, tre, cinque, sette macchine consecutive in cui il conducente è chiaramente impegnato, mentre guida, in una conversazione al cellulare, fosse indice di mala educaccion tutta pugliese. Ero Il solito prevenuto: il Codice della Strada del Levante prescrive chiaramente che quando ci si mette alla guida, bisogna immediatamente telefonare a qualcuno e parlarci per il resto della traversata su quattro ruote. Ci sono pattuglie della stradale che vedono da lontano se hai imprudentemente tutte e due le mani sul volante, invece di tenere la nota andatura barcollante da ubriachi, col collo incriccato in cui la recchia rimane adesa al cellulare. Se durante il tragitto ti squilla il cellulare devi rispondere immediatamente, e per farlo devi cercare il cell nella borsetta, invadere la corsia opposta, sterzare malamente, frenare senza motivo, accellerare alla cazzo. Tutto, ma non fare squillare a vuoto quel cellulare, chè è peccato mortale.

5) Non accellerare: sgomma. Non frenare: inchioda.

Queste due regolette testimoniano qualcosa che bisogna mettersi bene in testa quando si arriva nel Levante. E’ richiesta una guida sportiva, energica, inventiva. La macchina non si usa per andare semplicemente per andare da un punto A ad un punto B. Un viaggio in macchina è anzitutto un momento di esternazione della propria personalità. E la nostra personalità, parlo di noi pugliesi si fa notare. Uno pensa che mandare sms dal cellulare davanti ad un semaforo  quando c’è verde da dieci secondi, salvo poi suonare il clacson come un trombettista nero al semaforo successivo quando è un altro automobilista a fare la stessa cosa, sia un comportamento incoerente. O non curarsi dei pedoni sulle strisce pedonali (inutile vernice bianca sprecata) quando si guida salvo poi sfilare lemme lemme come una modella di Dior quando ad attraversarle a piedi siamo noi, sia un modo di fare irragionevole. Si tratta di marcata personalità, non capite un accidenti.

Quando lascio la Puglia e mi ritrovo sull’autostrada a percorrerla verso nord, e vedo che tutto torna noiosamente più ordinato e tranquillo, un moto di commozione mi spinge alla lacrima. La quale lacrima, però, è sempre meglio del travaso di bile che mi prendo ogni volta che guido nella mia scoppiettante terra levantina, creatrice vulcanica di leggi ad personam lungo la lunga strada della Puglia.



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