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Los Angeles: il post che cercavo. Parte 1

Creato il 27 luglio 2014 da Paola Annoni @scusateiovado

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Prima di partire per questo coast to coast alternativo (niente sud, si va a nord!) ho cercato informazioni soprattutto su Los Angeles, prima meta che, a dirla tutta non ci entusiasmava molto: troppe luci e lustrini, troppo turismo di massa (di quello brutto), troppo tutto quello che di solito non mi piace. E quindi ho cercato qua e là, ma nulla, niente che attirasse la mia attenzione davvero, perchè le cose consigliate erano sempre più o meno le stesse (e quelle che fondamentalmente non mi interessavano). Quindi armati di pazienza ci siamo messi alla ricerca di idee e consigli, e questo è il risultato della 48 h (o poco più!) losangelina.


Day 1 – L’ARRIVO
Atterrati nel primo pomeriggio siamo andati con il bus gratuito (si trova appena fuori dall’aeroporto) al noleggio auto della National e della Alamo (sono un grosso gruppo), a cui avevo chiesto un aiuto e uno sconto almeno sul drop off ma mi ha risposto picche, più o meno “rangiòt (arrangiati), ce lo chiedono già troppi”… D’estate prendere una macchina in un posto e smollarla in un altro ha un prezzo proibitivo che arriva anche a 700$. Un furto, ma non si può fare altrimenti. L’auto era giá prepagata e noleggiata su carhire3000.com, forse il migliore sito per il noleggio in tutto il mondo.
Un salto in hotel – al Paradise Inn and Suites a Culver City, un buon compromesso tra posizione, pulizia e prezzo dato che LA è tutto tranne che economica per gli hotel… – e poi… Black out, crollata dal sonno.
Ci siamo risvegliati giusto in tempo per una passeggiata al tramonto sul molo di Venice beach e due foto ad una spiaggia e ad un paesaggio incredibilmente familiare: dopo 5 serie di Hank Moody che gira da queste parti... Beh, tutto profuma di già visto.
Per cena scegliamo un BBQ davvero da local (non segnalato su LP e similari) , perché cosa posso mangiare la prima sera se non ribs, ribs e ancora ribs? Il locale in questione è il Baby Blues BBQ, e consiglio vivamente di provare i 3 tipi di costine, tra cui quella gigante di beef, deliziosa.

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Ah, uscendo dal noleggio, poco lontano troverete il celebre donut gigante: io ci farei uno stop.

DAY 2
Complice il fuso orario (ed il fatto che siamo andati a dormire verso le 9:30) ci siamo svegliati all’alba e siamo andati a caccia di colazione. Puntato le Pain du Jour (zona hollywood) , per scoprire che era chiuso. Ripiegato su l’Amande a Beverly Hills, dove abbiamo mangiato un croissant in due e di cui mi vergogno di dire il prezzo. Quindi, caffè da 7eleven e muffin spendendo un terzo…
Incuriosita ho chiesto di fare un giretto per Beverly Hills (negozi a cui devi pagare il biglietto per avvicinarti) e Hollywood Boulevard, dove si concentrano tutte le masse di turisti: a qualsiasi ora del giorno i negozi di souvenir e le strade sono pieni di gente. No, proprio non fa per me. Non è per snobbismo o voler fare la viaggiatrice a tutti i costi, ma non interessandomi patacchini da regalare o attrazioni fregasoldi (oh, non sempre!)… Beh, quell’angolo di LA proprio non mi interessa, anche perché c’è davvero molto da fare.
Ci dirigiamo verso Runyon Canyon, una zona collinare che troneggia sopra Hollywood (la celebre scritta è poco distante, ma bisogna arrivare in cima per vederla!) in cui i local sportivi e palestrati vanno a correre. Non so bene come visto che io ho rischiato di cadere almeno 5 volte salendo e scendendo in quelle stradine ed in quei gradini enormi ricoperti di sabbiolina scivolosa. Fatto sta che vedi salire e scendere ragazzotti con tartarughe che manco allo zoo… E figliole che sembrano uscite dalla copertina di Sport Illustrated (ok non tutti!)… Ma a parte questo, il panorama su LA visto da lassù è davvero sbalorditivo, per la bellezza e per quanto è sconfinato.
L’estensione della città mi aveva sorpresa già la prima volta che ero atterrata qui: cominci a vedere case un quarto d’ora prima di arrivare e i confini sono a perdita d’occhio. Forse non basterebbe una vita per girarla tutta.

Una curiosità: all’ingresso del parco c’è una bancarella con acqua, cibo e frutta con un cartello e una cassetta per i soldi. Ti prendi la roba e se sei onesto metti i soldi. Ancora mi stupisco!

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Salite fino in alto (portate dell’acqua) e godetevi la bellezza del ridotto skyline e la sensazione di piacere ad essere lassù.
Scesi da lì ci siamo comodamente seduti in macchina col condizionatore e abbiamo puntato alle colline: Mulholland Drive è da vedere. A parte i panorami è interessante osservare le ville costruite a picco sui dirupi e chiedersi chi abiterà in quelle case gigantesche nascoste dalle alte siepi. Scendendo siamo passati per Bel Air, che è proprio come nel trashissimo telefilm anni ’90 con Will Smith, le case son davvero così.

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Per somma gioia di Gianni abbiamo fatto tappa in uno dei pezzi storici di LA: la UCLA, il celebre college, famosissima per aver vinto una serie infinita di titoli nel basket negli anni ’60 e ’70, e in cui ha allenato John Wooden, uno dei più celebri nel basket NCAA. Quando siamo passati erano giorni di orientamento per matricole… E sì, è proprio come in ogni telefilm che si rispetti. La cosa che forse stupisce di più è la dimensione: è una città dentro la città.
Ora di pranzo, la camminata ci ha affamati… E quindi, perché non pranzare due volte al posto che una? Sì, sono seria, abbiamo mangiato un hamburger E un ramen a testa… Poi mi lamento che ho la pancia, ma come si fa a resistere quando l’offerta è buona, ampia e multiculturale?
Primo stop da Apple Pan, una storica hamburgeria che è uguale dal 1927, con tanto di arredi e cassa di un’altra epoca. Due soli tipi di hamburger (e sandwich che non abbiamo provato), la bibita servita in un cartoncino a forma di cono  infilato in un supporto di metallo. Stranezze. Hamburger molto buoni… Ecco, forse un po’ cari. Se non fossi stata in un locale storico, mi sarebbero girate le palle a spendere 8$ per un hamburger neanche troppo grande e davvero “normale”? Ma la scenografia si paga… Ecco, una piccola nota inutile: la Heinz probabilmente sopravvive soprattutto grazie a loro: un abuso di ketchup spropositato sia nei panini che nel piattino per intingere le patatine. Una persona di piccole dimensioni potrebbe farci tranquillamente il bagno. E andare sotto con la testa.

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La seconda tappa invece è verso oriente: ramen! Trovato sulla Rough guide, il ristorante Tsujita è segnalato su molti siti come il miglior Ramen di Los Angeles… Ed è consigliatissimo da me. Era ramen davvero! E già questo basta. Due diverse versioni: una con i tagliolini a parte da intingere (la loro specialità, effettivamente ottimo) e l’altro con un brodo lattuginoso decisamente di buona qualitá.
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Con la pancia piena in maniera imbarazzante ci siamo diretti a Santa Monica dove abbiamo cercato di smaltire qualche calorie dei due pranzi: parcheggiato vicino al centro pedonale (una lunga via di negozi), fatto tappa per un massaggio meccanico alla schiena ed ai piedi da Brookstone (se sono lì da provare… Proviamoli!) e comprato mutande da Victoria’s secret (l’offerta 5 x 25$ è perenne e almeno sono di cotone… Anche se di colori sicuramente non sobri… O se sono sobri hanno almeno una scritta “haloa!” sulle chiappe!) , abbiamo virato lungo l’affollatissimo Pier, il celebre molo con tanto di montagne russe e ruota panoramica. Poco lontano in teoria, si può trovare la palestra sulla spiaggia, quella vista e rivista in Baywatch… Ma non l’abbiamo trovata.
Curioso sapere che poco distante (tenendosi il molo alle spalle sulla sinistra) c’è il punto in cui finiva la storica Route 66. O da dove parte, secondo i punti di vista.
Sciolti al sole, torniamo verso l’hotel, a Venice, ma prima facciamo un piccolo tour tra i canali artificiali (hey! Ecco perchè si chiama Venice!) e i murales (belli) ed i barboni. Non è che abbiamo fatto il tour dei barboni, ma ce ne sono davvero tantissimi, soprattutto a Venice.
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Pisolino (son crollata letteralmente… Ancora! 45 minuti di coma totale ed assoluto), e poi una leggera cena da In-n-Out il nostro fast food preferito per vari motivi:
1- ci sono 3 panini: hamburger, cheeseburger e doppio cheeseburger
2 – le patatine le fanno al momento e sono fatte di patate… Le patate le vedi mentre le pelano e le tagliano. Ed è una cosa incredibile per un fast food.
3- l’hamburger costa DUE dollari ed è buonissimo
4- hanno un menu segreto, non scritto sui cartelloni. In pratica diverse opzioni di panino che potrete chiedere, magari strizzando un occhio (e sentendovi furbi… It’s so local!)
Ecco quali sono:
3 by 3 (3×3) o 4 by 4 (4×4) in pratica è come il cheeseburger ma con rispettivamente 3 e 4 hamburger e fette di formaggio. Ho letto di gente che ha provato a chiedere il 4×2 o cose simili. Io sono certa che se provassi troverei il cassiere che mi manda a quel paese (o a casa, a farmi i panini da sola)

Mustard grilled: in pratica ci sparano su una buona dose di senape prima di grigliarlo e pare essere delizioso (try this at home)

Grilled cheese: puoi chiedere pane e formaggio e basta (in pratica un panino che appena verrá ingoiato diventerá un blocco di legno) oppure con tutto (pomodori, insalata e salsina), l’opzione veg del cheeseburger

Animal Style burger: panino normale con l’aggiunta di una badilata di cipolle grigliate e salsina Thousand Island (quella rosa che sembra avere pezzetti di sottaceto all’interno), l’hamburger viene grigliato con la senape ed ha pure gli extra pickles. Na porcata insomma. Provato, preferisco il classico.

Animal Style fries: patatine classiche con sopra  un canadair di formaggio fuso e cipolle grigliate. Troppo.

proteins ed un semplice hamburger
fries &burger Animal style

Protein Style: niente pane, scegli l’hamburger e te lo fanno su in due foglie di insalate. Curioso, fresco, non male. Ma io preferisco sempre il pane (anche perchè il loro è morbidissimo e sembra pan brioche, ma dal lato interno è croccante).

Venuta fame? Arriva un’altra Los Angeles da raccontare.


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