Magazine Cultura

Ma la storia è un taxi?

Da Marcofre

La domanda del titolo sorge spontanea (come si dice), perché spesso si leggono dei commenti colmi di gratitudine ed entusiasmo a proposito di un romanzo o una raccolta di racconti. E si ringrazia l’autore per aver trasportato il lettore.

Certo: non si deve prendere per oro colato quello che si legge perché come sanno un po’ tutti, si tratta di iperboli. Tuttavia può essere l’occasione per riflettere (ancora) sullo scopo della narrativa.

La narrativa ha un problema: i lettori. Niente di personale, ma hanno le idee parecchio confuse. In parte non è colpa loro, perché sono sotto assedio e alla fine credono a quello che viene ripetuto loro con maggiore frequenza.

In parte è colpa loro perché si può scegliere sempre, ma è preferibile non farlo per restare a far parte della maggioranza.

A complicare ancora le cose ecco che la stessa industria editoriale produrre sbobba, perché “il mercato la richiede”. E occorre riconoscere che spesso la sbobba nasconde delle pepite d’oro. I romanzi di Simenon sul commissario Maigret, per esempio, sono straordinari, e permettevano all’editore di investire su autori di nicchia.

Le eccezioni confermano la regola.

Quello che mi chiedo è questo: se una storia mi trasporta, quanto mi coinvolge davvero? L’idea è che la lettura finisca con l’essere come il viaggio per certi turisti: un spostarsi da qui a là, senza mai entrare in contatto con la realtà del luogo dove stanno. Il 90% del turismo è così, per questo poi si trovano simpatici italiani che a Singapore chiedono un piatto di spaghetti “come si deve”.

A Singapore?

Più che un viaggio, la storia dovrebbe essere un’esperienza. Il che non esclude il viaggio certo, ma non un’esperienza qualunque, bensì qualcosa all’insegna dell’imprevedibile.

I pessimi viaggiatori detestano ogni imprevisto. Attraversano gli Stati Uniti, e in Oklahoma trovano l’uragano che li costringe a cambiare tragitto? È inammissibile.

L’aereo è in ritardo per via di una tempesta? Al ritorno l’agenzia di viaggio mi “sentirà”.

Tutto deve essere pianificato, seguire lo schema, non uscire mai dai binari: sia la vita, che ovviamente la narrativa. Ecco allora il fiorire delle guide che spiegano come costruire un best-seller, e come spiegare il successo di tanti romanzi. Niente avviene per caso ma tutto segue una sua logica, e il lettore ringrazia nel solo modo che conosce. Acquistando quei libri rigidi, senza imprevisti, dove il finale è già scritto e definito perché non vogliamo che ci sorprenda.

La buona letteratura come mi pare di aver già scritto, è un agguato.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :