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Mangiare a Parigi

Creato il 05 dicembre 2014 da Ariannarossoni

Se qualcuno ha vissuto all’estero (o risiede attualmente, o conosce bene determinati luoghi) e volesse partecipare a quest’iniziativa, può scrivermi a [email protected] Si tratta di creare mini-guide riguardo abitudini e piatti tipici (o da *non* ordinare!) di paesi esteri, magari di città specifiche. Sono graditi link e indirizzi di posticini dove fare la spesa o pranzare/cenare/fare un brunch o una merenda, il tutto ovviamente secondo i principi di un’alimentazione sana e consapevole.

Qualche settimana fa sono stata a Parigi per un weekend, con il mio fidanzato. Ilaria, una ragazza gentilissima che ha vissuto nella capitale francese per diversi mesi, mi ha dato tanti suggerimenti su luoghi particolari da visitare, e tappe gastronomiche doverose per una dietista che voglia veramente immergersi nelle tradizioni locali. Ehm!
Grazie a lei posso pubblicare questo articolo sulla Francia e su Parigi nello specifico, arricchendo anche di qualche consiglio in più testato sulla mia pelle in quei giorni di stacco dal lavoro.

Avete già in mano i biglietti aerei per partire…?

53c134b32b0b1545ef326171fdc6a0f11. A Parigi si può trovare tutto quello che palato e pancia chiedono, e senza spendere cifre spropositate né nei ristoranti né nei supermercati o nei mercatini, inclusi prodotti biologici. Gli amanti della cucina etnica troveranno pane per i loro denti, grazie ai locali aperti da immigrati tunisini, vietnamiti o orientali: non (o meglio, non solo) street-food che è più una miscellanea del peggior junk-food, ma vero cibo etnico. 
Naturalmente, ottima anche la cucina francese tradizionale: ci sono ristoranti specializzati nelle varie cucine regionali, dall’Alsazia alla Bretagna, dalla Borgogna alla Provenza.
Inoltre, gli appassionati della novelle-cuisine avranno diversi ristoranti stellati tra cui scegliere, però mettendo mano al conto in banca…

2. Ovviamente, in una metropoli qual è Parigi, bisogna stare attenti alle trappole per turisti. A meno di avere notizie certe sulla fama del locale, diffidate dei locali negli arrondissement centrali (I, II, III, o Montmartre) che espongono menù in 15 lingue con tanto di foto (o peggio, piatti in vetrina).
I ristoranti francesi hanno un menu diverso rispetto al nostro, che è strutturato in antipasti-primi-secondi-contorni-dessert. Troverete delle proposte come “entrata”, in genere simili ai nostri antipasti; a seguire il “piatto principale”, che è un piatto unico di carne o pesce o uova, spesso accompagnato con una piccola porzione di riso bollito o patate. Da ultimo, le proposte dei dessert, tra cui anche frutta fresca e fromage-blanc, una sorta di quark (formaggio fresco) servito con miele. Molti ristoranti offrono le formules, ossia un menu a prezzo fisso con due o tre portate (in media 8-13 €; qualcosa in più se volete anche il dessert o il vino).

3. Ricordate di ordinare la carafe d’eau e non l’acqua in bottiglia… A meno che vogliate spendere 3-5 euro per 75 cl di acqua minerale. La carafe d’eau altro non è che acqua potabile di rubinetto: non vi addizioneranno alcun costo. Spesso nemmeno il coperto e il servizio sono da pagare.

4. I francesi sono pazzi per tutto ciò che è bio-nature-detox, quindi è vi sarà difficile imbattervi in ristorantini di questo tipo (pieni di hipster francesi, chiamati Bobo, ossia bourgeois bohème). Locali bio-chic sono principalmente negli arrondissement IX-X-XI, e sono leggermente più cari rispetto ai normali ristoranti.
Questa tendenza è presente anche nei supermercati: in Francia c’è un vero terrorismo psicologico contro l’olio di palma, i pesticidi e gli allevamenti intensivi (…beati loro!), quindi è facile trovare prodotti *consapevoli* che costano molto meno del biologico qui in Italia (addirittura nei supermercati normali vi sono intere corsie dedicate al bio).

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5. Se trascorrete più di qualche giorno a Parigi, Ilaria vi consiglia di informarvi sui mercatini del quartiere dove soggiornate, completamente diversi dai mercati italiani. Innanzitutto i mercati sono esclusivamente alimentari e si articolano intorno a piccole bancarelle di legno dove sono esposti i prodotti (bio e non, km zero, prodotti tipici di varie regioni della Francia). Si possono trovare un’infinità di prodotti che potrete mangiare durante la vostra vacanza, o portare in valigia, ben imballati: formaggi e vini da produttori locali, macellai, pesce direttamente dalle coste atlantiche, ostriche e granchi ancora vivi, verdure freschissime, pane bio e senza glutine.
Sempre nei mercatini troverete anche bancarelle con street food tradizionale ed etnico: libanesi, vietnamiti, caraibici… Non è molto sostenibile, ma Parigi è la città dei frutti tropicali (per via delle ex colonie francesi): mango, avocado, papaya e altri prodotti esotici.
I mercati più famosi sono Marché Raspail e Marché Bastille.
Quindi mangiare sano (anche per chi ha allergie o intolleranze-lattosio, glutine,…) è possibilissimo!

6. I parigini non sono soliti far la colazione fuori e, probabilmente, non sono nemmeno abituati a farla a casa. Durante il weekend è immancabile il brunch con salmone affumicato, uova, torte salate e quiche, tè orientale e dessert per concludere; durante la settimana è più semplice che il primo pasto della giornata sia risolto in un caffè. Se soggiornate in hotel, tenete conto che sono pochi quelli che offrono prima colazione inclusa nel prezzo, e pagarla a parte può costarvi fino a 8-15 €: meglio se vi organizzate per tenere qualcosa in camera, o passiate in boulangerie quando uscite per la vostra passeggiata.

7. La cena è solitamente tardi: tra le 20 e le 21, perchè a Parigi tutti lavorano come dei pazzi. Abitudine molto diffusa (verso il fine settimana) è uscire dall’ufficio e fiondarsi in un bar per l’happy hour. Attenzione: gli aperitivi qui non sono come quelli italiani. C’è solo da bere a prezzi molto bassi (per essere in una capitale europea); massimo 5 € per birra, cocktail, vino – e, se siete fortunati, una manciata di cacahuetes (arachidi). La cosa stranissima -e anche non molto sana- è che i parigini bevono come pazzi senza mangiare nulla, tirando anche le 21-22. Per loro è una cosa normalissima, un modo per fare public relations.

8. Come accennato prima, la domenica mattina è d’obbligo il brunch, dalle 11 fino alle 15, dove viene generalmente proposto un piatto salato (quiche o salmone, uova strapazzate o cocotte), bevanda calda, succhi di frutta, viennoiserie, yogurt e muesli, un dessert.

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9. Parlando di luoghi comuni… La leggenda della baguette sotto l’ascella è vera! I parigini vanno pazzi per il pane e per tutto ciò che vendono nelle boulangerie: ci sono più panettieri a Parigi che non bar. Ilaria vi consiglia la baguette “tradition” (anche in versione integrale), a suo dire il pane più buono mai assaggiato. Se volete peccare sul dolce, non dovete perdervi i croissant pur beurre o un classico pain au chocolat; sul salato, in tutte le boulangerie troverete la quiche lorraine (con pancetta, panna e groviera… Non leggera, e non anti-lattosio).
Cercate sempre gli Artisan Boulanger, che sono quelli che sfornano il pane sul luogo (consigliatissime Maison Landemaine e Huré, con vari punti vendita nella città).

10. Per i caffeina-dipendenti una brutta notizia: come in altri Paesi esteri, anche in Francia il caffè costa molto di più rispetto ai nostri standard; lo stesso dicasi per cappuccino, tè e tisane. Però, se siete fan del tè, a Parigi cascate bene: vi sono un sacco di té-erie (neologismo, oui) che vendono tè da tutto il mondo e di tutti i tipi; i più famosi sono Mariage Frères (con diversi punti vendita nella città), Dammam Frères (troverete i prodotti nei migliori negozi di Parigi, come La Grande Epicerie, in rue de Sèvres), Fauchon (in Place de la Madeleine).

11. Appena ci sono 15° e il tempo è bello, i parigini fanno picnic ovunque: nei parchi, sugli Champs de Mars, sul lungo Senna. In particolare le sponde della Senna di sera sono piene di giovani che fanno apéro con vino francese, baguette e camembert. Un’esperienza da provare!

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12. Ilaria ci dice che i ristoranti giapponesi di Parigi sono *veri* giapponesi, e non -come spesso è in Italia- un cinese reinterpretato a giapponese. Il giapponese autentico si trova in rue Sainte-Anne (leggete qui i ristoranti migliori su questa via).

13. Amanti dell’hamburger? Scordatevi il McDonald’s… I parigini hanno una fissa maniacale per gli hamburger “haute-couture”, con ingredienti consapevoli, patatine cotte a mano, pane appena sfornato (c’è anche un sito dove recensiscono ogni singolo burger parigino).

14. I consigli di Ilaria su cosa assaggiare assolutamente prima di lasciare la capitale:
– Soupe à l’oignon (zuppa di cipolle gratinata con gruviere… antibiotica, ma anche anti-fidanzato temo)
– Macaron (di Pierre Hermè, NON dal panettiere)
– Croissant (ovunque)
– Tarte tatin alla mela o pera
– Eclair (bignè oblunghi ripieni di creme di vari gusti)
– Matcha latte (nel quartiere giapponese, anche con latte di mandorle)
– Baguette Jambon Beurre (da Chez Aline, rue de la Roquette 85)
– La quaglia (caille), cucinata in diversi modi.
– La tartare di manzo (boeuf tartare) con le frites (tagliate a spicchi e non formato-McDonald’s)
– Le crepes (quella originale della Normandia, chiamata galette, sia dolce -perfetta con cannella o cassonade- che salata, di grano saraceno; evitate quella alla Nutella dei baracchini ambulanti: la trovate ovunque)
– Ostriche (huitres)
– I formaggi francesi, quasi sempre fatti a latte crudo

15. Questo paragrafo è aggiunto appositamente da me (Arianna!)… Sapete che ho una dipendenza da cioccolato, e da cioccolato *vero*, artigianale, di alta qualità. A Parigi ho speso -ehm- parecchio in barrette di cioccolato introvabili altrove. Alcuni dei migliori cioccolatieri, che hanno vinto diversi premi internazionali, sono Pierre Marcolini (in realtà, lui è belga), Pralus, Michel Cluizel, Patrick Roger, Jean-Paul Hévin, Alain Ducasse, La maison du Chocolat. Nei loro negozi (che sono vere e proprie boutique) troverete sia tavolette di cioccolato “semplice” (ma di una qualità inimmaginabile), sia creazioni di cioccolato, pasticcini, cioccolatini ripieni. Alcuni di questi cioccolatieri hanno più punti vendita nella città, altri solo uno o due. 
Il miglior cioccolatiere di Francia, che ha vinto la medaglia d’oro per diversi anni di seguito all’International Chocolate Awards, è Raymon Bonnat: lui purtroppo non ha una propria boutique a Parigi, ma troverete alcune delle sue tavolette in vendita alla Grande Epicerie, una sorta di Eataly francese dove troverete i migliori prodotti enogastronomici della città. Ho visto delle bustine di tè bianco Pai Mu Tan sulle quali ho lasciato il cuore, gli intenditori di tè mi capiranno…
Ad ogni modo, visto che questo è un sito “di parte” e con opinioni soggettive, vi dirò che io e il mio ragazzo (fine intenditore di cioccolato, anche più di me!) non abbiamo eccelse le tavolette di Bonnat: lui preferisce Marcolini, io Cluizel. Magari abbiamo solo sbagliato tavoletta: la qualità di cioccolato non dipende solo dal grado di fondentezza, ma anche dall’origine (per essere sicuri, sul venezuelano difficilmente sbagliate). Ad ogni modo *se qualcuno di cui non faccio nomi mi aiuta come più volte promesso*… presto avrete uno o due articoli di cui parleremo solo di cioccolato.

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16. I ristoranti consigliati da Ilaria a Parigi:
La Petite Perigiurdine (39 Rue des Écoles, V arrondissement) per un pasto tradizionale francese, con un ottimo rapporto qualità prezzo.
Blueberry,uno dei migliori giapponesi provati da Ilaria, in Italia e all’estero. Un po’ caro, tenetene conto.
– Nel IX arrondissement Le BAT e Braisenville.
– In stile vegetariano, adatto per colazioni, brunch e pranzi, Holybelly.
MEZZ.
Clint.
– Un hamburger divino da BAB.
– Il gioiello parigino di Ilaria, Calmato. Sempre pieno e senza possibilità di prenotare, quindi bisogna andare presto, intorno alle 19. Fanno quasi esclusivamente pesce con qualche piatto vegetariano in modo davvero originale. Si spende intorno ai 40 € con vino. Ostriche divine…

17. Per le pasticcerie, i brunch e i café, Ilaria vi consiglia:
Aki Boulanger nel I arrondissement, per delle deliziose brioches di matcha e atzuki (il tè matcha è tra i tè verdi più pregiati al mondo, mentre gli atzuki sono fagioli rossi giapponesi spesso usati per ricette dolci).
Breizh cafè, per le vere crepes al grano saraceno, nel III arrondissement.
– Nel V, troverete la pasticceria del giapponese Sadaharu Aoki, davanti alla quale io sono passata in un momento poco propizio per un dolcetto, purtroppo!
Pierre Hermé, famosissimo per i suoi macarons; ha diversi punti vendita nella città.

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Io e Ilaria (che ringrazio di cuore per avermi aiutato con la mia vacanzina!) vi auguriamo buon viaggio!


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