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Maputo City /La valigia di Elisa / Promemoria indispensabile

Creato il 24 aprile 2014 da Marianna06

 

Cosa-mettere-in-valigia

 

Il tempo vola e occorre sbrigarsi. Questa mattina, dopo una necessaria corsa negli uffici  della prefettura cittadina per mettere ordine eventuale al passaporto e  una puntatina dal medico di base, per concordare la profilassi necessaria al viaggio, ritorno in ufficio per Elisa e saluti rapidi ai colleghi e al direttore.

Del biglietto aereo se ne occupa l’agenzia di fiducia e pare che non ci siano grosse difficoltà per il posto.  

Volo Roma Fiumicino  per Maputo è l’iter da percorrere con sosta di appena qualche ora in Portogallo.

Nei giorni a venire tuttavia, gioco forza, bisognerà andare in giro per negozi  e cercare l’abbigliamento versatile –come le ha suggerito Chiara – perché non ci siano problemi una volta sul posto e lei , l’Elisa, possa sentirsi a proprio agio.

Il suggerimento di Chiara, l’amica  fotografa, che ha al suo attivo più di un viaggio nel continente nero, è di puntare su colori quali il verde, il beige e il marrone.

E di non dimenticare, accanto a capi leggeri, felpe , giacche a vento e qualche cardigan per combattere l’umidità delle notti.

Naturalmente non mancherà di mettere in valigia una piccola “farmacia” ( antidolorifici, antistaminici, antifebbrili e disinfettanti accanto alla giusta protezione solare e al repellente antizanzare).

E poi, ancora, la preziosa macchina fotografica,il binocolo, il computer portatile, il registratore e carta e penna.

Anzi tante penne, che possono risultare utili da distribuire ai bimbi che sul posto di certo faranno l’assedio con domande e richieste di doni.

Questo è il promemoria di Elisa per l’oggi e i giorni prossimi.

Intanto il cuore in petto batte con un’accelerazione mai riscontrata prima.

Africa chiama, Elisa risponde e l'immaginario procede a ruota libera.

                                                                                                                (continua)

 

Image

                                  di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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