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Matofobia o matofilia?

Da Enricobo2

 

Matofobia o matofilia?

foto:flickr

Il prossimo Carnevale della Matematica si terrà il 14 dicembre su [email protected] di Annarita. Il tema è interessante, soprattutto quando senti da parte di molti su questo argomento, un chiamarsi fuori sdegnato. Ah io, il cassetto dei numeri ce l'ho sempre avuto chiuso! Eppure se andiamo a dare un occhiata nei nostri ricordi, si trova sempre qualche cosa che giustifichi un andamento ondivago tra i due estremi, fino a che, non si sa bena quando, è scattato qualche cosa che ha fatto saltare definitivamente il fosso verso una delle due trincee, in cui barricarsi per il resto della vita. Anche a me credo sia successa la stessa cosa. E' cominciato tutto alle Medie, dove ero caduto nelle mani di una professoressa di altri tempi: la famigerata Signorina Trucco. Era costei una vecchina (così almeno mi sembrava) piccolissima e minuta, direi alta come noi ragazzini. Sempre vestita di nero arrivava, temutissima, davanti alla porta come un fantasma ed immediatamente il chiacchiericcio fanciullesco si chetava. Un vento gelido attraversava l'aula mentre noi, in piedi (almeno mi sembra, ma il tempo può essere bugiardo) attendevamo che scalasse la cattedra da dove ci dominava dall'alto con occhio indagatore. Parlava a voce bassa in un silenzio perfetto, riempiendo la lavagna velocemente con un cancellino nella sinistra ed il gessetto che strideva.
Era rigorosissima e ci impartiva (questo è proprio il verbo adatto) lezioni perfette e precise, pretendendo l'esecuzione puntuale di montagne di espressioni che ci facevano riempire pacchi di quaderni e che dovevano essere risolte in modo ordinato e combaciare sempre col risultato con il libro. Non c'è dubbio, in quel periodo temevo la materia come non mai, però la terribile Signorina (che in realtà era poi buonissima e alla fine dell'anno anche generosa nei voti e che, tanto per dire, in tutto il suo tempo libero si occupava a tempo pieno dell'ultimo orfanotrofio rimasto in provincia) mi aveva inoculato un qualche tipo di germe misterioso che dentro di me si moltiplicava invadendo irrimediabilmente i miei pochi e deboli neuroni e insinuandomi quella sottile voglia di trovare la soluzione dei problemi, che ti fa isolare dal mondo quando a tutti i costi vuoi finire un Sudoku difficile e niente riesce a farti posare quella maledetta matita fino a che non sei arrivato in fondo. Infatti col tempo direi che ho a poco a poco abbandonato la parte oscura della forza e mi sono appassionato, sempre con moderazione naturalmente come si confà a noi tuttologi.
L'ultimo combattimento con Dart Fenner per risucchiarmi nel vortice della fobia, avvenne nel mio tentativo di diventare ingegnere. Lo scontro con il capitolo I Rotori di Analisi 1 e il mio esame di Geometria 1 col prof. Longo che si puliva l'interno dell'orecchio con un pezzo di carta arrotolato, strappato con disprezzo (o commiserazione) dal mio scritto, mi furono quasi fatali e per poco l'odio definitivo non prevalse. Il 30 e lode di analisi dell'anno successivo a Scienze Agrarie (di altro livello ovviamente) mi riappacificò con la materia, ma il salto della quaglia definitivo lo diede, credo, la rubrica di giochi matematici di Martin Gardner su Le scienze, che girava come una Bibbia nel nostro alloggio di studenti assieme al Mondo di Pannunzio. Eh sì, possiamo dire che da allora mi sono iscritto definivamente alla congregazione dei Matofili (con moderazione, naturalmente).
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