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Matteo Renzi su congresso e primarie

Creato il 09 ottobre 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online
Matteo Renzi torna a parlare a margine della presentazione del nuovo libro di Fabrizio Barca e dice la sua su congresso e primarie.

Photo credit: saliko / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0.

Matteo Renzi torna a parlare e lo fa con a fianco Fabrizio Barca, alla presentazione del libro “La traversata”, alla libreria Feltrinelli di Firenze. L’occasione per Matteo Renzi di parlare di congresso e di primarie: “primarie aperte, senza timori, evitando di cadere nel “tranello che già in passato ha fatto scambiare questa formula per un modo nascosto di lasciare che  gli avversari del centrodestra mettano il naso in casa nostra”. Renzi si concede anche quella che è a metà strada fra una battuta e una riflessione, contrapponendo al partito “pesante” di Barca e a quello “liquido” di veltroniana memoria, un partito pensante: “nell’epoca dell’appartenenza sempre meno solida c’è bisogno di un partito diverso: non so se sarà pesante o leggero, però sarà un partito pensante. Nel 2013  credo che ci sia bisogno del partito, e il congresso serve a chiarirsi su che tipo di partito vogliamo. Credo però che il modello di Bersani, della robustezza, sia fallito: gli iscritti erano 800mila, ora sono 250mila”. Un attacco quindi all’ex segretario e ex avversario alle primarie, reo di non aver impresso al Pd quella svolta che ci si aspettava dalla richiesta di rinnovamento che gli iscritti alle primarie avevano già dimostrato di caldeggiare fortemente. Matteo Renzi ha detto poi la sua sul capitolo primarie: “contesto che si faccia passare il concetto delle primarie aperte come strumento con cui una banda organizzata decide di mettere il naso nel nostro partito. Lo anticipo, ma lo avrei voluto dire sabato a Bari: una campagna a tappeto su alcuni temi, comune per comune, su un target, parola che a qualcuno non piacerà, di persone che ci hanno sempre votato. Vorrei che questo facesse il Pd”.
Sulla riforma scolastica, ha annunciato, sarà più preciso a Bari. Ma il progetto ce l’ha già in testa: “Abbiamo 5.000 assessori all’Istruzione in Italia, partiamo da loro per promuovere una campagna d’ascolto dal basso in cui saranno gli insegnanti a dirci che tipo di scuola vogliono e non noi politici ad imporre a loro la nostra idea”.


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