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Miracolo italiano: il clandestino diventa contribuente

Creato il 21 settembre 2012 da Tabulerase

Miracolo italiano: il clandestino diventa contribuenteVi sarà capitato in questo mese di sentire parlare del decreto di emersione per i lavoratori migranti che soggiornano irregolarmente in Italia, uno degli innumerevoli decreti varati dal Governo per il risanamento dei conti pubblici. Questa volta i tecnici, con dati alla mano, hanno puntualmente individuato un’ottima modalità di incasso economico e ad onor del vero, i dati li hanno studiati bene ( dopo la debacle sul conteggio degli esodati). Sì, perché dal Rapporto Istat 2012, risulta una presenza di migranti regolari sul territorio italiano di circa 3.500.000[1], in continuo aumento, e si valuta che gli irregolari siano circa 420.000[2].

Emerge inoltre la tendenza ad ampliare la dimensione familiare scegliendo di avere figli in Italia.

Che dire? Una finanziaria sui migranti!

Una sanatoria di tale portata non si vedeva da circa 10 anni, in realtà da allora tra le restrizioni inquisitorie della Bossi -Fini e le corse dei click day, i migranti più che lavoratori-contribuenti, sono stati considerati merce da contingentare e pericolosi criminali.

Lo sappiamo, la globalizzazione ha consentito di superare le barriere territoriali e l’idea di “confini nazionali”… per le merci, certo, ma le persone? No, la globalizzazione economica, non include la globalizzazione dei diritti.

Certo, il provvedimento governativo muove da uno spirito utilitaristico e pragmatico, più che solidaristico e ispirato ad un’idea di partecipazione attiva della cittadinanza e riconoscimento democratico di lavorare e soggiornare, ma questo è uno di quei casi in cui l’obiettivo finale, mi pare più importante della motivazione. Che il provvedimento non abbia fini  idealmente ispirati, si comprende dalle cifre. La regolarizzazione comporterà il pagamento di una tassa di 1000 euro, più contributi da 3 a 6 mesi (chissà se saranno davvero i datori di lavoro a sostenere l’intero costo), ma mal comune mezzo gaudio: datore di lavoro “legale” e clandestino “regolarizzato”.

Il punto è proprio questo. In Italia sono tanti i migranti a cui scade il permesso, che poi vengono occupati in nero e non hanno la possibilità di rinnovarlo, diventando uomini e donne invisibili, che lavorano nell’assistenza domestica, in agricoltura e in edilizia, ma restano nel limbo della legalità. Dura vita: hai necessità di recarti presso il  pronto soccorso? Vorresti tornare nel tuo paese per andare a trovare i tuoi familiari, festeggiare il compleanno di tua nipote o assistere tua madre? Non puoi farlo, perché incombe sempre l’incubo del binomio arresto-espulsione, che i cari Bossi e Fini, ci hanno lasciato in eredità.

Quel che mi auspico è che quanti più invisibili emergano, perché meno lavoro nero e più legalità non è un interesse del singolo, ma una garanzia di giustizia sociale ed equità.

Deve esserci un vero  riconoscimento del migrante, con tanto di Tavolo per l’Immigrazione governativo, che non sia una scenetta dovuta, ma in cui le parti sociali possano davvero trovare lo spazio per le rivendicazioni necessarie.

Lo straniero non lo è più così tanto. Nel 2010 i nati da cittadini migranti sono stati oltre 78 mila, pari al 13,9 per cento del totale dei nati. Sono le seconde generazioni, sono gli amici, le compagne, i mariti  dei nostri futuri figli.

Sono i raccoglitori di arance, i potatori dei vitigni, gli operai della nostra villetta al mare e le badanti dei nostri genitori?

No, sono  i nostri commercialisti, avvocati e magistrati, i nostri imprenditori. Pensate che nel 2012 si è stimato che il 7,4% delle imprese, sono state messe su da imprenditori immigrati[3].

Sono figli d’Italia, spesso con il foglio di via, ma le cui risorse sono investite qui e che contribuiscono quotidianamente ad aumentare il benessere economico e sociale del nostro paese.

p.s. se conoscete qualche furbetto che non vuole regolarizzare un lavoratore “clandestino”, è meglio suggerirgli di provvedere, perché terminata la sanatoria, il migrante che denuncia il datore di lavoro, che lo occupa in nero, ottiene il permesso di soggiorno e, il datore di lavoro, pagherà caramente i contributi negati!



[1] Rapporto Istat 2012, pp 61-63

[2] http://www.ismu.org/upload/files/20101116120625.pdf

[3] Dati Fondazione Leone Maressa.


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