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MODA e MUSICA e VICEVERSA

Creato il 22 febbraio 2012 da Upilmagazine @UpilMagazine

Nella seconda metà degli anni ’60 una ninfetta di nome Nancy Sinatra, ereditiera del talento del celebre padre The Voice, è riuscita con la sua voluminosa chioma bionda a scalare le pop hit statunitensi e britanniche grazie all’inconfondibile brano “These boots are made for walking”. Nancy catturò l’attenzione di tutti incassando critiche e guadagnandosi un posto tra gli immortali che hanno influenzato la storia della musica, della moda, del cinema e dei costumi sociali.
Una provocazione irriverente e coraggiosa la sua che nel 1966 ufficializza il desiderio femminile di cambiamento nello stile, spianando la strada alla rivoluzione culturale maturata in quegli anni. Da un punto di vista del lancio di una moda, con “These Boots”si assiste al capovolgimento dell’utilizzo degli stivali con un concetto innovativo di footwear, che ha visto grandi Maison come Yves Saint Laurent nei primi anni ’70 includerli per la prima volta nelle proprie collezioni; da un punto di vista socio-culturale, è straordinario l’effetto del brano ottenuto sull’evoluzione sociale dell’affermazione dell’identità della donna. Quella che vuole liberarsi dalle vecchie regole del bon ton scoprendo ed accentuando una parte del corpo sensuale e sexy come le gambe.
Indossare minigonne (sdoganate negli anni ’60 dal fenomeno britannico della Swinging London) ed infilare un paio di “go-go boots” con cui camminare, ballare e…amare? Sì, si può. La nascita del trend “go-go boots”, attribuita al designer André Courrèges e legata al successo di Nancy Sinatra, è un esempio tangibile dell’importanza dell’influenza esercitata dalla moda sulla musica e viceversa. La tendenza all’innovazione, alla contestazione, alla voglia di far emergere la propria identità ed uno stile di vita personale sono le coordinate per viaggiare attraverso uno “stargate” che ci mostra quanto sia sempre stata forte la relazione tra le due realtà.
Gli anni ’60-’70-’80 rappresentano le tre decadi più incisive del XX secolo, tracciando una tag indelebile nella storia della scena musicale e del fashion system. A cominciare dal movimento Hippie consacrato nel ’69 con il festival di Woodstock che ha spostato l’asse del mondo della musica, creando leggende del rock, differenziandosi per uno stile che riecheggia ancora nei caleidoscopici tessuti di Etro, nelle fantasie visionarie e psichedeliche di Alexander McQueen, nell’insistenza “folk” dei fiori come sugli abiti leggeri di Sessùn, su gilet e jeans a zampa, zeppe e tacchi larghi, fino alle fascia sulla fronte.
Così milioni di giovani con i loro “magic bus” raggiungono la “Mecca della Musica” per vivere ciò che Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jefferson Airplane, The Who lasceranno ai posteri. Proteste e trasformazioni generazionali trovano seguito nell’universo creativo degli anni ’70-’80, dove la genialità di Vivienne Westwood rimarrà alla storia per la trasgressiva capacità di stravolgere il sistema moda. Lei inventa infatti il look della contestazione che verrà inglobata nell’ideologia degli artisti in nome di quel codice anticonformista e ribelle chiamato “punk”. Creste, spillette, borchie su giacche, cinture e scarpe insieme ad un urlo anarchico dominano le strade: esplode il punk rock di Sex Pistols, The Clash, Ramones, The Stooges.
Dal “proto-punk” in poi, la cravatta moda-musica si stringe attorno a sfumature diverse di una società che, dai ’90 al presente, oscilla tra incertezze e timori, con la conseguente reazione individualista postmoderna riflessa nei comportamento collettivo. Evidenti i segnali: dall’effetto della subcultura grunge dei Nirvana nei sofferti anni ’90 ripresa da Marc Jacobs a quello dell’attuale fenomeno “guerrilla art” di M.I.A., cantante inglese e trendsetter che ha rapito l’attenzione del designer Alexander Wang.
Entrambi questi segnali ci fanno riflettere come i due cosmi moda e musica detengano ancora oggi il primato di principali espressioni dell’inarrestabile metamorfosi socio-culturale. La stessa che funge da vela al vento della loro reciproca contaminazione.


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