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Molestie minori. 400 sacerdoti “licenziati” nel 2011-12

Creato il 18 gennaio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

Polemiche per le rivelazioni sui numeri dei sacerdoti “licenziati” negli anni 2011-12 per molestie sessuali a bambini. L’Associated Press ha infatti diffuso oggi un documento, relativo agli anni 2011-12, che dimostrerebbe come durante quel periodo, il pontefice Benedetto XVI avesse ridotto allo stato laicale 400 preti, accusati a vario titolo di molestie nei confronti di minori, dati notevolmente alti, ma smentiti dalla stessa Santa Sede, che li ha definiti “errati”.

Eppure l’agenzia ha citato un documento ufficiale, peraltro pubblico, ma disponibile quasi solamente all’interno del Vaticano o delle biblioteche dell’Università Cattolica. I dati fanno parte della documentazione prodotta dalla Santa Sede per la sua difesa a Ginevra davanti alla commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, convocata proprio per analizzare la corretta applicazione da parte dello stato del Vaticano della Convenzione per i diritti del fanciullo. La documentazione è dettagliata e contiene rapporti sull’attività di vari uffici, compresa la Congregazione per la Dottrina della Fede, cui lo stesso Ratzinger, prima di divenire pontefice, era responsabile e che si occupa tra l’altro della valutazione sulle segnalazioni di presunti abusi di religiosi.

Le 400 riduzioni allo stato laicale effettuate da Benedetto XVI dimostrano il notevole incremento dei casi (o dei controlli) rispetto al 2008-2009, quando erano state segnalate “solo” 170 degradazioni. I dati precedenti non sono disponibili perché il Vaticano si era sempre limitato a rivelare il numero delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti e non dei provvedimento definitivi presi (quindi corrispondenti a casi provati e accertati).

Il documento rende l’idea di come le procedure della Santa Sede per il contrasto alla pedofilia si siano evolute e ramificate nel tempo, soprattutto nell’ottica di una, seppur prudente, maggiore trasparenza nella diffusione di dati non certo piacevoli per l’immagine della Chiesa terrena. Le norme erano state riviste già nel lontano 2001 dall’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, che aveva previsto che la Congregazione analizzasse ogni caso di denuncia arrivato presso la Santa Sede e si coordinasse con i vescovi su come procedere, consentendo al prete di difendersi dalle accuse rivoltegli.

Puntuale è arrivata la smentita della Santa Sede stessa, che per bocca del portavoce padre Federico Lombardi, ha definito la notizia diffusa dall’Associated Press, come basata su una lettura sbagliata dei dati, che sono pubblicati all’interno di un volume intitolato “Attività della Santa Sede 2012″. Il portavoce della sala stampa vaticana ha definito i dati presenti come comprensivi di diversi casi avvenuti in anni precedenti e non si riferiscano all’esito delle procedure avviate contro gli abusi, non riferendosi quindi al numero di sacerdoti ricondotti allo stato laicale.


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