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Mr. Renzi e il drago con gli stivali (di Chris Barlati)

Creato il 02 luglio 2014 da Conflittiestrategie

[ndr, articolo di un nuovo giovane collaboratore]

 

I rapporti tra Cina e Italia, almeno formalmente, risalgono al lontano 1970, col riconoscimento, da parte dell’italia, della Repubblica Popolare Cinese. Occorre peròprecisare che giànel 1955 Pietro Nenni, segretario del Partito Socialista, si recòin visita a Pechino, venendo ricevuto da Mao-Tse Tung. Inoltre, dal 1979 al 2003, sono stati 2136 i progetti sviluppati da imprese italiane in Cina, per un valore di circa 4 miliardi di dollari. In più, dal 1981 al 2003, sono stati siglati 2098 contratti sull’introduzione di tecnologie innovative.

Per comprendere il motivo dell’intensificarsi dei rapporti economici e politici tra i due paesi, occorre fare un piccolo sunto degli eventi piùimportanti della recente storia politica italiana, dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

L’Italia, a seguito del secondo conflitto mondiale, rientra nello sfera di influenza geopolitica americana. I governi che seguirono la caduta della monarchia furono, fino allo scandalo di tangentopoli, il frutto degli accordi tra classe dirigente, poteri forti, mafia, Chiesa cattolica e lobby americane.

Il panorama politico si caratterizzò, dunque, per un pluralismo partitico ed e per la coesistenza di ideologie diverse. In particolare, le vicende legate ad un Russia mutevole ed intrigante favorirono lo sviluppo delle correnti di sinistra estrema e, per reazione contraria, di partiti clerico-moderati e catto-socialisti.

Lo scenario mutòradicalmente col crollo della prima Repubblica e con la liquidazione della vecchia classe dirigente, alla quale subentròuna nuova elite, di sfondo quasi interamente europeista e filo-occidentale. Il binomio destra-sinistra non si caratterizzòpiùper lo scontro estrema sinistra contro cattolici moderati e social democratici, ma da fazioni politiche che si contendevano il primato per riforme riguardanti welfare, sussidi, federalismo, politiche di immigrazione, il tutto nei limiti del rispetto per le politiche europeiste e liberali.

Una particolaritàdello scenario politico contemporaneo fu il governo Berlusconi, che si caratterizzòper l’avvicinamento alle politiche energetiche di Putin ed ai tentativi di svincolarsi dai dettami del FMI di Gheddafi.

Questa inaspettata svolta nella politica internazionale, puòcoincidere con l’allora necessitàdell’ex premier di ricercare nuovi alleati e consensi, in un contesto non particolarmente favorevole per il suo governo; ipotesi èavvalorata dalle origini politiche dell’ex premier.

Imprenditore, costruttore di ”Milano due”, ereditàvivente della vecchia gerarchia politica corrotta di orientamento filo-occidentale, non completamente europeista e non particolarmente rispettoso dei diktat eurocentrici e liberali.

La sua estrazione tipicamente social-democristiana[nota] ha permesso all’Italia di vivere una piccola esperienza deviazionista, svincolandosi temporaneamente dalle direttive atlantiche.

 

Questa piccola parentesi èrisultata necessaria al fine di poter analizzare il piùcorrettamente possibile la situazione attuale, con le sue eventuali conseguenze nel contesto internazionale.

 

La successiva particolaritàitaliana èrappresentata dal governo Renzi, a cui sono preceduti tre governi non eletti democraticamente. Giustificati dall’instabilitàe dal pericolo di default, si sono succeduti i governi Monti, Letta e alla fine Renzi. Rispettivamente:

- Il primo, Mario Monti, presidente europeo della commissione trilaterale(gruppo di interessi neoliberale, fondato nel 1973 da Rocfeller), membro del comitato direttivo del gruppo Bilderberg e International Advisor per Goldman Sachs

- Il secondo, Enrico Letta, membro del Comitato europeo della Commissiome Trilaterale, partecipante alla riunione del gruppo Bildberg in Virginia(USA).

- Il terzo, Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze, di centro-sinistra.

Dai dati sopra riportati, indiscutibili risultano le influenze di matrice americana nei riguardi dei due ex premier. La figura di Renzi merita, invece, un’analisi piùapprofondita.

L’attuale premier, proprio come il suo predecessore Berlusconi, non appartiene a quella classe dirigente educata ai rigori delle politiche del FMI ed ai diktat tedeschi. Inoltre, le incertezze che affliggono il suo operare nei riguardi di riforme ed alleanze politiche, sono la prova che il neo premier tenta di ricoprire il ruolo di mediatore tra i pressanti interessi euro-americani e le esigenze politiche nazionali, le quali potrebbero minare le basi del suo consenso.

 

Quali possono essere le conseguenze di questa non ben definita condotta per le strategie europee di stabiltàe per gli interessi americani?

Gli ultimi avvenimenti in uckraina, riguardanti le forniture di gas in europa, hanno avuto rilevanti ripercussioni nel vecchio continente. Il ”bel paese”, non autosufficiente energeticamente, schiacciato dal peso della sua arretratezza dovuta alla sua endemica corruzione, non puòcontare su un intervento salvifico della BCE, al cui vertice vi èil connazionale Mario Draghi.

In che modo, dunque, l’Italia potràprepararsi ad una probabile ed imminente crisi energetica? Le ultime condotte in diplomazia estera sembrano avvalorare l’ipotesi dell’avvicinamento al colosso cinese.[dati]

Da sempre la politica italiana èstata orientata all’abbandono della ”strada vecchia” per quella nuova, con cambi di rotta avvenuti, spesso , non senza gravi ripercussioni.

Recenti visite in Cina dei nostri ministri danno prova dell’intensificarsi delle relazioni politiche e commerciali, relazioni che se sviluppate ulteriormente potrebbero dar luogo a gravi ripercussioni.

 

La Cina, alleata della Russia, nonchèsostenitrice della sua politica energetica e della sua visione di un mondo fondato sul multipolarismo e sui principi di non ingerenza negli affari interni, non ha timori nell’accogliere l’Italia tra i suoi alleati, essendo quest’ultima, tra l’altro, di fondamentale importanza strategica nel Mediterraneo[dati].

 

Per lo scenario internazionale, invece, cosa comporterebbe questo avvicinamento italo-cinese?

Un’italia ”asiatica” provocherebbe la destabilizzazione dell’area mediterranea, un’occasione per gli anti-europeisti di sfruttare l’esistenza dei movimenti nazionalisti ed anti-imperialisti.

Dati a conferma dell’eventuale alleanza italo-cinese sono piùche evidenti[dati], l’unica deficienza per l’Italia ècostituita dalla mancanza di consenso, necessario per il cambio di rotta.

Mentre la Cina èal sicuro da eventuali ripercussioni USA, detenendo una parte consistente del debito pubblico americano, e potendo contare su ingenti riserve auree, l’Italia dovràabilmente giocare d’anticipo, tenendo ben presente che gli alleati statunitensi non permetterebbero mai la creazione di uno stato satellite cinese nel cuore dell’europa mediterranea. Germania e Francia, in caso di necessità, saranno le prime ad essere allertate e minacce di sanzioni saranno subito avanzate.

 

Il conflitto energetico sta per raggiungere il suo apice e nuovi scontri e strategie si affacciano all’orizzonte. Gli Stati Uniti temono la manipolazione dei paesi piùdestabilizzati dalla crisi, ”instabili” economicamente, inclini a nuove alleanze per via delle allettanti offerte dei vicini eurasiatici.

 

Uniche incertezze rigurdano le intenzioni del premier Italiano. Il suo governo titubante e la sua politica non ben definita, fatta di promesse e di aspettative, non sono molto apprezzate dal presidente Obama, il quale, nell’ultimo incontro, accoglie ”l’energico Matteo” con freddezza. [dati]

Mai come prima le parole di Schultz, risalenti a qualche anno fa, riassumono con buona approssimazione la situazione di un premier in bilico tra gli interessi euro-atlantici e i bisogni della sua gente:

 

” L’italia saràdi fronte alla sfida di gestire un passaggio estremamente importante per il futuro dell’Ue. Renzi èun sindaco che èesattamente come un sindaco deve essere. È convincente perchèin pubblico èuguale a come si presenta personalmente. È autentico.”

Ora che Schultz èpresidente del consiglio euopeo, non resta che scoprire quale saràla sua opinione nei riguardi delle attuali intenzioni di Renzi in Europa e per l’Italia.

 

chris barlati 1 luglio 2014


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