Multipla di zero

Creato il 16 ottobre 2012 da Tnepd

In TV e sul Web infuria lo scontro tra Marchionne e Renzi, appassionante quanto un film moldavo del 1957, e non si placano le polemiche dopo gli annunci del magnate più sciatto al mondo dopo Bill Gates: addio Fabbrica Italia e investimenti per 20 strabiliardi nei prossimi tre anni. Davvero lungimirante, sia dal punto di vista concettuale, sia da quello della situazione attuale in casa FIAT, la decisione di attendere la ripresa dalla crisi prima di lanciare una serie di modelli realmente innovativi, non i soliti restyling. E allora guardiamola, l’attuale offerta commerciale del gruppo FIAT, per avere una conferma dell’assoluta avanguardia tecnologica dei modelli proposti, tale da giustificare questi accantonamenti in ricerca e sviluppo.

Superutilitarie: Alla fine dello scorso anno è uscita la nuova Panda, di fatto un profondo restyling del modello precedente, risalente al 2003, che inizialmente doveva chiamarsi “Gingo”, con tanto di figuraccia con la Reanult, indispettita per l’assonanza con “Twingo”. Il nuovo modello ha decretato anche il definitivo pensionamento della “highlander” del Gruppo, la Seicento, auto risalente al Giurassico Inferiore (1998!), l’unica capace di offrire come optional accessori di serie ormai sul 99,946% delle auto nuove, e a sua volta evoluzione della Cinquecento, originaria del Precambriano (1992). Insomma, già da qui si capisce che il rinnovamento, a Mirafiori, è di casa.

Superutilitarie fighette: La 500 vende ancora discretamente, ma anche i classici, dopo un po’, iniziano ad accusare il peso degli anni (è del 2007). E ricordiamoci che, se non fosse stato per l’insistenza di Lapo Elkann (sì, proprio lui), questo modello sarebbe rimasto allo stadio di prototipo. Da ciò si deduce che essere a capo del management FIAT altera le percezioni sensoriali più della coca.

Utilitarie: perpetuando l’ormai consolidata tradizione del modello che da solo deve reggere l’intera baracca, la Punto 2012, terza evoluzione di un modello risalente al 2005, continua faticosamente a vendere, nonostante l’ultimo restyling le abbia creato un frontale simile a un oritteropo. Totalmente assenti versioni speciali (ricordate la Punto Cabrio del ’93?). Questa, e basta. Ah, no, ci sono anche anche l’Alfa Mito, variante tamarra, e la Nuova Lancia Y, destinata probabilmente a durare una decina d’anni come i modelli suoi predecessori.

Monovolume compatte: dopo l’Idea, accantonata dopo quasi 10 anni (ma c’è una buona notizia per i nostalgici: la Lancia Musa resiste!), è appena arrivato il primo modello realmente nuovo in casa Fiat dai tempi della 500: guarda caso, è la 500L, ossia la 500 sotto anabolizzanti. Sta alla 500 quanto un nudo di Botero sta alla Venere di Milo. Auguri.

SUV compatte: da sette anni resiste la Sedici, che altro non è che il Suzuki SX4 con una nuova mascherina. Troppo facile così (parte prima).

Medio-inferiori: Ecco un’altra anzianotta, la Bravo, che nel 2007 ha sostituito l’auto più simile a uno scaldabagno mai prodotta: la Stilo. Geniale, in un segmento in cui si vendono quattro famigliari per ogni berlina, la decisione di non offrire un modello station wagon. Un autogol in rovesciata dalla propria metà campo. Idem per la Lancia Delta, una Bravo fin dalla disposizione dei pulsanti sul cruscotto, solo più modaiola. L’Alfa Romeo tenta di differenziarsi con la Giulietta, una buona vettura, bisogna dargliene atto. Nuovi modelli? Non prima del 2015. Una rapidità di risposta ai competitor pari a quella di un bradipo narcolettico.

Multispazio: Qubo e Doblò continuano gioiosamente a cannibalizzarsi a vicenda.

Medie: qui FIAT e Lancia brillano da anni per la loro assenza (ingiustificabile, a meno che tu non sia reduce da cose come la Lybra), mentre l’Alfa 159, pure lei, ha un cuore sportivo sì, ma ormai affaticato (è del 2005, e da inizio anno non è più in listino in alcuni Paesi). Anche qui, in un mercato pieno di station wagon, un solo modello è poco. La Giulia arriverà solo nel 2014.

SUV medie: non pervenute. Ci sono tutte, a momenti anche la UAZ, ma non le italiane. In attesa (ormai da quasi dieci anni) del modello Alfa, che se va avanti così si chiamerà Omega (ops, Entschuldigung, Opel).

Medio-superiori: Archiviato quel cassonetto chiamato Croma (la moda di infangare nomi gloriosi è sempre viva), ecco arrivare la FIAT Freemont, una Dodge Journey con nuovi interni e poche altre modifiche, pachidermica e sonnacchiosa. Troppo facile così, caro Marchionne (parte seconda). Ha un solo pregio: sostituisce la Bruttipla.

Grandi berline: La Thesis non lasciava indifferenti, la nuova Thema sì. Anche qui Marchionne è andato a colpo sicuro: una Chrysler per il mercato USA, modello transatlantico, due modifiche davanti e dietro, interni vezzosi (con l’orologio a lancette che fa tanto vorrei-la-Maserati-ma-non-posso), e via. Troppo facile così (parte terza).

Monovolume grandi: Qui neanche la fatica di cambiar nome: la Chrysler Voyager diventa Lancia, ed ecco pronta la sostituta della Phedra (pure lei prodotta quasi immutata per 8 anni, insieme alla cugina Fiat Ulysse). Troppo facile così (parte quarta)

Sportive: sparite le Alfa Brera e Spider, altro macchinone americano in arrivo, diventerà la Lancia Flavia (troppo facile così – parte quinta), quasi 5 metri di lunghezza per quasi 2 tonnellate di peso, motore solo a benzina, consumi stratosferici. Tra Freemont, Thema, Voyager e Flavia, è una bella sfida a 4. Di sumo. Del resto, non è questa l’epoca del downsizing?

Questa è la panoramica di un Gruppo che, in Italia, ha meno che dimezzato la propria quota di mercato in vent’anni, ed in Europa è ormai relegato a un ruolo marginale. Ma che importa, vero, Marchionne? Basta che il mercato tiri in Brasile, dove vendono ancora la vecchia Uno, e in America (God bless the 500, and mother Chrysler too). È adesso che avremmo bisogno di nuovi modelli, realmente innovativi, anche a costo di osare qualcosa, ma ponendo le basi per un rilancio del brand che permetta di sfruttare al massimo il post-crisi. E invece, per il 2013 arriveranno solo alcune versioni truzze della 500, la supersportiva Alfa 4C e poco altro. Per un’età media della gamma prodotto che ormai si avvicina a quella di Andreotti.


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