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Musica per lettori camaleonti – II

Creato il 22 ottobre 2012 da Sulromanzo

Musica per lettori camaleonti – IISublime difficoltà del contrappunto.  Tradimenti di Harold Pinter dentro le Suites di Bach.

Contrappunto deriva dal latino punctus contra punctum, ossia nota contro nota, in una lotta alla continua ricerca di un’identità che prescinda dall’equilibrio e che punti più alla melodia che all’armonia. Che poi l’armonia si realizzi tramite un accordo su cui nessuno avrebbe “puntato”, beh, questo signori è il genio e che possa piacere o meno va rispettato.

Dopo la prima puntata, nel secondo appuntamento della nostra rubrica dedicata al legame che unisce musica e personaggi, alla ricerca del ritmo giusto per leggere le loro storie, ci arrischiamo in un territorio visivo (quello della rappresentazione teatrale), che parte comunque dalla pagina scritta, dai personaggi che in essa dimorano e dalla musica che producono per i nostri occhi. E allora visualizziamo: un uomo solo al centro di un palco, le tavole scricchiolano leggermente mentre si siede su una poltroncina di velluto rosso, le luci sono soffuse, c’è un parlottio di sottofondo, rumori del traffico che si infiltrano nei nostri pensieri e poi? Ecco, quell’uomo inizia a muoversi sulle corde del suo violoncello. Note e parole che sembrano percorrere binari così conosciuti da annoiare nel tempo di un minuto, anzi di un punctus, stiamo quasi per alzarci e andare via, magari solo con i nostri pensieri, ma ecco inatteso, il cambio, il colpo, come in una infinita disfida di fioretto, dove nessuno dei due contendenti riesce ad avanzare senza allo stesso tempo cedere un pezzo della propria memoria sul campo, così le suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach, così i due protagonisti di Tradimenti di Harold Pinter (Emma e Jerry). Si fronteggeranno e non si risparmieranno, non ci risparmieranno l’insostenibile gravità della verità, punctus contra punctum. Emma e Jerry si muoveranno sulle corde del violoncello, come i gamberi, all’indietro, partendo da una prima scena ambientata nel 1977 (da leggere ascoltando la suite n. 1 in Sol Maggiore, BWV 1007) e un’ultima che li riscopre nel 1968 (da assaporare invece con la suite n. 5 in do minore, BWV 1011), quando l’idea del tradimento che vediamo già concluso all’inizio della pièce, è appena esploso, anzi ne è esplosa solo l’idea. Ed è per ammirare quell’idea che continueremo a leggere il testo, senza potercene staccare pur sapendo che quella storia è già finita, forse non è mai esistita. Ma la ricerca di identità su cui Pinter ha costruito i suoi puncti dilaga, avanti e indietro nel tempo, ci infastidisce e pure non possiamo smettere di inseguirla, forse perché la più inadatta a essere rivelata, quella che di solito nessuno può ascoltare, se non i diretti interessati, quella che la memoria preserva e nasconde, quella che ha reso importante la sfida, quella dolce e pronta a sgretolarsi, al prossimo punctum, forse perché non doveva essere, forse perché scritta in “scordatura” come la suite n.5 di Bach.  

E allora ascoltiamo e leggiamo e ripercorriamo e “scordiamo” la storia di Emma e Jerry, in cui troveremo sotto i loro: «Non ha importanza. È tutto passato.» «Davvero? Cosa è passato?» «Tutto è finito», la ricerca che non si sarà arrestata e li avrà costretti a percorrere le loro corde, sebbene il risultato sia ovvio fin dal principio, ma il viaggio… signori, è per il viaggio che siamo qui. Siete pronti allora? Libro in mano e suitesdi Bach nell’i-pad? Provate con quelle di Rostropovich, era lui il signore che si sistemava sul palco all’inizio del nostro viaggio.

A Pinter sarebbe piaciuto, come lui e forse più di lui, Mstislav Rostropovich ha detto ciò andava detto e senza paura delle conseguenze, sostenendo  la libertà di musica ed espressione anche al di fuori del contesto artistico. E pensare che Bach, che entrambi amavano, aveva creato le sue opere con una tale perfezione e complessità di struttura anche per ridurre al minimo i personalismi e le libertà degli esecutori. 

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