Neil Gaiman @neilhimself sulle biblioteche e sulla lettura: parte 1

Creato il 23 ottobre 2013 da Diletti Riletti @DilettieRiletti

È importante che le persone dicano da che parte stanno e perché, e se sono di parte. Una dichiarazione di interessi, per così dire. Così, vi parlerò della lettura. Vi dirò che le biblioteche sono fondamentali.  Suggerirò che leggere narrativa, leggere per il piacere di farlo, è una delle cose più importanti che si possano fare. Farò un appassionato appello per far comprendere alla gente ciò che sono le biblioteche e i bibliotecari e perché entrambi debbano essere preservati.

E IO SONO DI PARTE, ovviamente ed enormemente: sono uno scrittore, spesso di narrativa. Scrivo per bambini e per adulti. Da circa trent’anni mi guadagno da vivere grazie alle parole, perlopiù immaginando cose e scrivendole.Ovviamente è mio interesse che la gente legga, che legga narrativa, che le biblioteche e i bibliotecari esistano e che si promuova l’amore per la lettura e per i luoghi in cui si può leggere.

Quindi, sono di parte come scrittore. Ma sono molto, molto più di parte come lettore. E ancor più di parte come cittadino britannico.

E tengo questo discorso stasera sotto gli auspici della Reading Agency: un’istituzione la cui missione è dare ad ognuno la stessa possibilità nella vita aiutando le persone a diventare lettori entusiasti e fiduciosi. Che sostiene i programmi letterari, le biblioteche e i singoli e semplicemente e sfacciatamente incoraggia l’atto della lettura.

Perché –dicono- tutto cambia quando si legge.

Ed è di questo cambiamento e di quest’atto della lettura che vi parlerò. Voglio parlare di quello che leggere provoca. E del perché è buono.

Una volta, a New York, ascoltavo un discorso sulla costruzione di prigioni private, industria in ampia crescita in America. L’industria delle prigioni deve pianificare il suo futuro: di quante celle ci sarà bisogno? Quanti saranno i detenuti, da qui a 15 anni? E hanno scoperto che si può stabilire molto facilmente usando un algoritmo abbastanza semplice, basato sulla percentuale dei 10-11enni che non leggono. E che di sicuro non leggono per puro piacere.

Non è un rapporto di “uno a uno”: non si può affermare che una società alfabetizzata non avrebbe criminalità. Ma ci sono strette correlazioni.

E io penso che alcune di queste correlazioni, le più semplici, derivino a loro volta da qualcosa di molto semplice. La gente che sa leggere legge narrativa.

La narrativa ha due usi. In primo luogo, è una droga che agisce da anticamera alla lettura. La spinta di voler sapere ciò che accadrà dopo, di voler girare la pagina, di aver bisogno di andare avanti, anche se è difficile, perché qualcuno è nei guai e devi sapere come andrà a finire… è una pulsione reale. E ti spinge a imparare nuove parole, a formulare nuovi pensieri, a continuare. Scoprire questa lettura per se stessi è fonte di piacere. Una volta che lo sai, sai che puoi leggere qualunque cosa.

E leggere è la chiave.

Alcuni anni fa ci sono state chiacchiere dalla vita breve sull’idea che stavamo vivendo in un mondo post-alfabetizzato, in cui l’abilità di creare senso attraverso le parole scritte fosse in qualche modo superflua; ma queste chiacchiere sono acqua passata. Le parole sono più importanti che mai: navighiamo il mondo con le parole e, poiché le parole scorrono sul web, abbiamo bisogno di seguire, comunicare e comprendere ciò che leggiamo. Le persone che non si comprendono non possono scambiarsi idee, non possono comunicare, e i programmi di traduzione non bastano.

Il modo più semplice per assicurarsi di crescere bambini istruiti è insegnar loro a leggere, e mostrar loro che leggere è un’attività fonte di piacere. E ciò significa, in poche parole, trovare libri che gli piacciano, dar loro accesso a questi libri e lasciarli leggere.

[fonte: The Reading Agency, Neil Gaiman lecture in full: Reading and obligation, ottobre 2013]


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