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Nel “bunker” del piccolo ragazzo blu

Creato il 29 aprile 2013 da Ilnazionale @ilNazionale
edward bunker.

Edward Bunker

29 APRILE – Estate 1943, periferia di Los Angeles: Alex Hammond 11 anni il protagonista di Little blue boy, vive con il padre Clem, che non è in grado di occuparsi di lui e lo affida a collegi e a scuole militari; il ragazzo non sopporta di vivere in questi ambienti dai quali scappa o viene espulso; proprio durante un tentativo di fuga del figlio, Clem perde la vita in un incidente mentre lo sta cercando, e Alex si trova poco più che bambino,  orfano e solo al mondo, con la sua rabbia incontrollabile come unica arma di difesa verso la società in cui lui è completamente estraneo ed emarginato.

È proprio la sua rabbia che si scatena quando è costretto a subire soprusi dei sorveglianti e le prevaricazioni dei compagni di istituto, che lo porta ad essere condannato a scontare pene sempre più lunghe in strutture detentive sempre più dure.

Quando, a seguito di uno dei tanti tentativi di evasione, o alla richiesta di affidamento della sorella del padre, è finalmente libero non riesce a gestire la situazione; si ritrova smarrito in un mondo che non conosce, in compagnia degli occasionali compagni di fuga, piccoli criminali come lui, con i quali

little blue boy
passe le giornate bighellonando e fumando in attesa della prossima rapina. Alex sembra trovare pace solo quando viene messo in cella di isolamento, con un libro tra le mani, attraverso il quale riesce rifugiarsi nella finzione letteraria e a estraniarsi dalla realtà.

Bunker ci mostra un mondo popolato da piccoli delinquenti, che intraprendono la via del crimine come unica scelta possibile; centinaia di ragazzi, che diventano rapinatori, spacciatori che cadono vittima della stessa roba che vendono, per i quali la violenza é l’unica risposta possibile per sopravvivere. Nell’evoluzione del protagonista, si assiste ad una progressiva perdita di speranza nei rapporti umani, ad un progressivo smarrimento, dal quale sembra non esserci via di uscita, malgrado le ultime righe del romanzo esortino a lottare sempre per mantenere la propria umanità.

Alessandro Canova

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