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Nel dialogo ecumenico irrompe il fenomeno “carismatico”

Creato il 14 aprile 2013 da Www.marsala.it @@il_volatore

Da quando il dialogo ecumenico, cinquant'anni fa con il Concilio Vaticano II, ha preso un nuovo vigore la “geografia del cristianesimo” è “cambiata significativamente” con l'emergere dei nuovi “partner ecumenici” raggruppati sotto termini come “nuovi movimenti religiosi” o addirittura “sette”. Questioni terminologiche a parte, per il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, oggi nelle zone del sud del mondo il “problema primario” della Chiesa cattolica non è più il dialogo con le Chiese cristiane storiche – dagli ortodossi ai luterani agli anglicani – ma proprio il rapporto con questa galassia variamente definita di movimenti “evangelicali, pentecostali e carismatici”. Questi movimenti considerano le divisioni dei cristiani risalenti ai secoli passati come un retaggio europeo e addirittura “coloniale” - tanto che spesso le ignorano rifiutando il dialogo oppure considerando i 'confini' tra le diverse confessioni porosi e non determinanti, con conseguente attiva promozione della conversioni e proselitismo.  Koch ha partecipato al convegnodi due giorni su questo fenomeno sottostimato ma in rapida espansione organizzato a Roma dai vescovi tedeschi.

Nel dialogo ecumenico irrompe il fenomeno “carismatico”
C'è chi parla di un vero e proprio “boom”: sicuramente si tratta di un fenomeno trasversale a tutte le Chiese cristiane e difficilmente quantificabile. Si stima che i membri delle Chiese pentecostali nel mondo siano più di 400 milioni. Dall’anno 2000, ha spiegato il professor Philip Jenkins, uno dei massimi esperti del fenomeno, i carismatici e i pentecostali in tutto il mondo stanno aumentando al ritmo di circa 19 milioni ogni anno. Il Centro di ricerca “per lo Studio del cristianesimo globale” (Stati Uniti) afferma che nel 2000 i credenti carismatici/pentecostali erano già circa 582 milioni. Si prevede che entro il 2025 arriveranno a quota 800 milioni e che entro il 2050 i pentecostali potrebbero raggiungere il numero dei credenti indù nel mondo. È un problema che anche papa Francesco conosce bene, visto che proprio nella sua America Latina questi nuovi movimenti stanno erodendo in modo spesso significativo la tradizionale appartenenza cattolica della stragrande maggioranza della popolazione. Già negli anni Novanta, la Conferenza episcopale tedesca ha istituito un gruppo di ricerca per lo studio delle sette e dei nuovi movimenti religiosi – un'idea nata da un’intuizione dell’allora presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, cardinale Walter Kasper. E ancora oggi, ha confermato Koch, “seguiamo la strada tracciata da Kasper”. Il punto di partenza per lo studio è una constatazione che globalizzazione e secolarizzazione non hanno portato, come si prevedeva negli '60 e '70, alla fine della fede. “La scomparsa della religione a lungo attesa e data per certa non si è materializzata. Al contrario: in tutto il mondo, si osserva piuttosto un vero e proprio boom di religioni”, ha detto Karl Gabriel, professore a Munster, che ha presentato una ricerca realizzata in quattro Paesi campione, Costa Rica, Filippine, Ungheria e Sudafrica. Gabriel ha sottolineato, ad esempio, che in America Latina le Chiese pentecostali sono cresciute a “un ritmo mozzafiato” per diversi anni, mentre anche in Asia orientale, compresa la Cina, le forme carismatiche del cristianesimo sono in crescita. A promuovere la crescita di questi nuovi movimenti ci sono molti fattori: in primis, gli “sconvolgimenti sociali ed economici del Sud del mondo”, di fronte ai quali i nuovi movimenti offrono ai propri seguaci “identità e significato”, “rafforzano l’autostima”, “permettono alle persone di sentirsi a casa”. Per Jenkins, non si può comprendere questa realtà senza tenere conto di questo aspetto fondamentale dei nuovi movimenti religiosi: quello di dare “rifugio” alle persone, una “famiglia”,dove “i suoi membri si aiutano vicendevolmente per superare le difficoltà della povertà”. Molto forte poi anche è il fattore “miracoli” e “guarigioni” soprattutto in contesti dove la povertà è causa di privazioni, malattie, fame, inquinamento, droga e prostituzione.Il dialogo con questa nuove realtà non è sempre facile. Dal 1972 la Chiesa cattolica ha avviato il dialogo internazionale cattolico-pentecostale che, secondo mons. Juan Usma Gomez, esperto del movimento pentecostale per il Pontificio Consiglio, ha permesso di “superare pregiudizi e idee preconcette” ma anche di “affrontare temi difficili come il proselitismo e la conversione”. Tuttavia il fenomeno va considerato in termini più ampi: “La realtà pentecostale e carismatica è una realtà trasversale che è entrata praticamente in tutte le tradizioni cristiane. Si parla già da un decennio di una pentecostalizzazione del cristianesimo”. Per monsignor Usma, nei nuovi movimenti bisogna saper riconoscere gli elementi positivi – come la  capacità di “dare il senso di Dio, rinnovata spiritualità, stile attraente e consono ai tempi odierni” – e negativi – “proselitismo, inganno, promesse di beni spirituali e di prosperità materiale” che a volte possono far leva su “debolezza psicologica e ingenuità”. Ma sicuramente una “demonizzazione” di questo fenomeno “ha impedito ai cattolici di capire la loro forza e fatto sottostimare il loro potere di fare seguaci” Di fronte alla crescita dei pentecostali, la Chiesa non può rispondere con sufficienza, ha tirato le fila della riflessione il cardinale Koch: “Occorre prendere in seria considerazione questo fenomeno. Credo che sia questa la sfida principale e pone una domanda: che cosa facciamo? Perché la gente che appartiene alle nostre Chiese, non solo cattolica ma anche protestanti, si allontana? È una grande domanda, una grande sfida per noi”. 

Alessandro Speciale -  in “La Stampa-Vatican Insider” dell'11 aprile 2013

 

 


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