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Sul palco del Teatro Antigone quella che sembra essere la cucina di un appartamento vuoto ospita La compagnia riflessa in uno specchio scuro con lo spettacolo Nel nome del padre di Luigi Lunari per la regia di Stefano Mondini.
In scena un uomo e una donna si incontrano e, nonostante all’inizio sembrino così diversi, non passa molto tempo per capire le tante somiglianze delle loro vite. Ambedue figli di padri ambiziosi e pretenziosi. Da una parte Rosemary, portata in scena da una bravissima Maria Giordano, figlia di Kennedy e sorella del presidente assassinato e dall’altra Aldo, interpretato da un coinvolgente Stefano Persiani, figlio di un comunista che portava il nome di Palmiro Togliatti. I due scopriranno, con lo scorrere di un tempo indefinito, che le loro vite sono più simili di quanto pensassero. Prima restii al dialogo i due si abbandonano a confessioni intense su quello che da piccoli hanno vissuto: l’abbandono per Aldo, la lobotomia per Rosemary. Un passato che va raccontato perché solo se raccontato potrà essere affrontato e rimosso per poter raggiungere una pace eterna e liberatoria.
Coraggiosa la scelta di Mondini nel portare in scena un testo così difficile come quello di Lunari. Ma la sua professionalità e sensibilità nel trattare temi di un certo spessore, già dimostrata in altri lavori come Ciao Pesciolino e La libertà passa di qui, gli permette di superare brillantemente questa prova. Merito anche di due bravissimi interpreti che mostrano di essere all’altezza di due personaggi complessi come Rosemary e Aldo. Una commedia sentimentale dove tra racconti toccanti e flash back di una vita passata nella disperazione e nella frustrazione si attraversa un viaggio ultraterreno toccante.
Uno spettacolo da non perdere. “Nel nome del padre” di Luigi Lunari, per la regia di Stefano Mondini, con Maria Giordano e Stefano Persiani. Dal 14 al 18 marzo al Teatro Antigone a Roma. (DEBORA BELMONTE)
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Ha emozionato il pubblico con Ciao Pesciolino e La libertà passa di qui ma ora Stefano Mondini per la prima volta si cimenta nella regia di un testo di cui non è autore.
Sceglie il Teatro Antigone per trasmettere emozioni, e sceglie due bravi attori come Stefano Persiani e Maria Giordano per scuotere gli animi con uno dei testi più intensi di Luigi Lunari: Nel nome del padre.
Sul palco del teatro di Testaccio accoglie i due personaggi che si ritrovano in un luogo non ben definito. Un limbo, un purgatorio dove possano redimersi per approdare ad una pace eterna. Ma questi due personaggi non hanno nulla da farsi perdonare, hanno solo bisogno di dimenticare il loro passato e per farlo devono affrontarlo. Lunari, in quella che lui stesso definisce una commedia sentimentale, dà vita all’incontro immaginario di un uomo e una donna realmente esistiti ma che non si sono mai incontrati. L’autore vede nelle loro vite tante somiglianze, li fa incontrare, li fa parlare. Mondini accoglie queste parole e le mette a disposizione del pubblico. A lui bastano un tavolo, due sedie, una poltrona e dei libri poi ci sono loro, gli attori, il testo e tutto funziona. Un uomo e una donna, il loro incontro. Lui timido e impacciato, lei nervosa e scossa allo stesso tempo. Si conoscono, si presentano, si confessano. Le provenienze geografiche sono diverse così come diversi sono i ceti sociali dai quali provengono. Due caratteri e temperamenti opposti che alla fine sfociano nelle stesse emozioni. Rosemary e Aldo. Due nomi comuni appesantiti da cognomi potenti. Cognomi pesanti come pesante è il loro passato.
Lui figlio di Togliatti, figura storica, comunista italiano, perseguitato politico, esule in Russia durante la guerra e lei la figlia del presidente Kennedy. Due vite apparentemente diverse ma segnate dalla grandezza, dalle idee e a volte dalle follie dei loro padri. Due figli schiacciati dalle ambizioni dei genitori. È proprio questo il tema attorno cui ruota tutto il lavoro.
L’ego dei padri che schiaccia i figli: il potere a tutti i costi per Kennedy e un mondo libero e giusto per Togliatti.
Straordinari i due interpreti: Stefano Persiani, nei panni di Togliatti, sin dalle prime battute mostra la sua indiscussa professionalità reggendo un personaggio difficile come quello di Aldo; e Maria Giordano che emoziona il pubblico nei panni di una donna segnata dall’autorità del padre.
Perfetta la scelta di Mondini di far rivivere i momenti del passato con dei flashback intensi e significativi accompagnati da un gioco di luci che sottolinea le emozioni del momento. Una scelta sostenuta perfettamente da Persiani e dalla Giordano che riescono in pochi secondi a calarsi nei panni dei genitori di Rosemary e Aldo e a tirar fuori la freddezza, la potenza, la determinazione di questi due padri; così come con forza fanno emergere la paura, l’insicurezza e la solitudine dei figli. Una prova non semplice da sostenere ma superata magistralmente. Un’ora e venti di spettacolo, di emozioni, di travolgimenti emotivi che permettono allo spettatore di viaggiare nel proprio animo e di intravedere in esso un Aldo e una Rosemary. (TULLIA COTINI)
http://www.teatroantigone.it/web/index.php?option=com_content&view=article&id=134:nel-nome-del-padre&catid=38:descrizione-spettacoli&Itemid=106
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