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No pasaràn: strane cose a Venezia

Creato il 18 settembre 2011 da Unarosaverde

Avete presente quel giochino della Settimana Enigmistica “Trova le differenze?”. Ecco, questa mattina, tanto per rimanere in ambito di semplici ragionamenti sulla scrittura e le sue forme, vi propongo un esercizio di confronto: suvvia, pioviggina e questo compitino occuperà poco del vostro tempo ma vi regalerà strane sensazioni. Vi invito a leggere quanto scritto negli articoli che fin da ieri sera sono comparsi su alcune testate giornalistiche, facendo attenzione ai dettagli riportati:

Corriere  della Sera  Corriere del Veneto

Repubblica  La Stampa   Il Gazzettino

Dividete un foglio di carta in più colonne, una per ogni articolo. Nelle colonne, in modo particolare, prendete nota di: numero di feriti, numero di partecipanti di qua e di là delle due fazioni, orari di svolgimento della vicenda e di ogni altra informazione che, secondo voi, è importante che un articolo di cronaca riferisca per  far capire a noi lettori che cosa sia esattamente successo in un determinato avvenimento.  Tralasciate il tono dei brani e le eventuali allusioni o insinuazioni che si possono cogliere: noi stiamo solo raccogliendo i fatti. Bene: ci siete fino a qui? Adesso arriva la parte difficile. Una volta conclusa la raccolta dati, provate voi a riscrivere un articolo: immaginate di dover raccontare a qualcuno cosa sia esattamente successo. Vi allego il mio schema e vi chiedo aiuto perché io non ci sono ancora riuscita.

No pasaràn: strane cose a Venezia
Ho provato a sforzarmi di più e a cercare altre informazioni. Alle 8.30  su google news gli articoli al riguardo erano 118. Una pletora di informazioni imprecise.

Adesso, invece, leggete questo post, scritto da una blogger che si trovava in zona. Fatto anche questo? Bene, bravi. Adesso vi dico perché, al posto di essere ancora a letto a leggere, cosa che faccio di prammatica la domenica mattina, io vi stia ammorbando con questa vicenda.

Dovete sapere che pure io ero da quelle parti. Per la prima volta nella mia vita mi sono trovata a tre centimetri da un manganello e da uno scudo trasparente, alle spalle delle “3 file di agenti”, mentre nella mia testa facevo una certa fatica a mettere in ordine le cose che stavo osservando. Ve ne racconto  alcune di queste cose. Di agenti ce n’erano tanti, e tutti bardati, fin dal primo pomeriggio, concentrati solo in un punto: la via di accesso al centro. Dalla stazione gli agenti lasciavano uscire passando dietro il loro blocco ma nella stazione non si poteva entrare  anche se la strada da percorrere era la stessa. Naturalmente ho perso il treno e ho dovuto ricomprare il biglietto. Le forze dell’ordine venete non escludono la possibilità di denunce ai manifestanti, io invece sto meditando di fare denuncia al comune per i 30 euro del  nuovo biglietto.  Inoltre vorrei aggiungere, alla mia denuncia, un altro capo di imputazione perché hanno messo a rischio la mia vita. Non mi hanno tutelata. Mi hanno sì impedito di percorre i pericolosi solo in un senso cinquanta metri necessari a raggiungere le gradinate di Santa Lucia, poi però mi hanno obbligato a passare  con il vaporetto sotto un ponte assediato da circa un migliaio di rivoltosi per  sbucare in mezzo a loro. Dall’altra parte,  infatti, i cordoni di polizia non c’erano. Fatemi riepilogare: tre lati di fuga dei manifestanti, uno bloccato e due liberi. Quello bloccato porta al centro, quelli liberi danno sul piazzale della stazione o verso un’altra strada che ti porta in centro ma nel doppio del tempo. E se mi fosse successo qualcosa quando sono sbucata fuori dal vaporetto e mi sono ritrovata quasi in mezzo a loro? Ehi, sono ancora parzialmente disabile io: mica posso correre. Ho fronteggiato un nuovo enorme pericolo quando i manifestanti sono entrati in stazione camminando indisturbati, bandiere spiegate, per raggiungere nella pacificità più assoluta i binari del mio treno successivo  e fermarsi lì per un po’, mentre le serrande dei chioschi venivano abbassate di scatto e i turisti fuggivano in ogni direzione. E se mi avessero travolto?! Vorrei aggiungere un  piccolo dettaglio che nessuno dei giornali ha riportato ma che a noi, seduti nei vagoni gelidi dei frecciaqualcosa  ad aspettare (meno male che avevo preso il golfino nonostante il caldo: ero sudatissima e ho rischiato pure la polmonite) avevamo ben presente. Alle 21.00 iniziava lo sciopero del personale ferroviario. Ci siamo chiesti TUTTI: sarà mica stata una mossa calcolata a tavolino per creare il maggior disagio possibile all’utenza? Dite che sono paranoica? Può darsi.

Per capire perchè io stia rimuginando su questa storia che è finita senza traumi fisici dopo una splendida giornata, vi manca ancora un dettaglio. Dovete sapere che, tendenzialmente, io potrei definirmi di destra, sempre che ci sia ancora una destra, ma tante delle mie opinioni me le formo, inconsapevolmente, leggendo i giornali. D’altronde non si può mica approfondire tutto. Non fossi stata lì, nel bel mezzo della faccenda, stamattina avrei letto  appunto i giornali e concluso che si è trattato del solito casino dei soliti facinorosi estremisti di sinistra bravi solo a menare le mani contro le forze dell’ordine. Ieri a me è sembrato che il maggior disagio alla popolazione  lo abbiano creato le forze dell’ordine. Vedete, nella mia piccola mente dalle idee limitate, non riesco ancora a capire quale sarebbe stato il grosso rischio a lasciar arrivare il corteo fino al punto inizialmente previsto, lasciar dire le loro cose, che tanto avevano da tornare a casa per cena anche loro, e poi preparare la piazza per i manifestanti vestiti di verde di oggi. Rosso e verde, tra l’altro, sono due dei colori della bandiera nazionale.

Ecco, domenica mattina 18 settembre ore 9.15: ho la  definitiva certezza di essere una qualunquista, per giunta parecchio confusa.


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