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NO TAV – Genova Principe

Creato il 29 febbraio 2012 da Kr1zz @kr1zz

Un treno fermo nella stazione di Genova Principe, fotografato da un altro treno sul binario a fianco. Sulla fiancata del treno si legge

Ieri, mercoledì 29 febbraio 2012, alla stazione di Genova Principe un gruppo di persone ha fatto un’azione No Tav: qualcuno ha bloccato un treno rovesciandogli davanti una grossa fioriera, altri hanno fatto delle scritte sul treno, tra queste: “NO TAV“, “ASSASSINI“, “FORZA LUCA” e altre che non ricordo con precisione ma che erano in buona parte contro la polizia. Scopro dai giornali (vedi la rassegna stampa in fondo) che i manifestanti hanno anche distribuito volantini. Non sono riuscito a procurarmene neppure una copia.

Ieri sera, di ritorno da Milano, pensavo di scendere a Brignole ma il treno sembrava non partire mai. Ho guardato fuori e ho visto un sacco di persone, molti dei quali poliziotti. Sul binario a fianco al nostro c’era uno di quei treni “ad alta velocità” appena bloccato. Avevo la sensazione che qualcosa non andasse ma ci ho messo un po’ a capire, poi ho visto le scritte e ho fatto, di corsa, la foto che vedete qui sopra. Ho raccattato tutto e sono sceso a vedere. C’era la scientifica che stava facendo i rilevamenti, e c’erano dei ferrovieri in giro. Uno chiamava altri a raccolta, penso li incitasse a togliere il blocco ma non ho sentito bene.

Stavo guardando quando mi si avvicina un tizio e mi chiede: “Lei?” e aspetta un po’. “Io cosa?” penso, e poi mi chiede se ho un documento. Evidentemente era un poliziotto in borghese ma l’indignazione ha fatto sì che gli rispondessi se ne aveva uno anche lui. M’è andata bene, a ripensarci di questi tempi anche per una battuta del genere potrebbero succedere cose brutte. Il tizio chiede al collega di mostrarmi un documento e questo mi fa vedere il distintivo. Gli dò la mia carta di identità, lui la passa al collega e mi fa due domande di rito. Gli dico che mi ha colpito quello che è successo a Luca Abbà, e mi dice “ci credo”. Dal tono sembra che non abbia lasciato indifferente nemmeno lui.
Poi vede la spiletta con scritto “Il mio voto va rispettato” e mi chiede cosa sia. Gli dico cos’è, gli accenno alla campagna di obbedienza civile e che faccio parte del forum italiano dei movimenti per l’acqua. Mi chiede cosa sia, se sia no tav. Cerco di sospendere il giudizio, immagino che sia nervoso per quello che è successo, e che non sia in grado di ascoltare. Gli rispondo che siamo quelli che hanno organizzato i referendum (in cui probabilmente ha votato anche lui). Finalmente gli chiedo cosa sia successo e mentre mi spiega il suo collega mi restituisce la carta d’identità. Mi dice che preferisce se non faccio foto perché non vuole che si vedano le facce dei colleghi su internet. È la prima richiesta che mi fa in tono gentile e decido di accettare, anche perché non vorrei neppure dare spunti per una campagna di persecuzione.

La polizia dovrebbe proteggere le nostre vite, i nostri diritti umani, la nostra democrazia e invece, soprattutto in Val di Susa (ma ci sono esempi in tutta Italia, mi vengono in mente le repressioni nei pressi delle discariche campane, a L’Aquila, nei CIE), sta mostrando la sua faccia criminale sempre più forte, in barba alla nostra svilita Costituzione. Si sta macchiando di violenze disumane, a molti sadici viene lasciato campo libero. Mi viene addirittura il dubbio che vengano incoraggiati a comportarsi così, a picchiare anche i minorenni, a sparare lacrimogeni (quelli in uso sono armi chimiche vietate anche in guerra) ad altezza uomo, a torturare. Ogni volta che sento qualcuno di loro dire che “è solo lavoro” ne sono colpito, e mi chiedo se lo dica per convincere me o sé stesso. Non credo che siano innocenti né loro, né i vertici.

La mia idea è che il governo attuale e quello precedente siano molto bravi nel far convergere la rabbia verso la polizia, distraendoci dai veri responsabili. Tra questi la classe politica che è responsabile di questo scempio. Una classe politica che non prova nemmeno più a convincerci che quest’opera serve, tale e tanta è la documentazione contro il TAV (e non solo in Val di Susa): semplicemente la impone, con buona pace dei nostri nonni che hanno dato il sangue nella guerra di liberazione, sperando di lasciarci una democrazia.

PS
Non servirà mai, ma nel dubbio, per estrema precauzione, mi faccio qualche copia dei biglietti da e per Milano…

Rassegna (per chi proprio vuol farsi del nervoso):

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