Cara Mucca, non essere così ingenua! Nessuno, in Argentina, verserà mai una lacrima per te, né prima, né durante, né dopo averti assassinato. L’unico liquido corporeo che gli argentini sapranno versare sarà quello delle ghiandole salivari e non di quelle lacrimali. Tutti, tranne gli animalisti, vedranno in te del cibo su quattro gambe anziché una persona dotata di sensibilità, individualità e diritti. Vedono in te bistecche e hamburger esattamente come Giacomone, in preda ad una fame accecante, durante la corsa all’oro del Klondike vedeva Charlie Chaplin come un grosso pollo e non come l’abituale compagno di baracca.Vi sono dei momenti topici nella vita degli animalisti occidentali e uno di questi è la traversata di un mese che i cavalli argentini vengono obbligati a fare, nel chiuso di buie e puzzolenti stive di navi mercantili, per essere importati in Francia e Italia, paesi notoriamente equinofagi. Gli altri incubi spinosi sono gli agnelli trasportati dall’Ungheria all’Emilia Romagna, i cavalli dalla Russia alla Puglia e le mucche dalla Germania alla Tunisia, i primi due casi solo su camion e il terzo sia su ruota che per nave.Quando il consumatore italiano di carne equina mangia la fettina sanguinolenta suggeritagli dal medico in funzione antianemica, dovrebbe considerare che quella povera carne ha affrontato un viaggio terribile in fondo alla stiva di una nave. Come gli africani che morivano o si ribellavano durante le traversate in direzione delle Americhe venivano gettati in mare, così anche i cavalli che non ce la fanno vengono gettati nello stesso oceano, anche se le direzioni di marcia sono opposte.Tuttavia, sembra che tali questioni etiche interessino pochi lettori e allora mi adeguo spostando l’argomento su temi di economia sociale. Per la durezza dei vostri cuori, direbbe la Bibbia. Eccovi allora un’intervista a distanza fatta ad un argentino che vive in Italia da dodici anni.Il trentaseienne Martin Alvarez vive in Trentino e si trova bene. Gli ho fatto alcune domande.
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L’inizio fu un po’ difficile con la lingua per il fatto d’essere capitato in paesi di montagna dove il dialetto predomina sulla lingua “ufficiale” e così fra tedesco, trentino ed italiano, ero un po’ confuso, ma quando sei solo al mondo tiri fuori tutte le tue capacità di sopravvivenza ed i sensi si “aprono”, così ho imparato in fretta il dialetto, l’italiano ed un po’ anche il tedesco.Il Friuli e il Veneto hanno uno stretto rapporto di parentela, a causa dei nostri immigrati, con l’Argentina. Come si sono inseriti nel tuo paese, si sono fatti rispettare e quanto hanno contribuito alla sua crescita?Praticamente un terzo degli argentini sono di origini italiane. In quanto ai friulani, furono fra i primi arrivati già nel 1877. Le prime famiglie di friulani vendettero le loro terre e con il dolore tipico dell’abbandonare le loro radici partirono alla ricerca di un benessere ed un futuro che allora in Friuli gli era negato. Esiste una cittadina a Cordoba, vicino a dove abitavo io, che si chiama Colonia Caroya ed è uno dei posti dove si sono stabiliti un gran numero di friulani; viene chiamato il secondo Friuli ed è interessante vedere come ancora oggi (forse di più che nello stesso Friuli) vi si conservano usi e costumi!Comunque è interessantissimo sentire i vecchi raccontare le loro esperienze, sia di chi ha “fatto l’America”, sia di chi non l’ha fatta, di come già a quel tempo esisteva un “traffico” di immigrati, di come per alcuni queste onde di immigrati creavano preoccupazione, vedendo famiglie intere (e le famiglie dell’epoca erano composte di una media di 7 figli) che girovagavano per le strade delle città sperando di trovare un posto dove andare. Ci sono racconti dei giornali argentini dell’epoca che descrivono alcune situazioni di questo tipo. Qualcosa che sembra così vicina alla realtà di oggi, no?Parliamo della dittatura. Come mai nei paesi del Sud America i golpe sono sempre stati molto praticati? E’ solo

E’ vero che la CIA c’entrò con quasi tutti i colpi di Stato in Sudamerica, ed in Argentina particolarmente, per le ricchezze del paese che gli yankee volevano accaparrarsi, ma subentra secondo me anche un po’ di idiosincrasia della società che in maggior o minor misura ha permesso che ciò accadesse. Il sentimento di destra è molto forte a mio avviso per le stesse sue origini, perché la conquista di queste terre fu fatta sempre con violenza; ai nativi si strappò la terra con il sangue!Grazie a quello strappo, con lo sconvolgimento del tessuto sociale preesistente attraverso la violenza, non fu così strano né nuovo che si generassero le dittature. Forse il fatto di associare il governo militare all’ordine e alla sicurezza è quello che provoca in tanti un desiderio di dittatura. Poi ovviamente c’è chi l’oppressione non la tollera e lotta contro gli abusi e i soprusi anche lasciandoci la pelle.Diciamo che è così complessa la storia che riassumerla in due righe è molto difficile. I cugini del nord (yankees) hanno sempre stimolato la paura del mostro comunista e combatterlo era una priorità. I sovietici stavano infiltrandosi in diversi paesi sudamericani, ma l’importanza di un Salvador o di un Nicaragua in confronto con l’Argentina non era paragonabile ( per motivi strategici e di ricchezza) che non potevano lasciar cadere in mani russe la mia terra. Così, approfittando della barbarie con la programmata “educazione” nella famosa Scuola delle Americhe negli USA, inserivano il tiranno di turno e questo adempiva come bravo soldatino al mandato degli Stati Uniti.Parliamo delle Malvinas. Quando e perché l’Argentina perse quelle isole? Come mai ad un certo punto ha voluto

Agli inizi degli anni 80 la società ormai era allo stremo con la “guerra sporca”, come viene chiamata la guerra dichiarata dallo stato (militare) ai sovversivi, composti in maggioranza da ragazzi che volevano solo un po’ di libertà. Questa situazione è interessante per capire meglio alcuni film come “La notte delle matite spezzate” o “Garage Olimpo”, che si trovano anche in italiano e sono basati su casi veri.In quegli anni anche l’economia cadeva a pezzi, al potere era subentrato Galtieri, un ubriacone con le stelline sulle maniche che per distogliere l’attenzione dai fatti interni decise niente meno che di “riprendersi” le Malvinas, creando nella gente una coesione nazionale e innalzando l’orgoglio del paese.Così, con ragazzini diciottenni di leva, vestiti con uniformi adatte al clima continentale argentino e non alle gelide temperature malvinesi (n.d.A. anche gli alpini furono mandati in Russia in inverno con gli scarponi di cartone), armati con fucili della seconda guerra mondiale, il governo decise invadere le Falkland.Ovviamente, i kelpers (cittadini britannici delle isole) non potevano credere ai loro occhi e nemmeno i 10 soldati inglesi che “proteggevano” quelle terre. Il risultato è già conosciuto. Alla Tatcher, a sua volta, con i suoi problemi interni con i minatori, venne giusto rispondere a questi soldatini che avevano osato riprendersi un pezzo di terra che, anche se apparteneva geograficamente all’Argentina, lei non era disposta a cedere. Così, inviò i suoi soldati professionisti della guerra, insieme al gurkas (che furono quelli che fecero più stragi e provocarono più terrore negli argentini), con l’appoggio degli yankees e del Cile, senza il quale sarebbe stato difficile anche per un esercito così forte riprendersi quelle terre australi.Totale dei morti argentini 700; inglesi 200, ma non si contano i suicidi e gli invalidi argentini. Ricordo ancora oggi i cioccolatini che portavamo a scuola per essere spediti ai soldati al fronte, con tanto di letterine; avevo 8 anni e ricordo anche come tanta gente inviava oggetti di valore come gioielli d’oro, che dovevano servire alla “causa”, ma che non sono mai arrivati ai destinatari e sono andati ad ingrossare le ricchezze dei generali, quelli che nemmeno si sono sporcati gli stivali col fango delle Malvinas. (n.d.A. Anche in Italia, durante il Ventennio fascista, le donne regalarono gli anelli nuziali alla patria).Fu una disgrazia nazionale, un colpo tremendo per il popolo argentino e fatale per la giunta militare. Il popolo argentino, grazie alla manipolazione dell’informazione e alla censura, credette quasi fino alla fine della guerra che stavamo vincendo. Solo qualche radioamatore che prendeva i segnali dell’Uruguay sapeva qual era invece la realtà.E così il paese si ritrovò indebitato fino al collo da un regime militare, con un’industria distrutta ed il ritorno di una debole democrazia che non fu capace di mandare in galera neanche uno di questi assassini con gli stivali. Il loro potere era ancora forte.




