Nonne antiviolenza (e “donne di carta”)

Da Virginia Less

E’ trascorso velocemente un anno ed eccoci alla nuova giornata contro il femminicidio e la violenza che colpisce le donne. La ritualità, l’ho già scritto più volte, credo non giovi alle cause, pur importantissime come questa, in quanto le rende per così dire familiari, senza peraltro risolverle. Le cifre infatti non sono per nulla confortanti: nel 2013 le donne maltrattate sono in aumento e anche i femminicidi, rispetto al totale degli assasinii.

Eppure in teoria ci sono stati dei progressi: nella legislazione e un po’ (poco) anche nella mentalità e nel costume, almeno a giudicare dalla nascita di associazioni e centri (pochi) che si occupano degli uomini violenti e molestatori. Che alcuni avvertano la necessità di lavorare su se stessi per tenere sotto controllo l’aggressività e le altre pulsioni negative che sono alla base del problema dovrebbe essere almeno un segnale.

Molto rimane da fare, soprattutto in campo educativo. Non solo a scuola, dove  si svolgono diverse iniziative, che andrebbero comunque anticipate. Presso Telefono rosa di Roma, dove ho seguito un corso di volontariato, ci si era convinte che gli incontri con i ragazzi, in atto presso le medie superiori e inferiori, andrebbero iniziati nella scuola elementare e addirittura materna. Ma soprattutto nella famiglia, dove occorre modificare in profondità i modelli educativi: l’aggressività dei piccoli maschi dev’essere scoraggiata, le femminucce vanno poste su un piano di parità rispetto ai fratelli, i giochi dovrebbero essere meno caratterizzanti… Anche noi nonne dobbiamo fare la nostra parte, visto che i nipoti ci sono spesso affidati.

Gli stereotipi circa la differenza di genere sono infatti già presenti nella prima infanzia, ovviamente a causa dei modelli familiari. Infatti  uomini violenti e donne maltrattate provengono spesso  da famiglie analogamente “malfatte”. E, a prescindere dagli atti propriamente aggressivi, quel che predispone tanti uomini alla sottovalutazione “proprietaria” delle loro donne è proprio l’esempio: una madre debole e subordinata rappresenta un pessimo viatico per l’età adulta.

Ho scelto la fotografia del direttivo di Donne di carta ( http://www.donnedicarta.org), un’organizzazione femminile di promozione e “difesa”  della lettura. Queste simpatiche signore i libri addirittura li leggono ad alta voce in vari luoghi e situazioni. Perché ne parlo oggi? Hanno un programma interessante sul tema della violenza, le nonne di Roma potrebbero seguirlo. E sono un simbolo di libertà e cultura. L’unione dei due termini è importante.  Essere colte non rende libere in automatico:  tra le maltrattate ci sono donne di ogni livello d’istruzione, e tante donne libere di spirito non sono affatto colte. Le due caratteristiche unite dovrebbero, si spera, dare qualche possibilità in più contro la violenza.

Ho trattano l’argomento negli articoli: Giornata del femminicidio,  Nonne e “femminicidio”,Chi (e come ) educa il nipote maschio?


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