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Obama e i “biscottini” spioni di Facebook

Creato il 09 marzo 2013 da Wally26

Maledetti biscottini…!

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Usa, il “grande fratello” dei dati degli elettori di Obama a rischio vendita

Ve lo ripeto da tre anni ormai; Obama ci spia tramite i Social Networks. Quante volte ho detto ad esempio che ha appuntato Zuckerberg (Facebook) come suo portavoce durante innumerevoli occasioni mondane e affaristiche? Che Obama usa i Social Network per fare ricerca di mercato e studiare il modo di infinocchiare meglio gli elettori meno avveduti? E il bottone “ammazzainternet” ve lo ricordate?

obama facebook

Voi non mi credevate e continuavate a parlarne bene e io mi ero stufata di ripetere sempre le stesse cose. Ma alla fine, anche se con anni di ritardo e non ostante la presenza in rete di innumerevoli quotidiani americani che si potrebbero tranquillamente leggere anche in Italia, certe notizie iniziano a circolare.

Da: Il Fatto Quotidiano articolo di Marco Quarantelli

Negli Usa le opinioni politiche degli elettori valgono oro per il mercato. Le corporation vorrebbero acquistarle per conoscere ancor meglio chi compra i loro prodotti o servizi ed escogitare campagne pubblicitarie sempre più mirate ed efficaci.

Indirizzi, numeri di telefono, email, opinioni politiche, gusti in fatto di sesso, scarpe o vestiti, idee su aborto e gun control, fedi sportive, commenti su Facebook, tweet. Centinaia di milioni di dati, raccolti su internet o consegnati dagli elettori agli attivisti che hanno bussato alle loro porte, e confluiti nell’immenso database centrale del Democratic National Party e in quelli dei Partiti Democratici dei singoli Stati. Un gigantesco patrimonio di informazioni, specchio fedelissimo dell’elettorato liberal, raccolto soprattutto negli ultimi 4 anni dal partito di Barack Obama che ora, scrive ProPublica.com, potrebbe essere messo in vendita per fini commerciali: le corporation vorrebbero acquistarli per conoscere ancor meglio chi compra i loro prodotti o servizi ed escogitare campagne pubblicitarie sempre più mirate ed efficaci.

La National Voter File Co-op è nata nel 2011 – si legge sul sito di TargetSmart Communications, società che si occupa della vendita dei dati del DNP – “creata dai Partiti Democratici dei singoli Stati” per vendere i dati raccolti a “consulenti, alleati e organizzazioni indipendenti”. L’obiettivo: recuperare parte dei fondi elettorali spesi dal partito proprio per raccogliere quei dati. Ora però i compratori starebbero per cambiare. “Per i prossimi sei mesi – ha spiegato a ProPublica Drew Brighton, manager di TargetSmart, – il piano è vendere anche alle corporation”. Colossi della distribuzione, credit card company come American Express e commercianti di ogni categoria e livello sarebbero pronti a investire milioni: “I proprietari vogliono sapere chi fa shopping nei loro negozi”. “Tutto può accadere – racconta Ken Martin, presidente del Minnesota’s Democratic-Farmer-Labor Party e membro del board della Co-op – abbiamo varie corporation interessate”.

“Anche se la vendita a scopo commerciale è teoricamente possibile – precisa Ray Buckley, presidente della National Voter File Co-op, per sedare le polemiche – non è la strada che percorreremo”. Ma che il cammino sia quasi segnato lo fa pensare l’uso che dei dati dichiara di voler fare la stessa Organizing for Action di Barack Obama. Con il presidente impegnato a convincere il Congresso a votare la sua legge sull’immigrazione, il gruppo no-profit utilizzato per promuovere nell’opinione pubblica le riforme contenute nel programma ha lanciato sul suo sito un appello agli immigrati: “Tell your story”, racconta la tua storia, con lo scopo di raccogliere e pubblicare i loro racconti di vita. Nella pagina dei submission terms, le condizioni che si accettano al momento in cui si invia lo scritto, si legge: l’organizzazione si riserva il diritto di usare i dati forniti “per qualsiasi scopo a sua discrezione, compresi gli usi politici, di advertising o commerciali di ogni tipo e senza limitazioni”.

I democratici sono maghi nel data mining. Il Narwhal Project è un immenso cetaceo bianco creato da Obama che inghiotte miliardi di dati raccolti da registri pubblici, Facebook, Twitter, cookies e li organizza in migliaia di categorie pensate per essere combinate e calcolare “l’indice di convincibilità” di ogni cittadino: “Leggiamo la tua scheda e capiamo per chi voterai – racconta ancora Martin – fa paura, è il Grande Fratello”. Nessuno sa con esattezza quali dati i partiti conservino, né tutti gli usi che ne fanno. Ma uno scopo è chiaro: confezionare messaggi elettorali più mirati possibile. Una scienza quasi esatta: lo scorso anno – racconta Slate Magazine – Stephanie Cutter, deputy campaign manager di Obama in Ohio, ha inviato decine di email in cui si elencavano i piani del presidente sulla contraccezione gratuita ad un target di giovani donne sensibili al tema e profilate con precisione: 25 anni, residente nel Buckeye State, single, liberal, attenta ai costi dei servizi medici. Obiettivo centrato.

Negli Usa le opinioni politiche degli elettori valgono oro per il mercato. Experian Marketing Services vende ai colossi della distribuzione liste piene di nomi schedati per orientamento politico. A novembre la società ha pubblicato una ricerca che dimostrava non solo che Democratici e Repubblicani sono divisi persino sul tipo di vestiti che indossano, ma anche che questo tipo di informazioni sono fondamentali per i retailer: se FootLocker è amato da chi vota Obama, American Eagle è appannaggio degli orfani di Romney. Anche il candidato del Gop alla Casa Bianca è stato accusato di giocare sporco con i dati degli elettori per identificare possibili donatori in campagna elettorale: i suoi analisti hanno scandagliato migliaia di database perfettamente legali ma venduti nell’ombra dalle corporation e pieni di informazioni su conti correnti, stati di famiglia, e proprietà. Il Grande Fratello, come i soldi, non ha colore politico*.

*Sara’, a me pare invece che siano i Democratici ad incarnare alla perfezione il mito del “Grande Fratello”. Pensiamo anche solo alle furtive apparizioni di Obama l’anno scorso e di Michelle il mese scorso, durante la cerimonia di assegnazione dei premi Oscar… Pensiamo alla Dreamwork e ad altre realta’ Hollywoodiane che sono fra i maggiori “bundlers” (donatori) del partito Democratico, pensiamo alla propaganda che viene subdolamente veicolata in tanti film sfornati dall’industria cinematografica nazionale. Un’occasione come quella, che galvanizza l’attenzione milioni di famiglie riunite davanti agli schermi televisivi americani, viene sfruttata per “apparire”, in un ambiente politico decadente in cui l’immagine e’ tutto (perche’ c’e’ solo “fumo” da vendere), in cui la politica-spettacolo ha raggiunto picchi inusitati, mai raggiunti nemmeno con l’elezione dell’attore Ronald Reagan!

Leggi anche, sempre dello stesso autore: Facebook fa profitti per 1,3 miliardi ma non paga un dollaro di tasse


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