Magazine Cultura

Occorre ridisegnare l'intero modello di business della mobilità pubblica - UN FUTURO SENZA QUESTO TRASPORTO PUBBLICO?

Creato il 14 gennaio 2012 da Ciro_pastore
Occorre ridisegnare l'intero modello di business della mobilità pubblica - UN FUTURO SENZA QUESTO TRASPORTO PUBBLICO?
Occorre ridisegnare l'intero modello di business della mobilità pubblica UN FUTURO SENZA QUESTO TRASPORTO PUBBLICO? Per avere ancora un futuro il TPL deve modernizzare l'offerta intermodale ottimizzando le sempre più scarse risorse economiche
I cori di consenso per i 400 milioni restituiti alle Regioni per coprire i tagli precedenti non devono farci dimenticare che il 2012 sarà un anno di tagli ulteriori, visto che il saldo delle risorse sul 2011 - già “annus horribilis” - è di circa 115 milioni, per la sola Regione Campania. Non vorrei castrare l'euforia interessata di alcuni, ma anche l'anno che verrà non potrà che essere “ricco” di tagli ai servizi. La famigerata salvifica fusione delle aziende del gruppo EAV non produrrà che ulteriori sacrifici ai lavoratori, come macchinisti, capitreno e gestori hanno già sperimentato a seguito del preannunciato fallimento dell'accordo SALVA-COMPETENZE che sta producendo, per ora, solo conflittualità strisciante che si scarica sui clienti, ormai giunti alla disperazione, e prossimi ad abbandonarci definitivamente per altre modalità di trasporto, compreso il car pooling fai-da-te
L'accordo siglato il 16 dicembre scorso, sponsor unico l'Assessore al Lavoro (a proposito che fine ha fatto l'assessore competente per materia? boh!!!) aveva l'obiettivo di standardizzare le retribuzioni del settore, da sempre una galassia senza regole, tentando di portarle almeno a fattor comune. Alla fine avremo sostanzialmente tre regimi retributivi. Il primo riguarderà i lavoratori in servizio prima del contratto del 2000, il secondo quelli assunti successivamente fino ad oggi (non molti per la verità) e il terzo sarà quello applicabile a coloro i quali verranno assunti dopo il BIG BANG del 1° gennaio 2012, data che farà da spartiacque per retributivo e normativo. Niente sarà più come è stato finora, si aprono scenari insondabili ed imprevedibili che troveranno nell'accordo una sorta di “esoscheletro”, un'impalcatura, che giustificherà e renderà possibili cambiamenti di ogni genere. Non solo sarà possibile bloccare le retribuzioni, attraverso gli ad personam (assorbibili?), ma le aziende avranno la possibilità di adottare – senza ulteriori difficoltà – azioni concrete per rendere fin troppo elastici i livelli occupazionali. Contratti di solidarietà e, soprattutto, mobilità endosettoriale ed interaziendale (anche fra aziende pubbliche e private). Insomma, una serie di soluzioni che sono il viatico alla definitiva sparizione del TPL, così come lo abbiamo conosciuto.
Nella situazione specifica della Regione Campania e del Gruppo EAV, l’aumento delle accise sulla benzina e sul gasolio – introdotte dal Governo Monti . paiono un intervento di sicuro impatto inflazionistico (colpisce tutti i prezzi), e non è certo equo. Una delle motivazioni per un simile provvedimento, infatti, è quella di trovare risorse per i sussidi ai trasporti locali. Ma non si può ignorare, d'altra parte, che in Italia vigono le più basse tariffe europee per questi servizi, connesse a costi di produzione elevati (comparabili a quelli tedeschi), e che la maggioranza di coloro che si spostano in auto per lavoro lo fa perché il trasporto collettivo tra zone peri-urbane è latitante e non solo perché questi forzati dell’automobile siano più ricchi di chi vive e lavora nelle grandi città e beneficia dei servizi di trasporto locale più sussidiati. Inoltre, l’aumento della fiscalità sui carburanti ricorda molto i provvedimenti “disperati” dei governi balneari della Prima Repubblica. E in Regione Campania, per confondere ulteriormente le acque, hanno aggiunto anche l'aumento della tassa di possesso automobilistica, circa 40 milioni/anno in più, distolti per coprire un altro pozzo senza fondo, l'assistenza sociale.
Le liberalizzazioni imminenti – compresa, forse, quella delle licenze taxi – spingono ad una seria e radicale rivisitazione del modello di business del trasporto pubblico. Tariffe basse, organici supergonfiati delle aziende, inefficienze organizzative, duplicazioni dell'offerta, scarsissima intermodalità, assenza totale di integrazione fra TPL e taxi, indebitamento ai limiti del fallimento: questo è il quadro sconsolante e fallimentare odierno. Non si può pensare di risolvere tutti questi annosi ed incancreniti problemi solo con tagli indiscriminati all'offerta, prepensionamenti, mobilità e contratti di solidarietà. È vero i costi del personale sono una parte notevolissima del costo totale. Chiedere ed ottenere un aumento della produttività individuale e globale è necessario, indispensabile direi. Ma occorre fare molto di più sul versante di una diversa offerta di mobilità, che faccia finalmente tesoro di una maggiore sinergia tra treno, bus e taxi. È proprio il taxi che può diventare la chiave di volta della mobilità pubblica dei prossimi decenni. Gli stili di vita completamente mutati (una vita sociale sempre più improntata al modello 24/24 ore) , la diversa organizzazione del lavoro (esistono più gli operai che devono raggiungere le fabbriche alle 7 di mattina?), la sempre più estesa megaperiferia che congiunge Napoli-Caserta-Nola-Salerno, l'incremento costante di mezzi di trasporto individuali (maxiscooter), rendono impossibile continuare a pensare ad un'offerta che resta sostanzialmente immutata da circa 40 anni.
A turbare ulteriormente il settore, è intervenuta la scellerata scelta di tracciare i bacini di traffico su base provinciale. Il nostro, come le altre regioni più popolose d'Italia, è un territorio fortemente urbanizzato attorno ai principali centri cittadini, attrattori economici e sociali. Nessun decentramento, nessun ridisegno urbanistico territoriale è stato purtroppo realizzato finora. Anzi, gli ultimi due decenni di crescita economica convulsa e senza regole, hanno decisamente aggravato il problema di una regione sbilanciata verso la fascia costiera e le sue immediate retrovie. Le tre province interne, ma soprattutto irpinia e beneventano, con l'adozione dei bacini provinciali rischiano il definitivo isolamento perché sicuramente meno appetibili rispetto alla fascia costiera che va da Licola ad Agropoli (per una profondità di circa 30 km nell'interno), dove si concentra la maggior parte della popolazione e delle attività economiche/direzionali. Il bacino su base regionale costituisce, pertanto, l'unica possibile modalità per tenere insieme realtà diversissime e per renderle congrue economicamente.
Se l'obiettivo reale è, invece, procedere speditamente verso la “balcanizzazione” per creare sacche di rendita ai futuri competitors privati, allora si comprende la scelta di provincializzare i bacini di traffico. Ma sarebbe un errore madornale che, però, i Sindacati potrebbero essere spinti ad accettare sperando di salvare l'occupazione, anzi di creare altri posti fasulli. Nuova occupazione nel settore mobilità si potrà creare soltanto pensando ad altre modalità di offerta, su cui mi dilungherò prossimamente. Un esempio per tutti: perché non distribuire ai lavoratori in esubero presso le aziende decotte del TPL campano le eventuali nuove licenze taxi scaturenti dalla liberalizzazione del settore? Certo, occorrerà bilanciarne la distribuzione con dei ristorni economici ai vecchi possessori di licenze e, soprattutto, destinando sovvenzioni pubbliche chilometriche anche ai tassinari per l'effettuazione di servizi a bassa densità di domanda (quelli notturni, festivi, nelle aree a minore impatto demografico). In sostanza, si tratterebbe di investire diversamente le risorse disponibili, creando servizi al cittadino di tipo diverso (a chiamata multipla, on demand) che le nuove tecnologie e le mutate esigenze di vita renderebbero praticabili e, soprattutto, funzionali. Spostare il peso dei lavoratori coinvolti nel sistema mobilità, oggi quasi completamente concentrato nelle grandi aziende pubbliche, verso cooperative di taxi sovvenzionate dalla Regione potrebbe essere la soluzione ai problemi occupazionali congiuntamente a quelli derivanti dalla progressiva riduzione delle risorse statali assegnate al settore.
Ciro Pastore – Il Signore degli Agnelli (sacrificali e sacrificabili?)leggimi anche suhttp://golf-gentlemenonlyladiesforbidden.blogspot.com/2011/11/spot-nauseante-per-risvegliare-gli.html

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :