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Ognuno vede gli elefanti a modo suo

Creato il 17 ottobre 2013 da Philomela997 @Philomela997

Poesia & Arte Figurativa

Carl Sandburg, Dovima e Richard Avedon.

Dovima e gli elefanti-1

OGNUNO VEDE GLI ELEFANTI A MODO SUO

Wilson e Pilcer e Snack si fermarono davanti all’elefante nel giardino zoologico.

Wilson disse: <<Come si chiama? Viene dall’Asia o dall’Africa? Chi gli dà da mangiare? E’ maschio o è femmina? Quanti anni ha? Fanno gemelli? Quanto costa dargli da mangiare? Quanto pesa? Se muore, quanto costerà un altro? Se muore, che cosa faranno delle ossa, del grasso, della pelle? E a che serve starlo a guardare?>>

Pilcer non fece domande; mormorava tra sé: <<Sembra una casa completa, mura e finestre, le orecchie venute da alti campi di grano, perdio; l’archietto di quelle gambe era un artiere, perdio; si leva come un ponte gettato su acque profonde; ha la faccia triste e gli occhi miti; so che gli elefanti sono buoni coi bambini>>.

Snack alzò gli occhi e li riabbassò e infine disse a se stesso: <<Di fuori è un bel pezzo di accidente, e scommetto che ha un cuore vigoroso, scommetto che dentro è forte come una caldaia coi bulloni di rame ribaditi>>.

Non si misero a discutere.

Non si gettarono niente in faccia.

Tre uomini videro l’elefante in tre modi diversi.

E lasciarono la cosa a quel punto.

Non sciuparono un pomeriggio domenicale pieno di sole.

<<La domenica viene soltanto una volta alla settimana>>, si dissero.

racconto del poeta americano Carl Sandburg, tratto da C.Izzo, Poesia americana contemporanea 1955

Dovima e gli elefanti-2

Dovima e gli elefanti

Parigi, Agosto 1955; fotografia di Richard Avedon.

Storia dello scatto:  “Dovima e gli elefanti” nell’obiettivo di Avedon


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