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Oscar 2014: quali sono i film veramente favoriti?

Creato il 03 febbraio 2014 da Oggialcinemanet @oggialcinema

3 febbraio 2014 • Premi Oscar 2014, Speciale Festival OAC, Speciale Premi Oscar, Vetrina Cinema

Negli ultimi anni è accaduto più di una volta che il film capace di conquistare il maggior numero di nomination alla fine non ha trionfato alla notte degli Oscar. Titoli come The Aviator, Il curioso caso di Benjamin Button, Hugo Cabret e lo scorso anno Lincoln si sono visti togliere il premio più importante da concorrenti con meno candidature. Quest’anno i grandi delusi potrebbero essere addirittura due. Sia Gravity che American Hustle, appaiati in testa alla graduatoria con 10 segnalazioni, vengono posti dai bookmakers dietro a 12 anni schiavo, una pretendente comunque forte di ben 9 nomination.

Con quote che oscillano tutte molto vicine a 1/3 il film di Steve McQueen ha distanziato discretamente Gravity, la cui quota si aggira intorno al 5/2, e piuttosto nettamente American Hustle, dato a cifre che oscillano tra i 7 e 10. Quasi impossibile che il nome del film vincitore esca dal gruppo degli altri sei candidati, tutti piazzati oltre sui 100 e oltre. Sarà dunque il dramma sulla schiavitù del regista inglese a spuntarla alla cerimonia del prossimo? Se le agenzie di scommesse appaiono orientate in questo senso, non è scontato comunque che ciò avvenga.

Gallery American Hustle

American Hustle

Il sito Awardsdaily.com, forse il più influente per quanto riguarda le previsioni agli Oscar, lo scorso 26 gennaio ha pubblicato un post di Sasha Stone che in qualche modo solleva sensate obiezioni sul fatto che 12 anni schiavo sia totalmente favorito rispetto agli altri concorrenti. Prima di tutto non si tratta di un film “edificante” quanto gli altri due, quanto piuttosto di uno spaccato decisamente aspro su una delle grandi “piaghe” della storia degli Stati Uniti. Gravity al contrario è una storia universale, abbraccia qualsiasi tipo di pubblico e ha una donna come unica, grande protagonista. E’ dai tempi di Shakespeare in Love che un film con al centro un personaggio femminile non trionfa agli Oscar. I membri dell’Academy potrebbero decidere di fare ammenda riguardo questa dimenticanza.

Americah Hustle invece è il classico “prodotto medio” che gli Oscar amano valorizzare, in quanto prodotto con un budget contenuto e capace di sbancare il botteghino: quaranta milioni investiti, quasi centrotrenta guadagnati soltanto nel mercato interno. Come incassi, 12 anni schiavo è molto lontano da entrambi gli altri due contendenti, soprattutto dal blockbuster di Alfonso Cuarón che in America ha ampiamente sfondato il muro dei 250 milioni di guadagno.

La Stone afferma poi che l’entrata di The Wolf of Wall Street nella corsa agli Oscar con ben cinque candidature “pesanti” (film, regia, attore e attore non protagonista, adattamento) potrebbe aver danneggiato le possibilità dei film di Steve McQueen, forse anche quelle della commedia ad intrighi di David O. Russell. Altra considerazione importante: nessuna delle tre Guild che “governano” il cinema americano – producers, directors e actors – ha premiato 12 anni schiavo, sconfitto rispettivamente da Lei, Gravity e American Hustle. Manca ancora il responso dei writers, ma è un premio che ha decisamente meno influenza degli altri.

Gallery The Wolf of Wall Street

The Wolf of Wall Street

Come verrà indirizzato il voto dei membri dell’Academy dunque? Qui negli Stati Uniti si tende (giustamente?) a seguire molto più il responso del pubblico che quello della critica. Se un lungometraggio è piaciuto ai giornalisti ma ancor di più ha incontrato il favore degli spettatori (e dunque prodotto guadagni…), quasi sicuramente ha maggiori possibilità di prevalere su un film che invece, anche se di qualità maggiore, si è rivelato un gioiello per pochi eletti.

Nella storia recente degli Oscar soltanto The Hurt Locker di Kathryn Bigelow non è riuscito a piazzarsi nella Top100 degli incassi della stagione, finendo addirittura al 116° posto con 17 milioni ottenuti. Non è probabilmente un caso se quell’anno Hollywood aveva sfornato il suo successo commerciale più clamoroso, Avatar di James Cameron, capace di stracciare qualsiasi record d’incasso sia negli States che all’estero. Come dire: nel momento in cui l’industria cinematografica vive il suo momento più fulgido, ci si può anche permettere di premiare l’impegno…

Di Adriano Ercolani per Oggialcinema.net

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