Magazine Famiglia

Ovvio, ma anche no.

Da Marlenetrn

Maroni verdi fritti. Alle 9:00 del mattino.

Sul tavolo c’è il nuovo numero del periodico con cui sto collaborando. Appena lo apro mi partono le staffe, mi si infuma il cervello e non ci vedo più. Il Socio che aveva letto prima di me, rientra con cornetto e cappuccino cercando di mediare il clima incandescente. Con il cappuccio in una mano e il cornetto nell’altra, comincio a meditare vendetta. Non posso fare altro. Partono mail a raffica. La mia sete di vendetta non è placata, però devo sbollentarmi, così decido di farmi un giro dall’estetista. Il metodo del chiodo scaccia chiodo, funziona sempre. Sostituire i pensieri fastidiosi con il dolore da estirpazione. Quale metodo migliore per far raffreddare il sangue, se non spettegolare e parlare di niente al suono di strappi netti e decisi che insieme all’agitazione si portano via anche strati pelle. Terapeutico, ve lo giuro, meglio di una seduta dallo strizzacervelli. E che poi niente, io mi ostino a mettere la crema ma la mia pelle ha qualcosa di ittico che non mi spiego e si ostina a squamarsi a più non posso. La sostituzione coatta di pensieri infelici con pensieri inutili e una pratica da approfondire.

Quando torno a casa, glabra e soddisfatta, incurante della merda che ci possa essere in giro sono le 12, e la rana s’è svegliata da poco e il Socio alle 14 deve andare via. Il frigo piange, perché non ho fatto la spesa e non so da quando non la faccio, perché un po’ me ne scordo, un po’ mi scoccia e un po’ non trovo il tempo giusto. In più cercasi cuoco disperatamente, perché di cucinare ne ho voglia, zero.

C’è una carota, brutta e rinsecchita che mi dice: ”cucinami, cucinami, ti prego cucinami, non lasciarmi marcire qui dentro!”. A fianco c’è una zucchina, più giovane, ma sulla stessa via del tramonto e un barattolo di pomodoro a metà, che se non lo faccio fuori oggi lo butto via.Stop. Passo in rassegna il vano freezer e riesumo una confezione di piselli. Avrei svoltato il pranzo con quelle simpatiche sferette verdi surgelate, ma avevo troppa pena per quella carota che mi implorava pietà e per la sua amica zucchina. Forza e coraggio.

Niente le ho tirate fuori dal frigo, le due verdure zitelle, le ho lavate e fatte a pezzetti piccoli, piccoli, piccoli, e messe in compagnia di una manciata di piselli e una patatina piccina picciò in un bel tegame dal fondo dorato di olio d’oliva. Dopo qualche minuto ho pensato che potessero sentire un caldo lì dentro e ci ho versato di un bel bicchiere di acqua. Le verdurine a mollo, nell’idromassaggio riscaldato hanno fatto amicizia e si sono inventate un fantastico minestrone easy. Il profumino era buono solo erano poco abbronzante, troppo tendenti al bianco, così il mezzo barattolo di passata di pomodoro è stato invitato al beach-party e ha dato un inaspettato tocco finale di tutto rispetto. Unito alla pasta il pranzetto, un po’ sfigatello, era proprio buono, ma soprattutto l’ho svoltato in 15 minuti di orologio.

Che senso ha questo post? Nessuno, solo è la prova lampante che anche quando sembra che non c’è più niente da fare, che la strada da intraprendere sembra essere una sola, se guardi beni e aguzzi l’ingegno, un alternativa all’ovvio la si trova sempre.

Notte gente.

Song: Talking Heads - Sax &Violins


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