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Palermo, ti lascio… vado via

Creato il 30 marzo 2012 da Abattoir

venerdì 30 marzo 2012 di

Palermo, ti lascio… vado via
I suoi primi colonizzatori, i Fenici, l’avevano chiamata ”Ziz” (in lingua punica ‘fiore’). Palermo era un tempo il centro focale di commerci, crocevia di culture diverse, modello di meraviglia per tutto il Mediterraneo. La sua storia secolare ha lasciato un patrimonio artistico da fare invidia al resto del mondo.

E oggi?

Oggi di quell’antico splendore sono rimasti solo i monumenti anneriti ed erosi dal tempo, gli antichi quartieri ormai nel degrado più assoluto e un’atmosfera di malinconia per quello che avrebbe potuto continuare ad essere e non è più.
Camminando una sera come un’altra per le sue viuzze del centro, siamo testimoni di come non bisogni andare necessariamente in un Paese del Terzo Mondo a scelta per constatare la miseria umana.  

E non si tratta di miseria solo economicamente parlando. Montagne di spazzatura, rimasta a macerare per giorni sotto il sole, sparsa per le vie dai numerosi cani che si aggirano in barba alle lotte nazionali contro il randagismo; un’aria irrespirabile, asfissiante, metafora del senso di oppressione che ognuno di noi sente ormai gravare su di sé vivendo in questa città, ridotta ad una fogna a cielo aperto. Facendo lo slalom tra pannolini usati, cartoni inzuppati di percolato, facendo attenzione a non calpestare melme non identificate, capisci come sia orribile quando tanta potenziale bellezza viene corrotta, stuprata dall’inciviltà e dai malgoverni di chi imbratta le pareti di antichi palazzi con i propri faccioni incorniciati da capelli perfettamente fonati. Persino i giovani ‘artisti’ o ‘alternativi’ che amano alcolizzarsi in quartieri sedi di antichi mercati mostrano una totale mancanza di rispetto per quei luoghi che si vantano di aver riportato alla vita: mucchi di bottiglie di birra sparsi ovunque, bicchieri, cartacce e, se siete fortunati, potrete ammirare anche qualche chiazza di vomito qua e là.

Rifiuti in piazza S. Francesco di Paola

A questa totale decadenza estetica e dei costumi, aggiungete anche la totale assenza di opportunità lavorative adeguate al livello di competenza che ciascuno possiede, la mancanza di cultura del merito e il senso di noia, depressione che ti coglie quando ti rendi conto che qui, come nel dialetto d’altronde, il futuro non esiste. E la si percepisce come un’ingiustizia, perché chi ha un minimo di intelligenza capisce la potenzialità che possiede questa città dimenticata dal mondo. Pare assurdo che uno dei luoghi più belli che esistano non sia per nulla a misura di turista, non faccia niente per spremere come un limone questa che sarebbe una risorsa illimitata, capace di portare prestigio e benessere economico. I laureati in lingue dovrebbero essere richiestissimi e allo stesso modo i professionisti nel campo del restauro e dall’archeologia. Solo per citare alcuni esempi. Ci dovrebbe essere lavoro in eccesso per i giovani che ne hanno i requisiti. E invece no. Il lavoro e uno stipendio che ti permettano di lasciare la tua famiglia d’origine (e a trent’anni, cazzo, sarebbe pure l’ora) qua è un’utopia.
E allora che succede? Succede che ci si accontenta di lavoretti in nero, assolutamente precari, si mette da parte quello che si riesce e si va via. Con tanta tristezza nel cuore, incazzati perché costretti a lasciare il luogo in cui siamo nati, ‘a pasta cu furnu’ e ‘u panino ca meusa’, lasciare gli affetti e gli amici. Ma qui rischiamo di morire tutti di inedia e di morire poveri e pazzi, di non riuscire ad avere una casa propria di cui andare fiero perché ottenuta con i tuoi sacrifici.
Palermo sta lasciando andare via i suoi cervelli migliori. Come una madre inetta a svolgere il suo ruolo, sta lasciando che le strappino i suoi figli che andranno a fare arricchire con il loro lavoro altri Paesi e che ripenseranno a lei con nostalgia, ma senza alcun tipo di rimpianto. Bisogna pur campare e, senza nulla togliere ai lavori più umili, chi ha studiato una vita ha diritto ad avere uno stipendio giusto ed essere considerato per quello che vale.
Lasciare tutto e dare una scossa alla propria esistenza da vassallo palermitano sarà senz’altro uno shock all’inizio, ma quando poi ti abitui all’idea che facendo il tuo dovere hai anche tutti i diritti di questo mondo, ti abituerai a non vedere il mare dalla tua finestra e lo sfincionaro con il suo jingle da copyright.

Palermo, io ti lascio… vado via.

 


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