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Parco dei (non) divertimenti

Creato il 25 aprile 2013 da Valentinap @mammeaspillo

Con le prime, vere giornate di primavera quale passatempo migliore per i vostri bambini che portarli al parco giochi? Innumerevoli i vantaggi per loro – si muovono, socializzano, imparano equilibrio e coordinazione, si scaricano da tensioni scolastiche e familiari – molti i vantaggi anche per voi (panni sporchi d’erba e fango esclusi). Al parco facciamo nostro malgrado movimento anche noi, al parco ci si abbronza, si leggono stupidi giornali di moda in cui viene esaltata la cellulite delle celebrities, al parco – soprattutto – si chiacchiera con le altre mamme di cose “da mamme”. Età, peso, altezza, tipo di educazione, tipo di abbigliamento, sappiate che al parco giochi tutto è sotto esame… E non sto parlando solo dei vostri figli.

La scena: sono incinta di otto mesi, devo lavorare al pc ma voglio anche far stancare le mie bambine di tre e quatto anni. Le porto nel parco più bello della mia città, completamente blindato, recintato, coperto da protezioni anticaduta, chiudo il cancello e mi siedo sulla panchina. Apro il tablet e dico alle bimbe i giocare insieme sullo scivolo e nella casetta e le controllo a distanza. La più piccola mi chiede di andare sull’altalena e io rispondo che non ce la faccio a spingerla, tra la pancia e il caldo, che lo sa e non deve far capricci. Prime occhiate di disappunto dalle altre mamme: una mamma col tablet al parco giochi e che non cede ai capricci della figlia? Ommioddio… E porta pure i tacchi, ma che razzaccia è?! La bambina continua imperterrita, la prendo, la infilo nell’altalena per piccoli in modo che non si faccia male e le dico che se ci vuole salire ci resta almeno cinque minuti (nessuno mi aiuta, ovviamente). La spingo un po’ e l’altra bimba mi chiama dal lato opposto del parco per fare pipí; rassicuro la piccola che torno subito e vado. Trovandosi senza nessuno che la spinge e invece di chiedere alle altre mamme di spingerla, Giulia inizia a singhiozzare (ha tre anni, il pianto è ancora una forma di comunicazione fondamentale)… Altre mamme che si riuniscono tutte intorno a lei chiedendole dov’è la sua mamma e lei continua a singhiozzare. Arrivo con l’altra figlia per mano e Giulia mi fa “mamma, sono passati cinque minuti? Posso scendere che mi annoio?”. Le altre mamme mi si avventano addosso come se fossi il diavolo… “Ho chiamato i carabinieri”, “ma come si fa ad abbandonare una bambina in preda al panico sull’altalena?”, “ma che madre sei” sono state le considerazioni non volgari che ho sentito. Non è bastato che mia figlia dicesse che piangeva perché nessuno la spingeva, che io mi sentissi in dovere di giustificarmi perché l’altra doveva fare pipì e io ci metto un minuto buono a spostarmi da qui a là vista la pancia. Io ero la mamma menefreghista e modaiola al parco con i tacchi e l’ipad e questo faceva di me una persona deprecabile.

Qualche riflessione sulla vicenda e sulla mamma-al-parco in generale. Al parco ci vanno tutte, ma lí troverete il maggior concentrato di mamme-solo-mamme possibile in natura. Quindi voi siate cordiali con tutte, rispondete a chi vi chiede peso, altezza e data di nascita del primo dentino, ma per il resto, signore, ricordatevi delle nostre donne ed educate i vostri bambini a quel minimo di indipendenza che dentro un parco recintato DEVONO e non “possono” avere. Portatevi un bel giornale e godetevi l’aria di primavera anche voi e se qualcuno vi reputa cattive madri solo perché vostro figlio a due anni va sullo scivolo da solo… Rispondetegli che a cinque avrà le chiavi di casa. Non vi disturberanno più.

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