IL MEA CULPA DI BERSANI. "Chi non riesce a garantire la governabilità al suo Paese non può dire di aver vinto le elezioni, non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi e la sostanza è oggetto della nostra delusione". L’autocritica di Pier Luigi Bersani sul deludente risultato elettorale si ferma qui. Dice di aver letto sui giornali "camionate col senno di poi", ma lui alla vittoria tonda del centrosinistra anche a palazzo Madama, ci aveva creduto. Secondo Bersani "ha vinto il rifiuto della politica non credibile, quella che si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti, e ha anche pesato la politica di austerità e di rigore. In Francia - spiega il segretario del Pd - un voto del genere avrebbe garantito la governabilità, da noi non è così. Si capirà da questo chi ha voluto impedire le riforma della legge elettorale. Il voto, malgrado la vittoria mancata, assegna comunque una responsabilità al Pd perché non ci sfuggono i rischi che corre il Paese. Consegneremo al presidente della Repubblica le nostre impressioni. Le nostre valutazioni e alla fine sarà lui a dire chi è in grado di poter fare il governo in questo passaggio difficile. In ogni caso noi ci rivolgeremo al Parlamento.
SERVE UN GOVERNO DA COMBATTIMENTO. Al Capo dello Stato spetterà tirare le somme, ma poichè è stato il centrosinistra a prendere più voti sia alla Camera che al Senato, "la prima parola tocca a noi" ed è facile pensare che sarà proprio Bersani a proporsi per palazzo Chigi. "Non è l’ora della diplomazia", ma quella del "cambiamento" e quindi giù un po’ di "titoli" della possibile agenda di governo di un esecutivo targato Pd e, visti ii numeri, probabilmente senza maggioranza al Senato, ma che si rivolge a Grillo, senza però escludere ufficialmente Berlusconi. Nella prossima legislatura ci si occuperà quindi di "riforme istituzionali a partire dalla legge elettorale, quella della politica e dei suoi costi, poi la legge sui partiti e una moralità pubblica e privata". Un programma essenziale. Perché Bersani dice di no "a discorsi a tavolino su alleanze. Ognuno si deve prendere le responsabilità in Parlamento". "Bisogna cambiare - ripete il leader del centrosinistra - ed è per questo che serve un governo da combattimento".
PRESIDENZA DELLA CAMERA A M5S. Escluso qualsiasi tipo di "governissimo", tanto più se formato "a tavolino", Bersani ripete che sarà il Parlamento il luogo del confronto e che ora anche i grillini dovranno assumersi le loro responsabilità: "Da oggi non potranno più dire 'tutti a casa' perché a casa andranno anche loro! Dicano ora che vogliono fare per il Paese", li incalza Bersani che propone al M5S la presidenza della Camera, visto che sono il primo partito. Bersani, parlando della imminente scelta dei presidenti delle camere si dice infatti "favorevole alla co-responsabilità. Il Movimento 5 Stelle è primo alla Camera. Ciascuno si prenda le sue responsabilità". Un punto però lo chiarisce subito: "Certamente un'Italia che si staccasse dall'Europa sarebbe un disastro, questa è matematica non è un'opinione", anche se occorre chiedere a Bruxelles, "una rivisitazione della politica economica". Una battuta il segretario la riserva anche a Matteo Renzi, da più parti invocato: "Non so se avremmo vinto. Io ho fatto le primarie. Di più non potevo fare - ma di certo non si intende dimettersi - Nel 2013 c’è il congresso. E’ lì che girerà la ruota!".
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IL MEA CULPA DI BERSANI. "Chi non riesce a garantire la governabilità al suo Paese non può dire di aver vinto le elezioni, non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi e la sostanza è oggetto della nostra delusione". L’autocritica di Pier Luigi Bersani sul deludente risultato elettorale si ferma qui. Dice di aver letto sui giornali "camionate col senno di poi", ma lui alla vittoria tonda del centrosinistra anche a palazzo Madama, ci aveva creduto. Secondo Bersani "ha vinto il rifiuto della politica non credibile, quella che si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti, e ha anche pesato la politica di austerità e di rigore. In Francia - spiega il segretario del Pd - un voto del genere avrebbe garantito la governabilità, da noi non è così. Si capirà da questo chi ha voluto impedire le riforma della legge elettorale. Il voto, malgrado la vittoria mancata, assegna comunque una responsabilità al Pd perché non ci sfuggono i rischi che corre il Paese. Consegneremo al presidente della Repubblica le nostre impressioni. Le nostre valutazioni e alla fine sarà lui a dire chi è in grado di poter fare il governo in questo passaggio difficile. In ogni caso noi ci rivolgeremo al Parlamento.
SERVE UN GOVERNO DA COMBATTIMENTO. Al Capo dello Stato spetterà tirare le somme, ma poichè è stato il centrosinistra a prendere più voti sia alla Camera che al Senato, "la prima parola tocca a noi" ed è facile pensare che sarà proprio Bersani a proporsi per palazzo Chigi. "Non è l’ora della diplomazia", ma quella del "cambiamento" e quindi giù un po’ di "titoli" della possibile agenda di governo di un esecutivo targato Pd e, visti ii numeri, probabilmente senza maggioranza al Senato, ma che si rivolge a Grillo, senza però escludere ufficialmente Berlusconi. Nella prossima legislatura ci si occuperà quindi di "riforme istituzionali a partire dalla legge elettorale, quella della politica e dei suoi costi, poi la legge sui partiti e una moralità pubblica e privata". Un programma essenziale. Perché Bersani dice di no "a discorsi a tavolino su alleanze. Ognuno si deve prendere le responsabilità in Parlamento". "Bisogna cambiare - ripete il leader del centrosinistra - ed è per questo che serve un governo da combattimento".
PRESIDENZA DELLA CAMERA A M5S. Escluso qualsiasi tipo di "governissimo", tanto più se formato "a tavolino", Bersani ripete che sarà il Parlamento il luogo del confronto e che ora anche i grillini dovranno assumersi le loro responsabilità: "Da oggi non potranno più dire 'tutti a casa' perché a casa andranno anche loro! Dicano ora che vogliono fare per il Paese", li incalza Bersani che propone al M5S la presidenza della Camera, visto che sono il primo partito. Bersani, parlando della imminente scelta dei presidenti delle camere si dice infatti "favorevole alla co-responsabilità. Il Movimento 5 Stelle è primo alla Camera. Ciascuno si prenda le sue responsabilità". Un punto però lo chiarisce subito: "Certamente un'Italia che si staccasse dall'Europa sarebbe un disastro, questa è matematica non è un'opinione", anche se occorre chiedere a Bruxelles, "una rivisitazione della politica economica". Una battuta il segretario la riserva anche a Matteo Renzi, da più parti invocato: "Non so se avremmo vinto. Io ho fatto le primarie. Di più non potevo fare - ma di certo non si intende dimettersi - Nel 2013 c’è il congresso. E’ lì che girerà la ruota!".
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