Presa da qui.
Plimpton: “Quale crede sia il miglior esercizio intellettuale per l’aspirante scrittore?”
Hemingway: “Diciamo che dovrebbe uscire e impiccarsi, perché si rende conto che scrivere bene è una cosa incredibilmente difficile. Poi dovrebbe essere tirato giù senza pietà e costringersi a scrivere meglio che può per il resto della sua vita. Almeno avrà la storia dell’impiccagione dalla quale cominciare.”
A me Hemingway non piace molto, eppure di lui ho tutto. Ho un cofanetto Mondadori degli anni Sessanta che racchiude la sua produzione, appartiene a mio fratello.
Non capisco la ragione di una tale antipatia. Prima o poi credo che dovrò cercare di riprenderlo in mano, e dargli almeno un’altra possibilità.
In fondo con Dostoevskij era andata così: lessi “I demoni” e abbandonai la lettura. Anni dopo mi capitò tra le mani “Delitto e castigo”; adesso il buon Fedor è uno dei miei autori preferiti.
Però quella di Hemingway si tratta di una risposta efficace. Da spaccone forse. La verità spesso si traveste, indossa abiti larghi e chiassosi per stare comoda, confondersi, ed essere colta solo da pochi.
La verità vuole spalle larghe.
