Molti anni fa (oltre 20), ripresi a leggere. E’ un tempo talmente lontano che come vedi, utilizzo il passato remoto.
Avevo 16/17 anni e capii due cose:
- Che ero ignorante;
- Che chi possiede la parola, ha in mano le redini del proprio destino.
Non ho mai amato lo studio. In terza media, studiavo mezz’ora: quando veniva trasmesso il telegiornale.
I miei insegnanti, mi consigliarono o di andare a lavorare, o iscrivermi a un istituto professionale; in quel modo, avrei almeno imparato un mestiere.
Avevano ragione.
Non ero vittima di un complotto, non ero affatto “genio e sregolatezza”; semmai “banalità e noia”.
Qualche anno dopo l’abbandono del liceo classico Gabriello Chiabrera (mi ero iscritto lì, rimediando: una bocciatura; cambio di sezione con promozione, e in quinta, insufficienza di greco con esame di riparazione a settembre. Superato con un 7, e conseguente ritiro dopo aver consegnato una versione, se non ricordo male, di Tucidide, in bianco, perché non riuscii a tradurla), mi resi conto di non essere granché.
Non avevo soldi (una condizione a cui ho fatto il callo), quindi iniziai a frequentare la biblioteca.
Scoprii Tolstoj, Dostoevskij, don Lorenzo Milani, Zola, Remarque e Sciascia, Silone e Böll, e un mucchio di altri scrittori. Se ancora adesso, nonostante apparenze, e titolo di studio modesto, faccio una certa impressione, è perché non mi sono arreso mai al destino.
E ancora adesso, oppongo una qualche forma di resistenza…