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Pietro Orlandi: «Chiedo al papa che venga abbattuto il muro del silenzio»

Creato il 25 luglio 2011 da Yourpluscommunication

Pietro Orlandi: «Chiedo al papa che venga abbattuto il muro del silenzio»

Se ne sono sentite di tutti i colori ma, sulla scomparsa di Emanuela Orlandi continua a prevalere la forte tinta del giallo.

Solo poco più di un mese fa un sedicente ex agente del Sismi, Luigi Gastrini,cinquantacinquenne di origini siciliane, telefonava in diretta alla tv RomaUno col nome in codice di “Lupo Solitario”, sostenendo che «Emanuela Orlandi è viva e si trova in un manicomio a Londra». Proprio in Inghilterra da lì a poco dopo, il fratello, insieme alla redazione di Chi l’ha visto?, è andato a cercarla pieno di speranza, ma, come ovvio, senza trovarne traccia. (qualora fosse davvero stata lì, chi di “dovere” infatti, non ce la lasciava di certo nemmeno per calcare la scena delle telecamere).

Del quattro luglio scorso è invece la lettera, inviata dalla Sicilia con timbro di Palermo a «Edizioni Anordest»(la casa editrice che di recente pubblicato il libro-denuncia di Pietro Orlandi “Mia sorella Emanuela”) che apre le porte sulla pista massonica e viene sequestrata dai carabinieri di Villorba, in provincia di Treviso, su disposizione della procura trevigiana.

Pietro Orlandi: «Chiedo al papa che venga abbattuto il muro del silenzio»

L’ultima pennellata sul quadro Orlandi è arrivata ieri da Antonio Mancini che, in un’intervista rilasciata a La Stampa, affermava come, dietro al tanto chiacchierato quanto misterioso rapimento di Emanuela, c’era proprio la banda della Magliana che, sempre secondo le sue rivelazioni dell’accattone, ex appartenente all’organizzazione criminale, continua ad essere presente ed attiva in città «Basta guardare gli ultimi arresti nella capitale» proseguiva, infatti, Ricotta (nome in “Serie” che De Cataldo ha passato alla direzione di Sollima).

E oggi, su Il Corriere della Sera si legge la reazione che immancabilmente arriva dal fratello Pietro: «Il pentito della Magliana dice che il sequestro di mia sorella è stato un ricatto alla Santa Sede? Che c’era in gioco la restituzione di 20 miliardi? Non c’è altra scelta: rivolgersi al Vaticano, anche attraverso una rogatoria, per una verifica. Che ci fossero contatti tra esponenti della banda e alti prelati l’ho verificato di persona…».

Pietro Orlandi: «Chiedo al papa che venga abbattuto il muro del silenzio»
Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, sparita a Roma nel 1983, intervistato da noi il giorno successivo alla telefonata dell’agente del Sismi, affermava di non poter lasciare nulla al caso e auspicava che lo stesso venisse fatto dalla magistratura.

Alla luce delle nuove rivelazioni dell’ex boss della mala capitolina, Pietro (sempre al Corriere) afferma: « dico solo ciò che ho visto di persona. Fu lo stesso pentito, che ho incontrato tre anni fa in occasione di una trasmissione Rai, a parlarmi della conoscenza tra De Pedis e monsignor Donato de Bonis, altissimo prelato dello Ior. E più di una volta io stesso sentii de Bonis conversare al telefono, in modo cordiale e confidenziale, con una persona che chiamava Renatino».

Mentre le rivelazioni di Gastrini venivano acquisite dal procuratore di Bolzano Guido Rispoli, all’interno del fascicolo già esistente in Alto Adige ( a Terlano –Bolzano- Emanuela veniva segnalata per la prima volta dopo la sua scomparsa nel 1983), il 24 giugno scorso, lo stesso Luigi, durante l’approfondimento “Tv7″ del Tg1 arrivò ad accusarsi del rapimento, spiegando di esserne stato il supervisore in piazza Sant’Apollinare, in Vaticano (quella stessa chiesa piena di misteri e silenzi dove qualche anno dopo veniva -e resta tutt’ora- sepolto Enrico De Pedis).

Secondo Lupo solitario, quel giorno in Vaticano erano in servizio «Agenti che dovevano fare il loro lavoro» e, l’ex agente del Sismi continuava riferendosi proprio al Vaticano in questi termini: «grande lavatrice di soldi».

Pietro Orlandi, che prendeva le distanze dalle accuse che l’agente muoveva al padre in merito proprio alle attività di riciclaggio all’interno dello Ior, dalla sua parte ha avuto, insieme alla sua famiglia, il sostegno ed il supporto di Papa Wojtyla. E Pietro che allo Ior ci ha lavorato come impiegato, alle dichiarazioni di Mancini aggiunge: «La banda della Magliana può avere avuto un ruolo operativo nel sequestro, forse anche allo scopo di saldare qualche conto, ma i mandanti vanno cercati altrove. E in ogni caso mi chiedo: perché, se il movente è economico, si continua a guardare solo in una direzione, al ricattatore? Perché non si va a sentire il ricattato, vale a dire il Vaticano? Sarebbe una cosa logica, lineare. Alcuni dei collaboratori dell’allora segretario di Stato Casaroli sono ancora in vita: penso ai cardinali Re e Silvestrini e ad altre alte eminenze».

E a papa Benedetto XVI, dopo averlo fatto anche in un’intervista di Mariella Boerici per Vanity Fair, chiede ancora «un atto di coraggio affinché, dopo 28 anni, venga abbattuto il muro di silenzio e omertà del Vaticano e vengano aperti gli archivi. Solo una piena collaborazione all’indagine potrà consentire di arrivare finalmente alla verità sulla terribile sorte di mia sorella Emanuela».

Oggi mentre il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Simona Maisto decideranno se acquisire la testimonianza di Mancini, si fa sempre più forte l’esigenza, da parte del popolo italiano, assetato di giustizia, di sapere la verità.

Una verità schiacciata da troppo silenzio e richiesta a gran voce dal fratello più e più volte.

Fatti, ricordati di tanto in tanto sui quali, però, continua ad incombere un mistero che s’infittisce anche a casa di Dio.


Marina Angelo

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COMMENTI (1)

Da paolo dinucci
Inviato il 26 luglio a 14:53
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la verità? significherebbe togliere il coperchio a cinquant'anni di crimini; sulla morte di migliaia di persone(io a causa dell'attentato al papa ho subito sette tentativi di omicidio e sono stato tenuto sequestrato dal governo della bulgaria per quindici anni e quattro mesi con la complicità del governo italiano; coinvolgere tre papi; coinvolgere uomini di governo passati e presenti; nessuno vuole che la verità venga fuori