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Pillole da Torino 31 – 29 novembre

Creato il 30 novembre 2013 da Drkino

Il Diario di Mattia Gariglio da Torino 31 in pillole…

Mentre il penultimo giorno volge al termine, qui a Torino 31, impazza il toto festival. Le pellicole favorite alla vittoria del 31° TFF sembrano essere tre: il venezuelano Pelo Malo di Mariana Rondòn, il canadese Le démantèlament di Sébastien Pilote, già vincitore del premio della giuria a Torino 29 con Le vendeur, e lo statunitense Blue Ruin. Per quanto riguarda il premio del pubblico, sembra scontata la vittoria di Pif con La mafia uccide solo d’estate. Le risposte le avremo domani alle 20.00 dalla sala 3 del Reposi (diretta streaming su www.mymovie.it).

LA BATAILLE DE SOLFERINO (In concorso)

La Bataille de Solferino
Una cronista copre la diretta tv il 6 maggio 2012, giorno dell’elezione a presidente di Hollande. Ma la vita, come spesso accade, irromperà con la sua quotidianità complicando la giornata. La bataille de solférino, esordio nel lungometraggio per la francese Justine Triet, è un film irritante. Scaraventandoci in medias res, la regista ci presenta i protagonisti, in un caos generale che comincia a casa della giornalista, si sposta in strada con i simpatizzanti di Hollande che aspettano il verdetto, e non abbandonerà mai il film, lasciandoci alla fine un senso di nausea accompagnato da mal di testa. Assolutamente confusionario, non viene aiutato da una sceneggiatura caotica e poco a fuoco. La bataille de solférino è un delirio costante, girato per lunghi tratti in puro guerrilla style. I personaggi continuano a lanciarsi in estenuanti dialoghi che sembrano non avere sbocchi. La nevrotica Letitia Dosch e l’inespressivo Vincent Macaigne, principali interpreti, affossano una pellicola pretenziosa. Nel tentativo di riproporre un tipo di narrazione ispirata alla ruggente epoca della nouvelle vague, Triet confeziona un film seccante e sgradevole. Utile come una medicina scaduta.

LA PLAGA (In Concorso.)

la plaga
Prendendo spunto dalla reale vita quotidiana dei suoi protagonisti, la catalana Neus Ballus, segue le storie di cinque personaggi intrecciarsi nella periferia di Barcellona. La Plaga, le cui riprese sono durate quattro anni per abituare i protagonisti a interagire con la macchina da presa, è uno strano ibrido, a metà strada tra fiction e documentazione del reale. In un paesaggio desolato, immerso nella calura estiva, Ballùs ambienta una trama, disperata, dai pochi spiragli di ottimismo, impregnata di vite in sospeso tra la disperazione e la speranza di poter rivedere un giorno la luce. La Plaga tenta di essere un film d’atmosfera ma risulta un lungometraggio troppo statico, dove i personaggi sono troppo abbozzati e bidimensionali. Il passo lento che la regista imprime alla pellicola, sfiora l’immobilità. La capacità della Ballùs, dunque, più che in fase di scrittura, si rivela nel momento di dirigere gli attori, riuscendo a guidare degli esordienti in interpretazioni convincenti, facendo dimenticare allo spettatore come recitare non sia la loro professione. Un’opera poco convincente, così soporifera da  rischiare di interferire seriamente con la capacità di guidare e usare macchinari.

THE REPAIRMAN (Fuori Concorso)

Tff: the repairman
Scanio, ingegnere fallito, si guadagna da vivere riparando macchine da caffè. La sua vita, in bilico tra amici realizzati che si divertono a punzecchiarlo e una quotidianità che gli è sempre più estranea, sarà sconvolta dall’arrivo di una ragazza inglese. The Repairman, commedia strampalata ambientata nella campagna cuneese, rappresenta l’esordio di Paolo Mitton, italiano emigrato all’estero per lavorare in film come Harry Potter e La fabbrica di Cioccolato, ma tornato a casa, nelle langhe, per esordire nel lungometraggio. The Repairman, abulico come il suo protagonista, procede lentamente, senza troppi scossoni, usando l’espediente del flashback e trascinandolo per tre quarti del film. Dalla fotografia sbiadita, che ben si sposa con le vicende del protagonista, il lungometraggio cerca di essere un mix tra la commedia all’italiana e quella all’inglese, risultando così un miscuglio incolore. Senza riuscire mai a decollare, The Repairman fluttua raccontandoci una storia strampalata e usurata. “Melancomico”.

Mattia Gariglio

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