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Più polar di un francese

Creato il 08 aprile 2011 da Dallenebbiemantovane

Più polar di un francese

Scrittura veloce e precisa di taglio cinematografico, grazie alla quale sfilano davanti ai nostri occhi il fascino intramontabile di Parigi e la insidiosa complessità delle periferie; dialoghi concisamente efficaci e, grazie a dio, un finale che non scivola nel miele di un’iperdisponibilità posticcia, scriveva qualche tempo fa Margherita Oggero su La Stampa.

Una boccata d'ossigeno nel buon vecchio noir, sostiene invece Giancarlo De Cataldo.

Sopravvalutazioni? Dopo aver letto il suo secondo romanzo, Troppo piombo (Instar Libri) penso che entrambi i commentatori abbiano colto nel segno.
(Avrei preferito iniziare da Les Italiens, ma era momentaneamente esaurito nella pur fornitissma libreria M.R. di Castiglione delle Stiviere, dove Enrico Pandiani è venuto il 2 aprile a presentare il suo ultimo pargolo, Lezioni di tenebra.)

Penso che Pandiani, che vive a Torino ma frequenta da sempre la Francia, abbia pochissimo a che spartire con i giallisti italiani, di cui evita la maggior parte dei difetti e dei manierismi, e moltissimo con il polar francese, in primis con Malet e Manchette. Ne ha l’umorismo, non sempre nero; la metafora sapida e fulminante (e vagamente chandleriana); l’azione e il senso del ritmo; le ambientazioni convincenti; una manciata di generose femmes fatales come si conviene al genere.
Se dovessi trovargli un difetto è forse l’uso del passato prossimo, che a mio parere rallenta l’azione e toglie un po’ di pathos, ma sono scelte stilistiche che possono piacere o non piacere.

Troppo piombo, mia prima immersione nel favolosco mondo di Pandiani, ha momenti molto drammatici e molto crudi, con due climax di notevole (non gratuita, attenzione) violenza all’inizio e alla fine, che agli amanti del noir inglese ricorderanno Derek Raymond; e non illudetevi, il finale non sarà affatto consolatorio, ma è giusto così. Il mondo – soprattutto fuori del nostro stanco Paese - non va avanti a tarallucci e vino. Il noir, tantomeno.

Curiosità: nella cena di gruppo dopo la presentazione, sotto le brillanti e amorevoli cure di Marco “Killer Mantovano” del gruppo Corpi Freddi, Pandiani ha risposto con grande disponibilità a tutte le nostre domande, si è fatto fotografare con noi, si è parlato di tutto un po’, compreso il cinema italiano che secondo lui versa in stato di coma profondo. Non considera nemmeno Toni Servillo o film come Il divo, e su questo sono in totale disaccordo con lui.
Alla mia domanda sull’accoglienza francese ai suoi romanzi, mi ha stupita, spiegandomi che si sta cominciando solo ora a tradurli. Aggiungendo però che un produttore televisivo li ha apprezzati al punto che medita di trarne una serie televisiva, spezzando ciascun romanzo in due puntate.

E.P.: Il fatto è che non riusciamo a immaginare chi possa interpretare Mordenti. Forse Vincent Cassel, ma ci vorrebbe uno con una faccia alla Mastroianni.
Io: Allora ci vedrei bene Stefano Accorsi... abita a Parigi... ormai è mezzo francese.
E.P.: Mah... [smorfia di disgusto per il nuovo cinema italiano]
Io: La faccia da les italiens ce l’ha!

Enrico, ti chiedo pubblicamente scusa: adesso che ti ho letto, ho capito che Accorsi non va mica bene. Trovati un francese con la faccia da Jean Gabin giovane e facciamola finita!


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