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Più provocatorio, cruento e (forse) ottimista…”Nymphomaniac 2″ di Lars Von Trier

Creato il 26 aprile 2014 da Lundici @lundici_it

“Non sento niente”. Con queste estreme parole di Joe si chiudeva il primo capitolo del dissacrante percorso del regista danese sul sesso: un tracciato che sin dalle prime scene si disperde poi in una foresta di simboli religiosi, filosofici ed autocitazionisti della sua intera filmografia.

Regia: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Paese: Danimarca/Germania/Francia/Belgio/UK
Genere: Drammatico

Interpreti:
Charlotte Gainsbourg
Stellan Skarsgård
Stacy Martin
Shia LaBeouf
Christian Slater
Uma Thurman

Consigliato a: fans di Lars Von Trier, chi ha apprezzato la trilogia sulla depressione, chi ama ridere nei momenti tragici
Sconsigliato a: chi si aspetta un porno, chi non ama in genere i film nord europei, chi non possiede un po’ di sano black humor

Ritroviamo la protagonista capitolata in una frigidità in apparenza senza ritorno che ricorda il suo primo orgasmo spontaneo in tenera età, attraverso un rapporto “panico” con la natura nell’esatta posizione in cui era distesa l’anonima “Lei” di “Antichrist” nel bosco, dinanzi a un sole accecante anziché al pianeta melanconico. In questa seconda parte Von Trier si diverte a giocare con lo spettatore (e con se stesso in primis) come dentro una cupa casa degli specchi in un luna park abbandonato; ogni dettaglio è rovesciato, ogni sentimento frammentato, tutto si può leggere al rovescio in un modo diverso. E’ così che la Madonna dell’apparizione diventa Messalina, la prima ninfomane della storia; una macchia di thè sulla parete una pistola; una nuda vagina la palpebra chiusa di un occhio; il bambino del prologo di “Antichrist” un innocente salvato all’ultimo minuto.

nympho bondage

Il racconto di Joe prende la forma di una sinusoide: se il primo capitolo era sotto il segno dell’edonismo e rappresentava (sotto metafora) la Chiesa della felicità ortodossa, dopo l’apice del piacere con Jerome, si scivola lentamente verso l’inferno della Chiesa del dolore cristiana. Da una moltitudine efferata di uomini pronti a soddisfarla si arriva alla solitudine di una masturbazione anorgasmica depravata, dove in un colorito e malsano rapporto bondage le ferite dell’animo si faranno visibili sulla pelle.

La ricerca del piacere è un paradosso, proprio come Zenone che insegue la tartaruga. Infatti non è detto che rincorrerlo sia sempre un piacere. Le sperimentazioni del furore uterino di Joe proseguono. Lei è quell’onda che inarrestabile non può non infrangersi sulla spiaggia. Forse la chiesa, ma senz’altro una morale politically correct, la vorrebbe, se non moglie fedele, almeno madre devota, piegata al bene del nascituro. Ma diversi spesso si nasce ed è inutile appellarsi alla blasfemia.

Joe non sceglie Lourdes ma una visita all’inferno. Peregrinando attraverso orge e schiaffi con sconosciuti, Von Trier coglie l’occasione ancora una volta di narrare di una malattia: così come la depressione è un morbo che non si può estirpare in coloro che l’hanno provata almeno una volta, anche la ninfomania è un male rampicante che cresce sul seme della nostra insoddisfazione, perché se la Joe adolescente credeva di comportarsi a tal modo solo perché incapace di avere tra le mani l’oggetto del suo amore, una volta posseduto esso sarà ancor più difficile da trattenere. Solo la  Joe adulta prende coscienza del disturbo che la lega per sempre ad una condizione di handicap verso la società.

Nymphomaniac-2
Dal mignolo del piede all’ultimo capello in testa siamo esseri pulsanti e sessuali. Ma Eros e Thanatos viaggiano sempre in coppia ed è soprattutto nell’ultimo capitolo, “The gun”, che cambiano le sorti di una storia che pareva già scritta: il male è contagioso e la sua erede, P, non sarà certo tale a livello solo lavorativo; i primi duri colpi inferti da chi si era sempre fidata apriranno un squarcio di redenzione perché, passare da carnefice a vittima, sentire il peso di una carezza in un pugno, potrebbe essere quel momento che rivoluziona tutto.

Un capitolo più provocatorio ancora, cruento ma al contempo venato da un sottile ottimismo, forse meno acuto del precedente a causa anche dei parallelismi meno pertinenti di Seligman. Ma è anche e soprattutto al passato di questo misterioso interlocutore che si concede questa parte secondaria del film. Lui, asessuato e vergine da ogni desiderio, ascolta otto capitoli di orgasmi e dolore senza preconcetti. Ma pecca di troppa curiosità e si fa angelo custode e diavolo mentore in una stanza spoglia dove il colpo di scena bussa alla porta da un momento all’altro.
Particolarmente lodevole la sequenza in cui ricompare un vecchio affezionato dei cast del regista danese: Jean-Marc Barr, personaggio ispiratorio di uno dei messaggi più stridenti e indimenticabili del film: su cento pedofili solo cinque esercitano il loro brutale desiderio in modo attivo, i restanti si crogiolano in una vita di repressione seguendo ciò che tempo fa disse Alfred Kinsey: “L’unico sesso innaturale è quello che non viene fatto”. Ma cosa sarebbe “Nymphomaniac” se al posto di Joe ci fosse stato un uomo? Troveremmo meno sconvolgenti i riprovevoli racconti?

Passando dai Rammstein a “Per Elisa” di Beethoven con un intermezzo epico sulle note dei Talking Heads, il controverso Lars, da sempre accusato di misoginia, chiude questo capolavoro con il più misandrico dei finali, il quale ha il suono di un dito medio alzato nel buio, del sentore di una macchina che prende fuoco, di uno sparo nell’abisso dell’esistenza.


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