Andrea Ronchi è un finiano. Ma anche un ministro del governo Berlusconi. Ieri, il ministro del governo Berlusconi, ha dichiarato che “la faziosità di Augusto Minzolini al Tg1 non è più tollerabile”. Nell’edizione delle 20 erano ospiti, uno in studio e l’altro in collegamento, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri per commentare il discorso di Fini a Mirabello. Insomma, un editoriale più che un dibattito (cit.). Ebbene, secondo Cicchitto, in risposta a Ronchi, “il Tg1 è un tg libero, attaccarlo è una prassi incoerente”. Sarà, ma attaccare un tg che trasforma prescrizioni in assoluzioni non sembra poi così incoerente. Nel 2006, Paolo Mieli, allora direttore del Corriere della Sera, auspicò anche a nome del suo giornale la vittoria del centrosinistra alle elezioni a causa “dell’esito deludente del governo Berlusconi”. Apriti cielo. Dal centrodestra si levarono legnate sul povero Mieli, dall’opposizione plausi, rose e fiori. Non saprei dire se quella di Mieli fu una mossa azzeccata (eppure nella tradizione del giornalismo anglosassone gli endorsement dei quotidiani a favore di questo o quel candidato sono così diffusi…), ma di certo fu una posizione, se vogliamo, anche coraggiosa. Ora mi chiedo: quando un giornale (che non sia strettamente legato o vicino a un partito) o un tg si possono definire liberi? Solo quando fa comodo ai propri interessi? No, perché se è così – e lasciamo da parte eventuali conflitti di interesse – allora il Tg1 è un tg libero. Assolutamente.Magazine Editoria e Stampa
Andrea Ronchi è un finiano. Ma anche un ministro del governo Berlusconi. Ieri, il ministro del governo Berlusconi, ha dichiarato che “la faziosità di Augusto Minzolini al Tg1 non è più tollerabile”. Nell’edizione delle 20 erano ospiti, uno in studio e l’altro in collegamento, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri per commentare il discorso di Fini a Mirabello. Insomma, un editoriale più che un dibattito (cit.). Ebbene, secondo Cicchitto, in risposta a Ronchi, “il Tg1 è un tg libero, attaccarlo è una prassi incoerente”. Sarà, ma attaccare un tg che trasforma prescrizioni in assoluzioni non sembra poi così incoerente. Nel 2006, Paolo Mieli, allora direttore del Corriere della Sera, auspicò anche a nome del suo giornale la vittoria del centrosinistra alle elezioni a causa “dell’esito deludente del governo Berlusconi”. Apriti cielo. Dal centrodestra si levarono legnate sul povero Mieli, dall’opposizione plausi, rose e fiori. Non saprei dire se quella di Mieli fu una mossa azzeccata (eppure nella tradizione del giornalismo anglosassone gli endorsement dei quotidiani a favore di questo o quel candidato sono così diffusi…), ma di certo fu una posizione, se vogliamo, anche coraggiosa. Ora mi chiedo: quando un giornale (che non sia strettamente legato o vicino a un partito) o un tg si possono definire liberi? Solo quando fa comodo ai propri interessi? No, perché se è così – e lasciamo da parte eventuali conflitti di interesse – allora il Tg1 è un tg libero. Assolutamente.Possono interessarti anche questi articoli :
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