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Poltergeist - Demoniache presenze

Creato il 26 ottobre 2011 da Robydick
Poltergeist - Demoniache presenze1982, Tobe Hooper, Steven Spielberg.
"A Steven Spielberg Production". Questa è la chiave di volta per comprendere in toto la pellicola. Un film fortissimamente voluto dal regista di Cincinnati, in cui compare come soggettista, produttore, supervisore degli effetti visivi (di marca Industrial Light and Magic), supervisore del montaggio (con il sodale Michael Khan), degli effetti sonori, e selezionatore dello score di Jerry Goldsmith.
Nel 1981 Spielberg era sotto contratto con la Universal, la quale, in base ad una clausola del contratto, non gli permetteva di sviluppare nessun altro progetto contemporaneamente alla preparazione di "E.T", film "gemello" di "Poltergeist", non a caso le due pellicole uscirono nello stesso periodo, "Poltergeist" il 4 giugno 1982 ed "E.T" il giorno 11. Sceglie Tobe Hooper come timoniere del progetto (sceneggiato da Michael Grais e Mark Viktor, al lavoro originariamente sullo script di "Always", remake di "Joe Il Pilota" con Spencer Tracy che Spielberg dirigerà anni dopo) che durante quel periodo storico viveva un periodo tutto sommato produttivamente fecondo, nonostante i vociferati licenziamenti dai set di "The dark" (1979) e "Venom" (1981).
Il buon Tobe, non dimenticato autore di "The Texas Chainsaw Massacre" (1974), era reduce dalle fatiche registiche di "Salem's Lot" (1979), film Tv tratto dall'omonimo best-seller di Stephen King (originariamente offerto a Romero) e dallo slasher "Il Tunnel dell'Orrore" ("The Funhouse", 1981), opere dotate di un certo fascino, per chi scrive naturalmente, ma che non lasciavano presagire una svolta mainstream delle dimensioni di "Poltergeist". E "Poltergeist" è proprio uno di quei set sui quali sarebbe stato molto, molto interessante essere fisicamente presenti per avere contezza di come le cose andarono realmente
Frank Marshall, co-produttore (e parte degli attori, tra i quali Zelda Rubinstein/Tangina, che confermò di essere stata diretta dallo stesso Spielberg durante i sei giorni di riprese che la videro sul set) nonostante la presenza costante di Hooper, confermò che Spielberg disegnò tutti gli storyboard e impostò la gran parte delle riprese, scatenando un'inchiesta da parte della Director's Guild of America (il sindacato dei registi) sugli effettivi crediti rilasciati ad Hooper a livello registico, in base anche alle dichiarazioni dello stesso Spielberg che fece chiaramente intendere di aver avuto un certo peso nelle scelte direttoriali.
All'uscita del film, il buon Steven mandò una lettera all'amico/collaboratore che diceva più o meno così:
"Sfortunatamente, parte della stampa ha frainteso la pressochè unica, creativa relazione che io e te abbiamo condiviso durante le riprese di "Poltergeist". Ho apprezzato la tua "apertura" nel concedermi una nicchia nel processo creativo, come sapevo che saresti stato felice della libertà che hai avuto nel dirigere "Poltergeist" così magnificamente. Attraverso la sceneggiatura hai condiviso una visione di questo intenso progetto fin dall'inizio, e, come regista, hai dato il meglio. Ti sei comportato in modo responsabile e professionale dal principio alla fine e spero tu possa avere successo con il tuo prossimo progetto".
Sa tanto di malcelata lettera di licenziamento con referenze, ma tant'è, innegabile è che, qualunque cosa sia successa, la strana coppia Spielberg/Hooper ha consegnato ai posteri un capolavoro, un film essenziale nel riscrivere le coordinate del genere ad inizio anni ottanta, periodo fecondo e straordinario nella rilettura degli archetipi cinematografici. Se vampiri, licantropi e morti viventi erano già stati rivisitati e rianimati da Romero, Landis e Dante, per non parlare delle opere di Carpenter su teppisti violenti, assassini mascherati e lebbrosi vendicativi, la branca delle "Haunted Houses" aspettava di essere travolta da uno tsunami creativo che ne rileggesse le potenzialità espresse magistralmente da opere come "Gli Invasati" ("The Haunting", 1963) di Robert Wise e "Ballata Macabra" ("Burnt Offerings", 1976) di Dan Curtis, tanto per fare due nomi celebri nel mare magnum delle "case infestate".
Ci pensa il parto di Spielberg a rileggere/destrutturare un ciclo filmico in gran parte basato sulla dicotomia luce/ombra, sull'utilizzo del bianco e nero ("Old Dark House" e suoi epigoni) nel suggerire l'orrore soprannaturale e la natura malefica delle dimore, e sulla presenza di attori/icone dell'universo orrorifico a catalizzare l'attenzione dello spettatore. Inizia come un film che più spielberghiano non si può, "Poltergeist", in quella stessa suburbia in via di costruzione che si vedrà pure nel coevo "E.T. L'Extraterrestre", con la presentazione della famiglia Freeling, il padre Steve (il grande Craig T. Nelson), la madre Diane (Jobeth Williams), Dana (Dominique Dunne, la figlia maggiore), Robbie (Oliver Robins) e la piccola Carol Anne (Heather O'Rourke) nucleo familiare "giovane", in via di affermazione sociale (la classica piscina in giardino, simbolo edonista massimo per le famiglie della middle class americana) che vede crollare a poco a poco la stabilità acquisita in seguito a fenomeni bizzarri e incontrollabili. C'è qualcosa in casa. Le sedie si spostano da sole. Anzi, si impilano da sole sopra il tavolo. Il televisore manda strani segnali. L'albero nel giardino sembra dotato di vita propria e non si accontenta più di vegliare sulla famiglia come un vecchio totem. No. Vuole i bambini. La casa tutta vuole Carol Anne. "Quelli della televisione" vogliono Carol Anne.
La piccola, angelica Carol Anne (fu provinata pure Drew Barrymore, scartata in favore della O'Rourke, effettivamente perfetta per il ruolo, ma dirottata direttamente sul set di "E.T.") diventa la "merce di scambio" tra i vivi e i morti che cercano pace, sicuramente, ma soprattutto "rispetto", rispetto per la sacralità della morte, in un contesto sociale in cui non si guarda più in faccia nessuno, nemmeno ai cadaveri. La villa dei Freeling, nell'ottica del progetto edile portato avanti dall'immobiliare per cui lavora Steve, è stata costruita direttamente su un cimitero, senza aver tuttavia spostato i corpi, che intendono sfrattare i nuovi inquilini con tutti i mezzi possibili. La famiglia Freeling, sgomenta e devastata dalla scomparsa incomprensibile della bambina (splendida ancora oggi la scena dello sgabuzzino che risucchia al suo interno tutti i giocattoli e i mobili della stanza) si affida ad un gruppo di esperti del paranormale, guidati dalla Dottoressa Lesh (la bravissima Beatrice Straight) affinchè li guidi nel tentativo di recuperare la bambina e la proprietà stessa della casa, acquisita dopo lavoro e sacrifici.
Niente di più difficile. Il corpo morto del sociale non ha nessuna intenzione di abbandonare la legittima proprietà. E' necessario sporcarsi le mani. Tangina, la super-medium taglia small interpretata dalla grande Zelda Rubinstein di "Angoscia" (28 maggio 1933-27 gennaio 2010), costringerà la povera Diane a calarsi direttamente "nella casa" per recuperare la figlia. E qui, la maestria spielberghiana coadiuvata dai maghi del ILM di Dennis Muren e Richard Edlund, necessita di una standing-ovation perchè la sequenza del riscatto di Carol Anne è una delle più grandi mai girate in quel di Hollywood, ancora oggi credibile e coinvolgente, nonostante per gli effetti visivi furono usati dei semplici acquari colpiti da fasci di luce. Cinema puro, all'ennesima potenza. Madre e figlia risputate "dall'altra parte", coperte di una materia organica rossastra, quasi fossero state effettivamente partorite dalla casa, vengono portate da Steve dritte nella vasca con acqua calda, in modo che la seconda nascita (o rinascita) di Carol Anne possa realizzarsi.
Inutile dire che non finirà così facilmente. Il finale pirotecnico, veramente un tour de force di ritmo, effetti speciali visivi, montaggio virtuoso, vede lo "sfratto" vero e proprio condotto dalle bare con relativi inquilini che fuoriescono letteralmente dalle fondamenta della villa (senza contare la piscina in costruzione piena di fango e scheletri, veri secondo la testimonianza dell'effettista Craig Reardon) cacciando malamente i Freeling da Cuesta Verde. Non senza aver pure molestato la bella Diane in una scena esploitativa da sturbo, con la bellissima, stupenda, incommensurabile, stratosferica Jobeth Williams (una delle migliori attrici americane di sempre, ancora attiva, vista in "Il Grande Freddo", "Nessuno Ci Può Fermare" e "The Day After") sul letto con la sola maglietta rossa a coprirla, palpeggiata, strattonata, trascinata fin sul soffitto da mani invisibili.
Un capolavoro, di grande successo al botteghino (76.606.280 dollari), testimone della grande padronanza del genere horror cui godeva Spielberg, basti pensare al bellissimo episodio "Eyes" per "Night Gallery" (1969), serie Tv ideata da Rod Serling, per non parlare di "Duel" e "Lo Squalo", genere che forse non ha voluto affrontare "registicamente" per non compromettere troppo il suo successo di regista mainstream. Ma sono tutte questioni di lana caprina. "Poltergeist" è lì a dimostrarlo. Un film horror in piena regola, con una cura per i personaggi immediatamente riconducibile al tocco spielberghiano.
Il grande successo porta i produttori, ma non Spielberg, a investire su eventuali seguiti (che saranno effettivamente due "Poltergeist 2 - The Other Side", 1986 di Brian Gibson e "Poltergeist 3" 1988 di Gary Sherman, senza contare una serie televisiva omonima durata quattro stagioni dal 1996 al 1999) ma nello stesso tempo comincia farsi strada una leggenda metropolitana che vuole il film, o la saga tutta, legato ad una sorta di maledizione. Il motivo è presto detto e riguarda in primis la morte della bella Dominique Dunne, cioè Dana, la figlia maggiore nel film.
La Dunne, nata il 23 novembre 1959 a Santa Monica, è una giovane attrice proveniente da una buona famiglia (il fratello Griffin Dunne, è il famoso Jack di "Un Lupo Mannaro Americano a Londra" di Landis, tra le altre cose), con carriera promettente, ruoli nei serial "Fame", "Family", "C.H.I.P.S." e "Hill Street", che commette un solo grosso errore, quello di fidanzarsi nell'autunno dell' 81 con John Thomas Sweeney, chef presso il ristorante "Ma Maison". Il ragazzo dopo poco tempo interrompe l'idillio, palesadosi geloso, paranoico ma, soprattutto violento. In pratica la Dunne non può fare nulla senza incappare nelle ire del fidanzato. Da qui, progressivamente, la situazione precipita verso percosse e minacce (nella puntata di "Hill Street - Giorno e Notte" ["Hill Street Blues] l'attrice compare coperta di lividi ed ecchimosi "reali", tanto che per la scena prevista, in cui interpretava una donna guardacaso vittima di abusi, non si dovette ricorrere al trucco di scena) fino al 30 ottobre 1982. Dominique è stata scelta per interpretare il ruolo di Robin Maxwell nel serial "V-Visitors", per il quale ha già girato tutto il primo episodio e gran parte del secondo. Si trova a casa sua con David Packer, suo collega sul set della stessa serie. E' già separata da Sweeney, che l'aveva picchiata e quasi strangolata il 26 settembre. Alle 20.45 dello stesso giorno John Sweeney bussa alla porta della ragazza. Vuole riconciliarsi. Dominique esce per parlare con lui. Packer rimane in casa. Naturalmente la discussione degenera e Sweeney prende per il collo la ex-fidanzata lasciandola solo quando non dà più segni di vita. Trasportata in ospedale, i medici non possono che constatare la morte cerebrale. I genitori decidono di staccare i macchinari il giorno 4 novembre 1982.
Non è tutto. Julian Beck (31 maggio 1925-14 settembre 1985), straordinario attore fondatore del "Living Theatre", muore a causa di cancro allo stomaco, proprio poco dopo le riprese di "Poltergeist 2". Gettando così altro fuoco sulla presunta e farlocca maledizione.
Ma è con la morte della giovanissima Heather O' Rourke (la Carol Anne dei tre film) che si chiude il cerchio. Durante le riprese di "Poltergeist 3" la O'Rourke comincia a presentare i sintomi di quello che poi si concretizzerà nel morbo di Chron. Nel giugno del 1987, al termine delle riprese, sembra essere guarita. Va in vacanza con la famiglia, un viaggio itinerante tra Chicago, New Orleans e Orlando. Il 31 gennaio 1988, Heather dice di non sentirsi bene. Non riesce a tenere nulla nello stomaco. Il giorno 1 febbraio 1988 le dita della mano cominciano a farsi blu. Morirà per un'occlusione intestinale durante il trasporto in ambulanza alle 14:43 del pomeriggio.
Tra superstizione, leggenda e cinema. Rest in Peace.
Trivia da Wiki e IMDB
La scena in cui Marty immagina di strapparsi la carne dal volto fu l'ultima ad essere girata.Le mani sono quelle di Steven Spielberg.
La bistecca che si anima improvvisamente è una vera bistecca manovrata tramite fili da un tecnico nascosto sotto la scenografia.
La scena delle sedie sul tavolo fu girata in una sola ripresa, approfittando del movimento di macchina a seguire la Williams nel tinello, i tecnici posizionarono sulla tavola una piramide di sedie precedentemente assemblata.
La scena finale della casa risucchiata venne girata con un fedele riproduzione della villa alla quale vennero agganciati oltre cento fili ai vari punti della struttura. Fu poi azionato un aspiratore industriale al momento del ciak, tanto che in pochi secondi tutto fu girato. Per verificare la riuscita della sequenza fu necessario aspettare la stampa. Fortunatamente fu buona la prima.
Durante la scena del pupazzo, il giovane Oliver Robins rischiò il soffocamento. Spielberg se ne accorse solo all'ultimo momento, precipitandosi verso il bambino.
La piccola Heather O'Rourke si spaventò solamente durante la scena in cui veniva risucchiata nello sgabuzzino, attaccata alla spalliera del letto. Cadde per terra e si mise a piangere, consolata da Spielberg che le assicurò che non avrebbe più dovuto girare quella scena.
William Finley de "Il Fantasma del Palcoscenico" di De Palma, avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Martin Casella, Marty nel film, ma fu sostituito poco prima delle riprese.
Il film fu classificato "R" in prima istanza, ma i produttori riuscirono a cambiare la valutazione in "PG" (Parental Guidance), ai tempi non esistendo ancora il PG-13.
Nell'edizione 1997, 1999 della MGM e in quella Warner's Dvd del 2000, la sequenza dei crediti finali è diversa. Cominciano bruscamente 15 secondi prima, durante il carrello che chiude il film sulla stanza dell'Holiday Inn e la sequenza in cui appaiono è differente, cambiando pure il nome di Martin Casella in Marty Casella. The 25th Anniversary Dvd e BluRay ristabilisce la sequenza originale.
James Karen, grande caratterista americano (comparirà pure in "Il Ritorno dei Morti Viventi",1985 di Dan O'Bannon) compare nel ruolo di Mr. Teague, il principale di Steve Freeling.
Compare, non accreditato, nel ruolo dell'operaio che flirt con Dana in giardino, Sonny Landham, il Billy di "Predator", cha ha poi intrapreso la carriera politica come i compagni Jesse Ventura e Arnold Schwarzenegger.
Il regista Tobe Hooper sostiene di aver avuto esperienze con dei poltergeist quando era giovane. Durante la sua adolescenza, Hooper perse il padre, e dopo la sua morte Hooper aveva la sensazione di sentire "porte che si spalancavano, piatti che volavano per la casa, ed altri bizarri avvenimenti". Il regista commentò che questi avvenimenti sono stati la sua ispirazione per il film.
Nel 2002, in un episodio del documentario i Love 80's, la protagonista JoBeth Williams ha rivelato che la produzione utilizzò scheletri autentici per girare la scena finale nella piscina.
Craig Reardon, tecnico degli effetti speciali che lavorò al film, spiegò che all'epoca risultava più economico acquistare ed utilizzare scheletri autentici, piuttosto che scheletri di plastica, difficili da rendere realistici.
Sul set del film, molti si rivelarono turbati e impauriti all'idea che venissero utilizzati scheletri reali. Da questo episodio sarebbe sorta la convinzione che la pellicola fosse gravata da una sorta di "maledizione", destinata ad estendersi anche alle pellicole successive.
JoBeth Williams non era impaurita tanto dalla presenza degli scheletri, ma era piuttosto nervosa all'idea di dover lavorare nell'acqua, con molte luci elettriche tutto intorno. Steven Spielberg volle rassicurarla a suo modo, rimanendo a anch'egli in acqua durante le riprese: se una lampada fosse caduta, sarebbero morti fulminati entrambi.
Durante la sequenza in cui uno dei ricercatori, in preda alle allucinazioni, vede il proprio volto decomporsi orribilmente e poi infrange lo specchio con la propria testa, furono le mani dello stesso Spielberg a graffiare e lacerare la finta carne del manichino usato. L'attore che interpretò la scena, Martin Casella, era già stato assistente di Spielberg nel film I predatori dell'arca perduta, e lavorò in seguito nel film Used Cars di Robert Zemeckis, in cui Steven Spielberg figurava come produttore esecutivo.I location manager degli studios decisero su Roxbury Street, Simi Valley, California dopo essersi assicurati che questa possedesse tutti i requisiti. La casa era nuova e la terra dietro la strada era libera, permettendo l'accesso ad una gran quantità di camion degli studios. Gli studios non dissero ai residenti che la strada sarebbe stata usata per una produzione di Spielberg per evitare che chiedessero più soldi. Al contrario ad essi fu detto che si trattava di un B movie a basso costo, e come pagamento ai residenti della strada furono offerte progettazioni gratuite dei giardini all'ingresso. Le case, nuove di zecca, non avevano prato all'epoca così tutti i residenti accettarono. La prima casa sulla strada, che somigliava alla stessa nella quale vivevano i Freelings, era disabitata. Osservazioni ravvicinate suggerirono che nessuna progettazione fosse fatta li. La casa utilizzata nel film (4267 Roxbury) fu seriamente danneggiata da un terremoto nel 1994. Il garage fu distrutto dalle fondamenta, la strada di accesso dovette essere ricostruita, il muro sotto la finestra principale e il muro del giardino si mostravano cadenti e collassati. La bambola clown che tortura il giovane Robbie può essere vista al Planet Hollywood di Las Vegas.
Dominique Dunne ed Heather O'Rourke sono entrambe sepolte presso il Westwood Memorial Park a Westwood, Los Angeles.
Belushi
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