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Prendi le liste e scappa

Creato il 25 gennaio 2013 da Postpopuli @PostPopuli

di Alberto Giusti

Pre Scriptum: questo racconto è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, organizzazioni, luoghi, date, fatti e avvenimenti citati sono invenzioni dell’autore. Qualsiasi analogia con eventi, luoghi e persone è assolutamente casuale.

Domenica 20 gennaio, 11.00, ROMA

Screeeek! Una mercedes nero lucido entra sgommando a Palazzo Grazioli. La guardia in completo nero all’ingresso avverte nell’auricolare “Ce sta Nick”. Nella corte, dalla portiera posteriore, scende un uomo sulla cinquantina, completo nero, cravatta nera, occhiali rettangolari dalla montatura leggera, con sguardo deciso va alla portineria. “Voglio vedere Angelino” dice alla signora al front office, che sta parlando con qualcuno all’interfono. Il piano terra della residenza romana del Presidente, la domenica mattina, è praticamente deserto. “È su in ufficio” risponde lei “ma non vuole essere disturbato oggi”. “Me ne frego se non vuole essere disturbato!” Dice Nicola, e cammina lungo i corridoi silenziosi che risuonano dei tacchi dei suoi mocassini, verso l’ascensore, con la portinaia che intanto dice concitata qualcosa nell’interfono. Primo piano. Secondo piano. Blink! Le porte dell’ascensore si aprono sul corridoio degli uffici decentrati del partito. Fotocopiatrici in panne emettono lamenti che nemmeno le iene di Superquark, qualche funzionario sui trent’anni gira tra le stanze con mazzi di fogli, un tipo sui quaranta e una specie di modella in tailleur scherzano giocando a Ruzzle su un divanetto. Sulle pareti ci sono i poster di Forza Italia, sotto un orologio una foto della Boccassini piena di freccette. Dalla stanza in fondo si sente una voce a telefono, accento siciliano “Si si, vedrai che è tutto apposto, ventottesimo lì è buono… si, ti dico che è buono… tu pensa a fare come si deve e vedrai che passi… certamente… aspetta che ora ho da fare, ti richiamo” clic. Nicola è sulla porta, e con occhi di ghiaccio chiede ad Angelino “Cos’è questa storia? volete farmi fuori” “Ma no Nico’, lo sai, stiamo facendo rinnovamento, non sei mica l’unico… pensa che non si candida nemmeno Marcello, che credi, che noi ci stiamo bene?” “Non me ne sbatte un cazzo di Marcello! Aveva a dire meno cazzate ai giornalisti fuori dai tribunali!” “Via, calmati adesso, così non si può discutere” i due che giocavano a Ruzzle si affacciano alla porta, sentendo le urla “Io se sto fuori dal parlamento finisco in galera!” ma Angelino, gelido, risponde “Contiamo sulla tua innocenza, ti saremo accanto per tutto il processo”. Nicola non ce la fa più. Ne ha sentite troppe in questi giorni, in televisione, letto troppo sui giornali per non capire che vogliono farlo fuori. Si lancia verso Angelino e se non ci fosse la scrivania nel mezzo probabilmente gli metterebbe le mani al collo. Intanto, gli punta il dito in faccia “Ah, ma io vi rovino! Vi faccio perdere le elezioni!” “Ma cchì rovini tu!” i due iniziano a urlare, la modella sulla porta lancia un gridolino e il tizio sui 40 anni corre a separarli, premendo prima un pulsante sulla parete. In un minuto, un metro e 90 di muscoli e occhiali da sole compare accanto a Nicola. “Il signore è pregato di scendere”. Nicola, con un braccio prigioniere del quarantenne, si volta, vede la muraglia umana, capisce che qui ha finito, torna a guardare Angelino e dice con un risolino “Non è finita qui”. Si ricompone, mette a posto la giacca e gli occhiali, recupera la valigetta scagliata su una poltrona, e si avvia al piano di sotto.

Quando esce, Angelino va alla finestra. Guarda di sotto nella corte, sente la portiera della Mercedes nera sbattere e la vede partire a razzo, rischiando di perdere uno specchietto nella strettoia per uscire dal palazzo. Arriva alla scrivania e si lascia cadere sulla poltrona da ufficio di pelle marrone. Apre un cassetto della scrivania e prende una bottiglia di limoncello fatto in casa, dall’odore forte, di un giallo intenso, e un bicchiere. Ne riempie metà e lo butta giù in un colpo, strizzando gli occhi. “Madonna mia”.

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Lunedì 21 gennaio, ore 18, NAPOLI

Il sole è tramontato a Napoli, e anche il debole rossore del golfo si è ormai spento. La Mercedes nera accosta lentamente di fronte all’Hotel illuminato a giorno, trova un buco in mezzo alle auto blu e scansa gli autisti in combriccola a fumare. Nicola scende e con passo leggero si avvia nell’albergo, la ventiquattrore in mano. Dentro un fiume di gente che entra e che esce, cartelli che indicano dove si fa cosa. Non guarda in faccia nessuno camminando, sente qualche battuta e qualche risata alle sue spalle, ma non si volta. Cammina come in trance, vede giovanotti matita in bocca e Ipad alla mano, gente che corre al telefono, un megaschermo è acceso su Skytg24, e sente dire il suo nome. Ma non si ferma.

Arriva nel corridoio del partito. Stanze si aprono sulla destra e sulla sinistra, c’è un gran daffare, carta ovunque, computer, prese di corrente inghiottite dai caricabatterie dei cellulari. In fondo, un ufficio pieno di fumo e di parole. Arriva sulla soglia e guarda dritto di fronte a sé. Ci sono Denis e Francesco, che girano profili su Facebook. Il primo fa polemica “ma guarda che profilo c’hanno questi… ci tocca fare un lavoro enorme… t’immagini se qualcuno tra qualche giorno va a controllare questo icchè scrive” Francesco schiaccia la sigaretta nel posacenere e gli risponde “aho, ma stai tranquillo… il grosso è oggi… tanto è persa, e i nostri mica vanno a guardare queste cose. Che ce sbatte de internet, basta che portino voti”. Un giovane, vicino a loro con le mani dietro la schiena, sorride mentre li ascolta adorante.

Appena vedono Nicola, cala il silenzio. I due su Facebook guardano il nuovo arrivato con uno sguardo duro. Il giovane lì vicino sembra imbarazzatissimo, cerca di guardare da un’altra parte.

Denis rompe il ghiaccio. “Ciao, Nicola”. E lui, lentamente “allora, sono fuori.” “Si Nicola, ci dispiace. Ordini del capo. Non possiamo farci niente. Lo sai anche tu che vuol dire. Ha deciso lui, dopo essere rimasto chiuso due ore in una stanza con la sua nuova tipa dei sondaggi. Non so che gli abbia fatto per fargli prendere una decisione del genere” Francesco lo interrompe, tirando fuori un’altra sigaretta “ma ora è così, e noi non ci possiamo fare niente. Anzi, stiamo per consegnare tutto. Vero, Gaetano?” “sì signore,  è tutto pronto” risponde al giovane nervoso, che  torcendosi le mani dietro la schiena ha un guizzo verso una corposa cartellina blu, poggiata su una sedia a lato della porta. Nicola vede il guizzo. Sposta lo sguardo. Vede la cartellina. Si volta e guarda i due al computer come stordito. Poi si scuote “ok, ok. Ero solo passato per vedere se andava tutto bene. Ci vediamo” Denis e Francesco si guardano un attimo fra loro, un po’ stupiti. Francesco guarda Nicola e risponde “ok, Francesco. Ci sentiamo presto, d’accordo?” Nicola lo guarda. Strizza gli occhi. Lancia la ventiquattrore nera al giovane. Si china verso la sedia con la cartellina. Denis e Francesco strabuzzano gli occhi. Il giovane si lancia verso la sedia. Prende la valigetta nello stomaco e cade a terra. Francesco inciampa nei cavi del computer e finisce per terra, e Denis rischia di finirgli addosso. Nicola afferra la cartellina blu, si volta verso il corridoio, si lancia in corsa come avesse 15 anni, prende le scale per fare prima, le fa a ritmi olimpionici, urta un paio di stangone che controllano il trucco su un pianerottolo, arriva all’uscita correndo e qualcuno lo guarda strano. Si infila in macchina “parti parti parti! A Casale!” l’autista ingrana la marcia, mette la sirena e parte a razzo, la Mercedes sgomma sull’asfalto napoletano rischiando di investire un paio di turisti asiatici. Passano pochi secondi e sulla porta compare Denis, la camicia fuori dai pantaloni e grida ansimante “Ciccio, monta in macchina!” Uno degli autisti lancia la sigaretta nel tombino, cerca le chiavi in tasca, gli cadono, le raccoglie a fatica per la pancia, monta sull’Audi A8 e mette in moto il bolide. Denis monta in macchina e arriva anche Francesco, senza una scarpa e senza giacca, e si butta sui sedili posteriori urlando “parti cazzo, parti!” Ciccio dà gas e il bestione si lancia, lampeggiante acceso e a sirene spiegate, nelle strade napoletane dell’ora di punta. I due macchinoni si inseguono sulla mezzana delle carreggiate, contesa con i tassisti che via via si fanno da parte. “dai cazzo, sta per prendere l’autostrada” grida Denis. Ma la Mercedes va troppo veloce. “Cazzo, chiama subito Silvio!” dice Francesco. Denis prende l’Iphone5 dal taschino, litiga col touchscreen, apre le chiamate recenti. Sarah, Luise, Natasha… Silvio. Chiama. Tu… Tu… Tu… Clic. Ma non risponde Silvio. Dall’altra parte del telefono, una voce risponde come dall’oltretomba. “proonto”. È Gianni. “Gianni cavolo, menomale ci sei tu. È successo un casino! Quello stronzo di Nicola è impazzito, si è preso le liste!”. Dall’altra parte, per un attimo, il silenzio. Poi, la voce glaciale risponde annoiata “cretini. Tornate indietro. Avete tempo fino alle 8. Fate rifirmare tutti” “tutti??? e come faccio a rintracciarli tutti adesso! Alle 6 del pomeriggio! A Napoli!” “stai tranquillo, sono sicuro che sono tutti lì” clic. Denis grida a Francesco “Gianni è impazzito! Ha detto di richiamarli tutti a firmare! E come facciamo a richiamarli tutti?!” Francesco si mette le mani nei (pochi) capelli per qualche secondo, poi esclama “ma Gianni è un genio!” prende il BB Bold dai pantaloni e fa una telefonata. “ma chi stai chiamando??” gli chiede Denis. Francesco gli fa segno di stare zitto e inizia a sorridere “pronto, Maaraaaa! Come stai? Dove sei cara? Ah, sei lì sotto, bene, bene, e ci sono tutti? ah, fate un aperitivo per festeggiare, ho capito… prendimi un Martini che ora arrivo… tutti lì intorno a te eh, bene bene… senti, allora mi potresti fare un favore, sai, Nicola si è preso le liste… sì, proprio le liste… sì, quelle dove ci sei te e tutti gli altri…” Francesco passa qualche secondo in silenzio, mentre perfino Denis sente un gran casino dall’altro lato del telefono, probabilmente dopo la novità annunciata da Mara “pronto Mara, ascolta, mi senti? Andate su in albergo, il mio computer è acceso, dovrebbe esserci aperta la cartella dei file del Ministero, ristampa le liste e fai rifirmare a tutti, ok? Anzi, fai firmare a tutti 2 copie, ok? Si si, tu puoi firmare anche tre volte se vuoi. Si si, vai pure, ci vediamo tra poco” clic.

Denis e Francesco si guardano. Denis si volta verso Ciccio. “Fai inversione. E fermati al primo bar che trovi, devo andare in bagno. Me la sono quasi fatta addosso.”


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